Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 2.1896

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Per quel che concerne il ritratto dell'uomo malinconico e malaticcio di Galleria Doria,
l'opinione che abbia a rappresentare il pittore è a ritenersi erronea, non foss'altro perchè
deve appartenere ad un tempo della sua vita in cui egli era assai più avanti negli anni,
di quel che fosse il soggetto ivi rappresentato, nell'età, come vi è segnato, di 37 anni.

Bisognerà pertanto contentarsi a metterlo nel numero di tanti personaggi ignoti a
noi, ma che al loro tempo, a giudicare dai volti vivi ed espressivi, avranno avuto, ciascuno
a modo suo, qualche lato notevole e fornito ad ogni modo all'artista qualche speciale consi-
derazione psicologica da svolgere.

Appartengono indubbiamente all'epoca bergamasca del Lotto le due brillanti tele, l'una
di soggetto allegorico, esposta tuttora nel casino Rospigliosi; l'altra, esprimente il mistico
sposalizio di Santa Caterina, già nel Quirinale, datata del 1524. L'entusiasmo col quale
vengono partitamente descritti dal critico alemanno è pienamente giustificato dalle qualità
di originalità e di vita onde sono improntate.

Dove si trovi ora la seconda di dette opere, che lo scrivente vide pure nel palazzo di
Monte Cavallo, con grande soddisfazione, prima che vi s'insediasse il nuovo potere, è cosa
generalmente ignorata; « nè vi sarebbe da meravigliarsi (soggiunge il Lermolieff col suo
abituale pessimismo pur troppo non ingiustificato) che in grazia della suprema indifferenza
in materia d'arte, quale regna in Italia tanto nelle sfere superiori, quanto nelle inferiori
del regime costituzionale, anche questo quadro, in un modo o nell'altro, dovesse essere
scomparso ».

III.

Mentre dunque dal fin qui detto s'intende che è riescita vana qualsiasi ricerca di opere
d'arte del nostro pittore, da ritenersi con sicurezza del tempo della sua dimora in Roma,
merita considerazione la circostanza, bene avvertita dal Berenson, che nelle opere poste-
riori dell'artista si riscontrano molteplici indizi d'impressioni da lui direttamente ricevute
alla presenza delle sublimi opere di Raffaello, eseguite sotto il pontificato di Giulio II.

Infatti, nel primo quadro datato che troviamo in Jesi, nelle Marche, rappresentante la
Deposizione di N. S. nef sepolcro, dove si legge il nome dell'autore e il millesimo 1512,
ben s'intende che egli aveva dovuto osservare in Yaticano le mirabili creazioni dell'Urbi-
nate. Certi angioletti posti in alto, attorno alla nube che contiene il monogramma di Cristo,
nella centinatura della tavola di Jesi, eseguita pei' un altare della chiesa di San Floriano,
e negli atteggiamenti e nel tondeggiare delle membra ricordano vivamente quelli tanto
belli ed ispirati che si osservano nella parte alta del grande affresco della Disputa del
SS. Sacramento nella camera della Segnatura.

Intorno a quel tempo il Lotto deve essere stato una seconda volta a Recanati ed avervi
eseguito alcune opere a fresco e in tavola, nelle quali fanno capolino del pari le remini-
scenze portate dal Yaticano, nel tempo stesso ch'egli conserva il carattere suo proprio, il
suo modo d'intendere le forme e di esprimersi, con una enfasi che trabocca spesso inatti
dimostrativi eccedenti la giusta misura, tanto insita invece al naturale ben equilibrato del
divino maestro, col quale ebbe a trovarsi a contatto. Un piccolo San Giacomo pellegrino,
avviato sul suo cammino, tavoletta alta non più di 20 centimetri e larga 14, di armonico
e succoso colorito, gelosamente conservata dalla Confraternita omonima, una pala rappre-
sentante la Trasfigurazione, e l'imagine di San Yincenzo Ferrer, eseguita a fresco sopra

centim. 55, largo 43), potrebbe essere per avventura
quello veduto A&WAnonimo (Marc. Ant. Michiel) in casa
di Domenico del Cornelio a Bergamo.

Un altro San Girolamo infine, di Lorenzo Lotto, se-

Arehivio storico dell'Arte, Serie 2", Anno II, fase. I-II.

condo quanto ci comunicò recentemente per lettera il
signor Berenson, si troverebbe nella Galleria del si-
gnor Cons. Weber ad Amburgo, quivi registrato sotto
il n. 83, come opera della scuola fiorentina del xvi secolo.

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