Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino — 4.1883

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archeologia e eelle arti

14. Lapide sepolcrale (alta m. 0,85, larga m. 0,55), che si
conserva infissa nel muro di una cappella a Burolo nel cir-
condario di Ivrea.

I1IOCOBASILISVRIIN1E
COTIATORI • QVIXIT
PLVSMENVS A N. •.
DE VICO ATA RCA
SVB DI El [NOVE]M B
RIS DOM NOSTRO
VALENTINO AGVSTO
ET ANATOLIO VER
OC•CON

Tav. XX, n. 14, da.una impronta in carta, ottenuta per
cura del cav. Felice Boratti, sulla quale e stata, come me-
glio potevasi, fatta la fotografia. La forma delle lettere, legger-
mente incise con una punta, è molto scadente, e quale po-
tevasi aspettare da una mano dell'anno 440 dell'era nostra,
attestato dal consolato di Valentiniano Augusto e di Ana-
tolto. La inserì il Mommsen nella raccolta epigrafica del
Piemonte (1) da un calco che gli parve non satis bene factum,
e che gli fu causa d'inesattezze nella trascrizione. La ia
linea, molto incerta, non consente la restituzione del Mom-
msen h[oc) loco Basili{us), cui male si accorda la qualifica
negotiatori. Sconosciuto è il vicus Atarca, ove visse od ebbe
i natali il negoziante di cui parla la iscrizione. Gli anni non
sono chiaramente indicati. Voglionsi notare le forme menus -
minus, veroc;= viro diàrissimo, Valentino per Valentiniano,
Agusto per Augusto, e la compendiata scrittura in QVIX IT -
qui vixit, e DOMNOSTRO = domino nostro.

(1) Inscripliones Galliae Cisalpinae latinae (pars posterior, pag. 754,
n. 6812.
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