Braun, Emil  ; Gruner, Ludwig   [Ill.]; Friedrich Wilhelm <IV., Preußen, König>   [Gefeierte Pers.]
Il laberinto di Porsenna comparato coi sepolcri di Poggio-Gajella ultimamente dissotterrati nel agro Clusino — Rom, 1840

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-L* noto che il sepolcro di Porsenna deve la molta sua rinomanza ad una breve notizia, la quale ci è pervenuta soltanto
per una relazione di Plinio: nondimeno non sarà forse miracolo d'arte, di cui sieno rimase manifeste traccie, che abbia
saputo attrarre altrettanto l'attenzione del colto pubblico. E quella speciale tendenza non è stata nemmeno diminuita di
molto dopoché uomini sommi per sapere e per critica, siccome Niebuhr e Letronne, hanno dichiarato il racconto varro-
niano, che presso Plinio riportato si legge, per una favola , frutto delle millanterie degli Etruschi.

Dall'altro canto non v'ha mancanza di eruditi archeologi che si sono ingegnati di riprodurre , sulle basi di quel rac-
conto , il mausoleo del Lar di Clusium : fra' quali merita sicuramente il primo posto il tentativo del duca di Luynes,
siccome opera di personaggio e sapiente e artista, che riuscì a riprodurre un monumento il quale ognuno, che per poco
si conosca di cose etnische , non potrà per etrusco non riconoscere. Un cotal fatto è di grave conseguenza : perciocché
in ogni caso ne vien dimostrato che la descrizione conservataci da Plinio non è esclusivamente il risultato di fantastica
esagerazione, ma anzi le parole da lui trascritte accennano ad un'opera architettonica, la di cui magnificenza tutt'al più
si trova ingrandita all'avvenante in quelle tradizioni.

Sarà forse sempre mai vana la speranza di ottenere qualche definitivo risultato intorno questo punto. Ognuno sà che
il più picciol frammento dice più che la più specificata descrizione, e tutta l'Etruria non offre avanzo di alcuna con-
siderazione che possa darci una qualche benché lontana idea di cotale edifizio. Nel Lazio soltanto ci rimane frai sepolcri,
di cui si conservano adorne le grandi strade dei Romani, un monumento , il quale con tutto il dritto è stato chiamato
in confronto. Dico la volgarmente appellata tomba degli Orazj e Curiazj presso Albano, la quale, benché sia decisamente
romana , pure ci offre l'unico ed il più valido appoggio per intendere in un certo modo il racconto varroniano.

È cosa quasi strana che veruno di quei dotti, che si sono occupati su tale materia, non abbia mai fatto ricerca, se
del laberinto, di cui Plinio parla ed in occasione del quale egli riferisce il passo di Varrone, nelle vicinanze di Clusium
si sia trovata traccia. Certo si è che il sepolcro di Porsenna da Plinio non viene mentovato per nessun'altra cagione che
ad esempio di laberinto. E il vero che la sterminata descrizione del mausoleo di Porsenna, che è riportato nel novero dei
quattro principali laberinti, fà scordare poi il motivo per cui ivi se ne parla : ma difficilmente potrà dubitarsi che fralle
collettanee di Plinio il passo di Varrone, di cui egli avea preso copia, non si trovasse sotto la voce: labyrinthus.

Ora pare che cotal laberinto sia stato cosa straordinaria immaginata dalla immensa superbia del rè Porsenna: poiché
di simile costume non si trova, almeno frai numerosi sepolcreti che quasi sotto gli occhj dell' Instituto furono aperti nel
corso degli ultimi tré lustri, esempio veruno. Però se oggi si scoprisse un vasto sotterraneo, il quale connettesse copiose
celle o sale mediante tortuose ed aggirate vie, avremmo qualche probabilità che questo fosse il monumento il quale
avesse dato materia ai favolosi racconti degli antichi Etruschi. E in realtà un tumulo de' cosiffatti si è scoperto negli
scavi diretti con laudevole zelo del nobile sig. Pietro Bonci-Casuccini, il quale non si stanca mai di rivendicare alla sua
patria, alla capitale di Porsenna, tanta parte quanta gli è possibile della antica gloria e dello splendore dei prischi tempi.
Nel seno di una collina di considerevole circuito, chiamata Poggio Gaietta, che s'erge fra' due laghi della sottoposta
pianura, vuo' dire quello di Chiusi e l'altro di Monte Pulciano, fù aperta avventuratamente non tenue porzione di vasto
sepolcreto , il quale a quattro diversi piani occupa quasi tutto l'interno del masso, onde talmente egli è crivellato che
può chiamarsi una foggia di laberinto. Più che con parole possa esprimersi, dimostrerà un solo colpo d'occhio portato
sulle varie piante, che oggi sono qui sottoposte al pubblico esame. Richiama avanti tutto la nostra attenzione la grande
sala rotonda, la di cui volta è sorretta da grosso pilastro, e da cui partendo diversi cuniculi s'internano nel vivo sasso,
per dare accesso ad altre sotterranee camere di non minore estensione. Devo confessare che quando io per la prima
volta e senza essere ammaestrato di qual foggia di luogo si trattasse, mi vi trovai dentro , non potei far a meno di non
rammemorare il famoso laberinto da Plinio accennato.

Non mi fù concesso di rilevare una giusta idea della natura e della vasta estensione di quella sotterranea città di
defunti, parte per ristrettezza di tempo , parte per incapacità delle pratiche a tal'uopo necessarie. Però comunicai la mia
idea al sig. Ludovico Gruner, che avea a compagno di viaggio, il quale, per essere allora inteso ad altri lavori dell' Instituto,
nemmeno potè vedere sì rilevante locale. Io mi persuado che alla mia semplice relazione veruno avrebbe prestato intera
fede e per tal riguardo forse neppur oggi ardirei di muovere parola intorno V importante scoperta, se il raro zelo ed il
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