Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 3.1897

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LA CHIUSA. DLL SANTO SEPOLCRO IN MILANO

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laterali, sovra ]e quali caminavano i Portici, quindi à ridurre tutta la Chiesa in moderna
positura, vi si sottomisero queste Colonne di marmo con innalzare i rozzi Capitelli, ch'eravi
di pietre cotte, e in vece di loro accomodarvi questi in ordine Corintio, ornamenti, c'hanno
dato l'anima à tutto il Tempio, e quando di bel nuovo s'incrostasse di calcina bianca (!),
levando le pitture, che sono di chiaroscuro, ogni lingua direbbe, essere fabbrica moderna,
non già c'havesse trovato il suo principio quasi seicento anni sono (!) ».

Nelle quali parole si hanno le notizie a stampa più preziose per stabilire in che con-
sistessero le novità introdotte nel secolo xvii e al principio del seguente.

Queste ultime notizie sono ripetute dal Latuada,1 il quale però ci fornisce un parti-
colare nuovo sulle forme architettoniche primitive, là dove dice che le Navi « venivano
sostenute da picciole e ruvide colonne, con gli archi disposti giusta l'antica idea » e che
il Borromeo « li fece riformare in forma di semicircolo perfetto ».

Ne sono trascurabili le notizie sui pretesi abbellimenti della facciata avvenuti al suo
tempo e precisamente negli anni 1718 e 1719:

« L'esteriore frontispizio della medesima che negli anni precedenti ignudo e senz'ordine
vedevasi, fu con vaga maestria ripolito, e la Porta ancora circondata di vivo marmo inta-
gliato, alla quale si ascende per alcuni ben disposi! gradini, da* picciole colonne difesi; e
sopra di essa fu riposta un'Immagine di Gesù Cristo deposto, etc... ».

Colle notizie che possediamo oggi e nello stato attuale dell'edilizio, mi pare sarebbe
ardito il voler ricostruire l'interno nelle forme primitive. Il signor Hùbsch era troppo facil-
mente disposto a far risalire ad epoca remota gli edifizi d'origine medievale, e a non dare
la importanza che meritano ai rimaneggiamenti successivi. Quel dotto architetto riduceva
il restauro operato dal Borromeo alla sostituzione di colonne nuove alle vecchie. La loggia
superiore avrebbe avuto due archetti divisi da una colonna invece delle attuali finestre.
Per contrario, le notizie del Torre e del Latuada fanno pensare a rimaneggiamenti assai
più considerevoli: il primo ci avverte che le colonne della vecchia chiesa erano erano assai
più piccole « certe piccole colonnette, che rendevano assai basse le volte delle navi laterali >>;
il secondo anch'esso parla di « picciole e ruvide colonne » e parrebbe che avesse informa-
zioni dirette e non si attenesse semplicemente al Torre, perchè aggiunge che gli archi
« erano disposti giusta l'antica idea » cioè a sesto acuto.

Se l'architetto Hùbsch avesse avuto agio di leggere quei vecchi autori, non si sarebbe
indotto a ricostruire l'alzato interno dell'edifìcio come si vede nelle sue tavole.

Una notizia, che non si trova nei libri a stampa e che mi fu comunicata a voce dal
reverendo Prevosto della chiesa, è che i due primi archi trasversali della nave di mezzo erano
fino a pochi anni or sono a sesto acuto, e furono ridotti all'attuale apparenza in un ripuli-
mento generale. È veramente da deplorare che il buon uomo, al quale fu affidato quell'inca-
rico, non avesse il menomo interesse per la storia dell'arte; giacche lo scrostamento dei
muri, che allora si praticò, doveva fornire gl'indizi più sicuri per arguire lo stato primiero
della costruzione interna. Ormai l'occasione non c'è da sperare che si rinnovi, e bisognerà
astenersi dal fare ipotesi che un colpo di martello potrebbe mostrare vane. Le mie ricerche
negli archivi milanesi non sono state del tutto infruttuose, e ne renderò conto nella seconda
parte della monografia, nella quale descriverò la chiesa qual'ò ora, con riguardo particolare
per la cripta, ed esaminerò fin dove si possa giungere colle congetture circa la sua forma
primitiva.

Paolo Fontana.

1 D(scrizione di Milano... raccolta ed ordinala da Servii.iano Latuada, sacerdote milanese. Milano, 1738
t. IV, pag. G3 e segg.
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