Braun, Emil  ; Gruner, Ludwig   [Ill.]; Friedrich Wilhelm <IV., Preußen, König>   [Gefeierte Pers.]
Il laberinto di Porsenna comparato coi sepolcri di Poggio-Gajella ultimamente dissotterrati nel agro Clusino — Rom, 1840

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non mai bastantemente encomiato amore della scienza, che adorna quel valente artista nostro amico, non avesse, in oc-
casione d'altra gita fatta a Chiusi, preso spontaneamente sopra di sè il grave carico di togliere una accurata e ritagliata
pianta di quanto per ora è dissotterrato. Egli di più non contentossi a ciò solamente, chè anzi volle eziandio notare gli
oggetti che nelle diverse camere furono rinvenuti ; nella quale impresa gli giovò di non poco la cortese assistenza del
rev. sig. D. Luigi Dei, giovane sacerdote che gareggia coi venerandi suoi maestri, sigg. carni. Pasquini e Mazzetti, in amore
per le patrie antichità ed in ogni maniera di cortesie, massimamente versoi forestieri che visitano quell'antichissima città.

Ho creduto opportuno di comunicare il rapporto del sig. Gruner separatamente senza infrascarlo dei miei discorsi ;
imperciocché sarà questo bastevole certamente a chi vorrà fare ulteriori studj sopra cotali materie. M'astengo pure di
spingere troppo oltre le mie ricerche, attesoché in questo momento, dove certamente più della metà dei sepolcri rinchiusi
in quella collina resta ancora ingombrata, non si può peranche arrivare senza tema d'abbaglio a definitivi risultati. Dirò
soltanto che se il nostro sepolcreto pur non avesse nulla che fare col laberinto additato da Plinio , sempre sarà una delle
tombe le più estese che si conoscano nell'antica Etruria e che più ch'altra mai ci porga alcun lume sulla sussistenza di
sepolcri magnifici sopra ogni dire. Si potrà anche aggiungere la proposizione che siffatto locale indubitatamente ha appar-
tenuto a gente doviziosa e distinta assai, forse alla stessa famiglia dei Lari di Clusium. In ogni modo la scoperta di sì
cospicuo monumento costringerà i critici ad essere più riservati nel dichiarare per favoloso senz' altro, tutto ciò che per
difetto di manifeste testimonianze ci pare strano e talvolta appena credibile.

Per dare una idea dello splendore e della ricchezza , di cui siffatti sotterranei in antico faceano pompa accanto ai
mortali avanzi dei defunti, ho scelto il cospicuo vaso ( Tav. V ) , che ritrae il Giudizio di Paride in modo tanto nuovo
quanto grazioso e che fù rinvenuto nel locale lett. aa. tav. Ili, insieme con altra preziosa roba , di cui il ridetto signor
Gruner ha preso un accurato inventario colla indicazione dei siti di ritrovamento. Lo stile con ch'egli è dipinto a rosse
figure sopra nero fondo, certamente non ricorda i tempi di Porsenna, ma anzi è parlante testimonio che, quando anche
il sepolcreto avesse sì rimota origine, pel tratto di molti secoli egli ebbe servito di sepolcro alla famiglia reale di Clusium.

Il vaso è una magnifica idria e ritrae il noto momento in cui Mercurio propone al pastorello la fatale quistione
nata fra Minerva, Giunone e Venere intorno il pomo della Discordia. Paride stà secondo il solito seduto ; le greggie
cui intendeva sono accennate pel toro e pel veltro guardiano, che a basso vedonsi coricati ; ma in luogo del pedo che
distingue il pastore , ei tiene una coppia di lancie in mano. Dietro Mercurio stà la figliuola di Giove armata di tutto
punto e superba della innata sua maschia virtù; dall'altro canto dopo Paride compariscono le dee rivali, Giunone e Venere,
ambedue distinte da corona e da scettro. Fin qui non si trova verun cenno della gara che colà chiamava le dive, tutte
e tré cupide del vanto di bellezza. Sono le figure accessorie che spiegano il vero senso della scena trattata, e però
dovremo dirigere i nostri sguardi sopra queste principalmente.

Dalla parte d'Afrodite, anzi immediatamente dopo le di lei spalle, scorgesi nel vano che resta frai punti d'appoggio
del manico, un Amore i di cui tratti sono pieni di grazia. Egli è inteso a voler torcere la volontà di Paride non che
dalle cose magnifiche che a lui promette Minerva se a di lei favore volga il giudizio, ma dalla Ninfa eziandio colla
quale egli passò già i beati giorni del primo suo amore, dico dalla infelice Oenone, che appunto da quella parte dietro
il suddetto Erote si trova collocata.

Siccome Venere col suo corteggio occupa un lato della composizione quasi esclusivamente, così sull' altro domina
Minerva col suo seguito: chè non di rado il Giudizio di Paride è stato trattato in senso analogo come la favola che pone
Ercole al bivio; cioè sapienza e valore che promettono eterna gloria da un canto, e dall'altro voluttà e piaceri con grave
danno in seguito. Simile contrapposto non è stato nemmeno interamente obbliato nel superbo bassorilievo di Villa ludovisi,
la di cui compiuta conoscenza fù non ha guari preparata con nobile cura dall' illustre suo possessore, S. E. il principe
di Piombino , il quale ne fece trarre accuratissimo disegno in prò' dell' Instituto, fin dal tempo del Winckelmann in vano
desiderato. Questo marmo è vero non mette il figliuolo di Priamo fra Venere e Minerva, ma anzi fra Oenone, la quale
egli avea giurato di amare fedelmente per sempre, e fra Venere, che cerca di adescare il suo cuore con novelle passioni.

Dietro a Minerva nel nostro vaso comparisce un eroico personaggio, il quale conscio della propria bravura e virtù
non mostra meno superbo aspetto che la figliuola di Giove. Veste costume asiatico e corrispondente in tutte le parti a
quello di Paride, con la differenza soltanto che in questi si mostra effeminata acconciatura, nel suo compagno d'arme
prodezza e imponente splendore. E chiaro ch'egli è come a dire il Patroclo di Paride, mentre il figliuolo di Priamo dagli
antichi stessi vien considerato siccome l'opposito d'Achille, e però Alessandro il Grande non desiderava di vedere la lira
di Paride che in Troia si pretendeva di aver conservato, ma bensì quella d'Achille. Ma chi è mai il compagno di Paride?
Io dico nessun altro che Ettore stesso che colla mollizie del suo fratello forma il più evidente e prossimo contrapposto.
La Vittoria lo segue di presso e così trovansi brevemente ma con sugosi cenni significati i doni che retribuisce il valore
e gli immortali onori che reca una gloriosa vita e di che Paride sarebbe stato favorito se prendendo a seguire gli am-
maestramenti di Minerva non avesse ascoltato di preferenza le lusinghe di Venere.

La forma della nostra stoviglia è particolarmente dedicata alle occupazioni muliebri. Le idrie , cioè i vasi con cui le
donzelle attingeano acqua alle fontane , sono senza eccezione effigiate in questo modo , mentrechè gli uomini per portar
acqua servonsi d'un'anfora aguzza, secondo può verificarsi per numerosi esempj. Così pur il nostro vaso pare abbia avuto
simile uso ed il soggetto di bellezza contrastata ivi espresso ci conviene a meraviglia. L'allusione ai maschj onori della
palestra e della guerra non riesce nemmeno nuova, anzi ne sono frequenti analoghi esempj : chè le femmine d'alta mente
più si piacciono d'uomini dotati di prodezza di quello che degl' imbelli.
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