Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 3.1897

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KM IL JACOBSEN

miei gentili lettori si meraviglieran.no torte leggendo ora che quasi tutti quelli i quali hanno
descritto questo quadro, e fra essi si trovano alcuni dei più famosi e coscienziosi critici del
momlo, ci videro qualche cosa che non c'era all'atto o non videro qualche cosa che vi si
trova assai evidente. Così, per esempio, i famosi [storiografi dell'arte italiana, Crowe e Caval-
casene: «A destra si vede un genio che vola, il cui vestimento svola/za nell'aria e venta
(wafts) la corrente contro una figura femminile che tiene in mano un arco e dalla cui bocca
cadono ramoscelli di rose (sprigs of rose) in grembo a una ninfa che le sta a lato ». Ciò
che è in corsivo non si trova ne! quadro. D'altra parte non vedono ciò che vi si trova
evidente. Così di Cupido dicono solo che scende con una fiaccola accesa e non ricordano
che tiene l'arco teso e che è sul punto di scoccare una freccia: tuttavia è questa la sua
azione principale e che determina non solo la posizione ed il movimento del suo corpo, ma
anche il suo significato nel quadro. A primo sguardo non si nota poi affatto ch'egli porti
anche una fiaccola.1

Adolfo Venturi, nel suo bellissimo studio già mentovato, dice che l'Amore prende di
mira Mercurio. Probabilmente si lasciò guidare dalla sua ipotesi che sotto le apparenze di
Mercurio sia rappresentato Giuliano de' Medici. Ma egli vede certamente male: l'Amore mira
le tre Grazie.

Perfino il diligente ed acuto osservatore Hermann TJlmann sembra che si lasciasse
sviare alquanto dal preconcetto che vi siano rappresentati Zefiro e Flora. Egli vede cioè nel
quadro qualche cosa di più di ciò che v'è dipinto. Nella sua descrizione di questo gruppo
dice: «... Egli tiene la fuggitiva prendendola pel braccio e per la spalila, mentre fiori sboc-
ciano dalla bocca di lei e piante s'avviticchiano ai suoi piedi e alta sua veste ».2 Di ciò che
è in corsivo non esiste nulla nel quadro. Dice pure del genio alato: «... al suo avvicinarsi
si piegano i robusti tronchi e si versa sulla terra una pioggia di fiori ».* Tuttavia, fuori
dei fiori che sbocciano dalla bocca della stessa fanciulla fuggente e di quelli che sparge la
cosiddetta Primavera, non cadono a terra altri fiori.4

Dopo aver espresse le mie riflessioni sull'interpretazione per Zefiro e Flora del gruppo
a destra dolorosamente agitato, senza tuttavia giudicare le ragioni che hanno condotto a
questa interpretazione, devo pur dichiarare che anche nel caso che questa ipotesi non sog-
giacesse ad alcun dubbio e dovesse essere mantenuta per certa, la mia interpretazione del
quadro resterebbe tuttavia, come si vedrà, nella sua sostanza pienamente giustificata.

Mi rivolgo ora alla figura isolata del secondo piano.

Seguendo le vedute del Vasari, questa figura centrale del quadro è stata detta una Dea, e
precisamente Venere. Se così si chiama, si crederà d'avere innanzi agli occhi la personifica-
zione della mitologica Dea; ma si sbaglia, e la designazione non può in questo senso esser
mantenuta per buona. Per la Dea Venere il Botticelli ha creato un tipo speciale i cui lineamenti
si differenziano in tutto e per tutto da quelli della nostra figura. Conosco quattro Veneri del
Botticelli. La prima è la già più volte ricordata « Nascita di Venere » negli Uffizi; la seconda
è l'alto quadro colla Dea nuda, nel Museo berlinese, simile alla Venere degli Uffizi; la terza
è il quadro da parete della villa Lemmi, ora al Louvre, nel (piale la Dea d'amore accom-
pagnata dalle tre Grazie si fa incontro a una giovane donna per salutarla e regalarla ;b la
quarta infine è il largo quadro con Marte e Venere, nella Galleria nazionale a Londra.
Tutte queste Dee d'amore hanno lo stesso ben marcato tipo ideale. Il viso forma un ovale

1 Crowe e Cavalcaseli^, Historij of painting in Itali/,
1J, 418.

' Op. cit., pag. 86. La verdura che si vede attra-
verso la veste di velo fu certamente la causa dell'er-
ronea affermazione che s'avviticchiano piante al suo
abito.

3 Op. cit., pag. 86

4 Al contrario nella «Nascita di Venere», dove si
librano nell'aria due Zefiri veri e certi, i molli soffi
d'aria da loro prodotti sono in realtà pieni di rose.

5 Essa sarebbe, secondo Cos. Conti, Giovanna d'Al-
bizi, la moglie di Lorenzo Tornabuoni. L'Art, 18S1 e
1882. Cfr. Ulmann, op. cit., pag. 110.
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