L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 4.1901

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ADOLFO VENTURI

Nello scompartimento seguente, si vede l’incontro di San Francesco con San Domenico
innanzi alla Porziuncola, mentre il Redentore, nella mandorla celeste, sta per lanciare strali
alla terra, e ne è trattenuto dalla Vergine, che mostra a Gesù i due Santi riparatori dei mali
della terra. In questa scena Benozzo si è sforzato a rendere il tipo ideale di Francesco, la
sua faccia scarna e sofferente ; l’abbraccio dei due Santi è affettuoso e solenne ; ma i due
monaci che assistono all’incontro, con la testa incappucciata, ben serrati nel loro saio, rom-
pono la solennità della composizione. Sono due figure proprie di una scena di genere, fuor
di posto qui. Poche volte Benozzo giunge alla rappresentazione del dramma religioso, e,
quando vi riesce, par che vi giunga per caso, e guasti da sè gli effetti ottenuti.

Segue la rappresentazione di San Francesco, che sostiene la chiesa pericolante; quella del
sogno del pontefice, e l’altra del pontefice stesso che dà a San Francesco la conferma della
regola del suo ordine. La composizione non ha gran valore ; nell’architettura ricorda quella
delle scene nella cappella Niccolina, ma impoverita e semplificata ; nelle teste de’frati presso
San Francesco e in quella di un cardinale presso il papa, vi è ancora la nota naturalistica
di genere, che rasenta la caricatura.

Vengono quindi la scena, bella per la veduta di paese, dov’è San Francesco, che scaccia
i demoni dalla città di Arezzo, e l’altra, dove il Santo sta innanzi al Sultano in atto di
passare tra le fiamme. Secondo il racconto, il pittore doveva figurare una femina bellissima
del corpo, invitata da San Francesco a stare con lui tra le fiamme. La femmina non attesta
troppo del senso della bellezza muliebre in Benozzo: ha la solita testa comune a tutti i suoi
giovani, maschi o femmine, appartenenti alla terra o al cielo; la testa tonda con ciocche
intorno serpeggianti e il busto corto. La femmina bellissima di corpo è una fantolina im-
bronciata.

San Francesco che predica agli uccelli, e che benedice i frati Iacopo e Mauro da Mon-
tefalco sul primo piano d’una bella veduta di paese, è una delle migliori composizioni di
Benozzo, che trovò modo di sfogare il suo talento di pittore di genere, rappresentando abil-
mente l’attenzione degli uccelli alle parole del Santo, e ritraendo due vecchi e grassi frati,
pieni di carattere, al posto di Iacopo e Mauro da Montefalco.

San Francesco che riceve le stimmate non corrisponde alla leggenda. Frate Leone,
dopo aver cercato per la selva ansiosamente il compagno, lo scorge con le mani elevate al
cielo : alzati gli occhi, vede come una fiamma di fuoco. Allora si ritrae dal luogo santo, e,
stando da lungi, scorge San Francesco stendere per tre volte le mani alla fiamma. Benozzo
per fare più presto lo mise a sedere, e invece della selva, per chiarire meglio le cose,
dipinse un luogo dirupato e arido, dove San Francesco con quella sua faccia mummificata
esprime ben poco. Non dimenticò tuttavia il pittore di mettere un fusto d’albero su una
parte e l’altra del monte, perchè San Francesco e il compagno vi potessero transitare tor-
nando alla loro cella.

San Francesco al presepio in Greccio si mostra in un bel fondo d’una chiesa gotica; le
donne hanno una somiglianza evidente con quelle della cappella Niccolina ; e tutte le figure
hanno un’espressione giovanile che richiama il maestro, l’Angelico.

Il Santo a mensa col conte di Celano e la morte del conte formano il soggetto d’una
altra composizione, che è tra le più deboli, anche per il vezzo arcaistico di far piccoli uomini
e piccole donne per rappresentare giovinetti e fanciulli.

Le esequie di San P'rancesco, e l’incredulo Girolamo che gli apre le vesti per accertarsi
delle stimmate, sono raffigurati in un ultimo scompartimento : la scena è pietosa, ma è prin-
cipalmente una cerimonia funebre. Quando si tolga il fraticello che bacia con effusione la
destra del Santo, non vediamo qui lo strazio dei cuori. Messer Girolamo fa la constatazione
delle stimmate, gli altri mormorano le preci dei defunti, i chierici tengono distratti le torcie.
Un frate, nascosti gli occhi nel cappuccio, ginocchioni, si protende verso Messer Girolamo,
celando le mani nei maniconi della tonaca. Intanto il Santo vola in una mandorla nel-
l’alto. La poesia della leggenda svaniva così nell’opera di Benozzo. « Quando i frati con-
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