Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 2.1896

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che si capisce l'esserlo stato recentemente richia-
mato pel maestro di Leonardo. Finalmente lo Strzy-
arowski esamina anche il Cristo risorto, attribuito

o '

a Leonardo, nel Museo di Berlino, quadro che gli
pare aver avuto origine, colla partecipazione di
questi, nella bottega del Yerrocchio.

II dott. E. Steinmann in un suo articolo tratta
dell'affresco nella Cappella Sistina, che raffigura il
transito degli Ebrei pel mare rosso {Ber Durchzug
durchs rote Mee in der sixt.nischen Kapelìe). Non
approva l'opinione dello Schmarsow, che iti oppo-
sizione coll'attribuzioue, finora generalmente accet-
tata, a Cosimo Rosselli e suoi allievi, propende a
veder nella parte destra dell'affresco col transito
proprio la scuola del Ghirlandaio; consente, invece
con lui nell'attribuire la parte sinistra col gruppo
di guerrieri, donne e sacerdoti schierati intorno a
Mose al pennello di Piero di Cosimo.

E, per corroborare quest'attribuzione, oltre al
richiamarsi all'opinione analoga del prof. Venturi,
egli fa il raffronto stilistico con le opere autenti-
che del maestro, raffronto che riesce affatto a fa-
vore della sua tesi. Partendo poi da una notizia
del Vasari, che dice aver Piero negli affreschi della
Sistina, da lui eseguiti insieme col suo maestro Co-
simo, ritratto molte celebrità contemporanee, fra
cui Virgilio Orsini e Roberto Malatesta (il Vasari
dice, per errore, Roberto Sanseverino), riesce ad
identificare nel gruppo intorno a Mose i ritratti
di questi personaggi, e, inoltre, anche quello di
Piero stesso, dipinto in un abito che lo Steinmann,
giacche si ripete in lutti i ritratti che i pittori
degli affreschi nella Sistina lasciarono da loro stessi
in queste loro opere, vorrebbe essere appunto quello
ingiunto dal Papa ai membri dell'Accademia di
S. Luca, istituita da lui nel 1478. E di più, dalla
presenza nell'affresco in discorso dei due coman-
danti dell'esercito papale nella vittoriosa battaglia
di Campo Morto contro Alfonso di Calabria (22 ago-
sto 1482), egli inferisce essere rappresentata nella
parte destra appunto la sconfitta dei Napoletani in
modo simbolico sotto l'immagine del transito pel
Mar Rosso. Per questa supposizione lo Steinmann
adduce vari argomenti, fra cui il più stringente ci
parve quello che, mentre in tutti gli altri affreschi
è strettamente serbato il principio tipologico (se-
condo il quale, a ogni rappresentazione presa dal
vecchio Testamento, viene contrapposta sulla pa-
rete dirimpetto una scena dell'Evangelio che le si
connette e forma quasi l'adempimento della pro-
messa, fatta dalla fede antica, per la fede nuova),

esso principio non si può rintracciare fra la com-
posizione in discorso e la Vocazione degli apostoli,
che le sta dirimpetto. Invece la scena che le avrebbe
corrisposto nella storia della fede antica, cioè la
Vocazione di Mose, si trova raffigurata con altre
sei (numero straordinario di accumulazione di scene
in un solo affresco) nella composizione del Botti-
celli, attigua alla nostra. Tutto ciò si spiega se,
con lo Steinmann, supponiamo l'essere stato per
ordine espresso del Papa, che volle immortalizzato
l'avvenimento politico più fausto del suo reggimento
sulle pareti della sua cappella privata, intercalata
la rappresentazione della battaglia di Campo Morto
nella serie degli altri affreschi, appunto quando si
era nel mezzo lavoro della loro esecuzione, il che
naturalmente non potò esser effettuato senza de-
trimento pel carattere unitario di tutto il ciclo e
per l'equilibrio fra il numero delle scene accumu-
late in ogni singolo affresco (vedi più sopra). Così
si spiegano diverse particolarità, che altrimenti, in
una raffigurazione del Transito, parrebbero strane,
per esempio la pioggia che si versa a dirotta sugli
Ebrei, di cui non si fa menzione nelle sacre storie,
ma che si sa aver cagionato a Campo Morto l'esito
favorevole per l'esercito papale; 1'. stia e il calice
nelle mani di due dei compagni di Mosè, che non
hanno nulla da fare in una rappresentazione del
Transito, sono invece al loro posto dove si trattava
della glorificazione della vittoria delia causa giusta
della Chiesa. E che non vediamo ritratti il duca
Alfonso e i suoi generali nelle persone di Faraone
e dei suoi seguaci, ciò si spiega come segno di
savia moderazione da parte di papa Sisto, ritenendo
egli poco convenevole di far raffigurare il figlio ed
erede del potente re di Napoli sotto la immagine
di Faraone annegato nello onde.

Adolfo Goldschmidt (Die Favai o, des Komgs lìo-
ger von Sìcilien) ricostituisce dalle notizie di scrit-
tori contemporanei e posteriori, e dagli avanzi esi-
stenti, la immagine della Favara, palazzo e luogo
di delizie costrutto intorno al 1158 nelle vicinanze
di Palermo da re Ruggiero. Ora, le sue mura su-
perstiti sono occupate da casupole dei paesani; ne
resta però abbastanza da poterne reintegrare la
pianta dell'edilizio, e almeno nei tratti essenziali
anche il suo prospetto esterno. Era una di quelle
costruzioni di stile arabo-normanno, di cui nella
Cuba e Ziza ci sono rimasti ben conservati esempi.
Anche sotto i successori di Ruggiero, la Favara,
coi suoi giardini e piantagioni di palme, si conservò
intatta, finche, nelle guerre fra gli Aragonesi e gli
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