Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino — 4.1883

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balzate a punzoni, precisamente come le guarnizioni dei
canapè dei nostri imparruccati bisavoli, guarniscono piegati
ad angolo, gli spigoli contornanti il coperchio, L'inzeppa-
mento di questi insignificanti accessori, dà forte sospetto di
posteriori innovazioni, come ne sono fuori dubbio le due
maniglie in ferro di rozzissimo lavoro infisse nei fianchi, e
che direbbonsi tolte da un vecchio baule del guard'arnese.

Il piccolo scudetto blasonico teste menzionato potrebbe
supporsi appartenere alla famiglia Bicheri, giacche non pare
antico quello attribuitogli dei tre bicchieri; ovvero alla fa-
miglia dell'Àb. Malleto, il quale, come si ricava dalla per-
gamena trovata entro la cassa, si dichiara autore dell'im-
muramento della cassa del prezioso deposito in essa ri-
posto (i). Però il preteso leoncino rampante in campo tur-
chino, e colla coda rigonfia, appunto per questo distintivo
è da vari tenuto per un leopardo, animale ripetuto, e solo
ed a tre di essi su altri degli stemmi esistenti. Chi li ritiene
per leoni li attribuisce alla casa di Svevia, stipite degli
Hohenstauffen.

Fin qui le osservazioni sulla maggiore, o minore assimi-
lazione delle casse indicate, dappoiché perfettamente iden-
tiche nei particolari di fabbricazione, elleno sono ritenute
da tutti i conoscitori per opere e smalti di Limoges. Ve-
diamo ora di rintracciarne la provenienza, e l'epoca.

La cassa B fu, anni sono, illustrata dal dott. Bock. Vuole
egli che queste casse servissero a deporvi le divise reali degli
imperatori germanici, e che dopo aver servito alla loro so-
lenne incoronazione rimanessero alle sagrestie, le quali le
utilizzavano per riporvi reliquie, e portarle nelle proces-

si La citata pergamena è riportata nei già citati Cenni Storici
redatti dal conte Carlo Em. Mella.
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