Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 3.1897

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GIULIO URBINI

al Laspeyres dava l'idea d'un bozzetto architettonico eseguito in marmo bianco; alto circa
tre metri e mezzo, senza contare altri due metri di basamento in muratura. Nel mezzo si
eleva un'alta torre quadrata, con cupola ettagona, e ai quattro spigoli aderiscono altrettante
piccole torri quadrate, che con la principale Iranno comune l'angolo interno, e fino all'altezza
dell'attico sono congiunte tra loro da archi a foggia di quelli trionfali, addossati al centro
dell'edilizio. Queste quattro torrette sono coronate da piccole cupole a base quadrangola, e
tutt'e cinque poi sono ornate negli attici o di serafini o di festoni dorati e, tra gli attici e
le cupole, di cinquantasei colonnine di giallo e verde antico e di venti nicchie con dentro
altrettante statuette assai rozze. È opera di Flaminio Yacca, scultore e antiquario romano,
e «abbelliva l'aitar maggiore ». La locazione, che ho letta a c. 29 del Libro d.° Grosso, è
del 1587; e vi è notato che, salvo legittimo impedimento, l'opera doveva esser finita l'anno
dipoi; ma invece fu mandata da Roma, in diversi pezzi, il 28 luglio 1589, come ci ha fatto
sapere il Bertolotti nel Giornale d'Erudizione artistica ; e fu pagata 900 scudi. — Negli archi
laterali sono incastrate due tavolette a olio, del secolo xvi, che al Guardabassi ricordavano
la maniera di Rinaldo da Calvi. A sinistra c'è l'Annunziazione con Dio Padre e un coro
d'angeli; a destra la Madonna col bambino tra le nubi e una gloria d'angeli e di serafini;
in basso san Felice e san Lorenzo. — Dalle pareti laterali di questa cappella pendono sei
piccole tele a olio, che andrebbero ordinate così: la San Lorenzo in atto di battezzare;
2a Quando distribuisce ai poveri il tesoro della chiesa; 3a Quando è trascinato innanzi a
Yaleriano; 4a Quando dal carcere benedice i ciechi per render loro la vista; 5a II suo martirio;
6a La sua glorificazione. Dall'archivio capitolare si ricava che nel 1565 un m. Luca Nucci di
Gubbio s'obbligò d'indorare l'organo, a suo conto oro e pittura, esclusi però «i sei quadri»,
che non saprei quali siano, se non forse questi. Secondo il Bragazzi, sarebbero « pregiabi-
1 issimi quadretti dello Zuccari»; per il Guardabassi ne «ricordano la maniera»; ma il
Carattoli li voleva del Pomarancio, sulla fede, io credo, del Donnola, che nella sua Apologia
del 1643 notava confusamente insignes tabulae atque ieonicae picturae cum Pomerancii et
Doni, timi illustrium Belgarum; nel qua! caso, che altro quadro si potrebbe attribuire al
Doni? Poiché il Donnola, particolareggiando il secondo accenno, seguita a dire che, oltre
la tela firmata del Suffragio, è d'un fiammingo anche quella col Martirio di santa Caterina,
ora in un altare di buona architettura, tutto messo a oro, dopo la cappella del sacramento.
Al qual proposito debbo però avvertire che questa tela stava prima sull'altare ora dedicato
a San Felice, la cui fosca tela fu dipinta nel 1635 dal perugino Bassotti. E anche se non
vi fossero altre prove, basterebbe questa che son per dire. I due altari di fianco al maggiore
hanno intorno al paliotto e anche lateralmente due ricche e belle Cornici intagliate, riferibili
ai primordi del secento, seppur non sia dello scorcio del cinquecento quella di forme piuttosto
schiacciate nell'altare del Suffragio. Sono composte di quattro pilastrini, a forma piuttosto
di mensole, con cariatidi a mezzo ed alto rilievo, per sostegno della trabeazione, il cui fregio
è tutto rabescato e ornato di medaglioncini. In quella dell'altare a sinistra, dove appunto
stava il quadro di santa Caterina, c'è fra gl'intagli di fianco una ruota spezzata, allusiva
al martirio della vergine alessandrina; e nei medaglioncini laterali lo stemma dei Bevilacqua:
risulta infatti che l'altare fu eretto e dotato nel 1600 da mons. Girolamo Bevilacqua, con-
fessore di Sisto Y, da cui era stato creato vescovo di Nazaret; e nell'angolo sinistro della
detta tela, in basso, c'è anche il suo ritratto. — L'altare del Suffragio, detto anche del
Carmine, fu dotato e abbellito da Giulio Diamanti; e a destra della tela, ritoccata e verni-
ciata, si legge in un cartellino, a circa un terzo d'altezza, Fran.cus de Castetto Flander \ \fa-
ciebat Romae 1599.

Il Baldacchino sopra l'aitar maggiore fa un'impressione poco gradevole, perchè troppo
grande e troppo servilmente imitato da quello del Bernini a San Pietro in Roma; il che mi
dispensa dal descriverlo, bastando notare che fu diligentemente eseguito in noce da Lodovico
Bruni Caffarelli e da Carlo Lorenti su disegno di Teodosio Quintavilla, approvato il 26 aprile
del 1631 ; e che quel Gregorio Bari di Foligno, il quale n'è detto autore in una Guida di Spello,
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