L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 4.1901

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ENRICO MAUCERI

Il Serpotta decoratore.

1 tempi non eran propizi all’arte siciliana; gli Spagnuoli si tenevan paghi delle loro
glorie eternate nei quattro canti della capitale dell’ isola, e i signori, vuoti e boriosi, poco
o nulla curavano gli artisti.

Unico rifugio rimaneva la Chiesa, vasta e potente, le cui corporazioni si- accrescevano
e si diffondevano ogni dì più, alimentate da un immenso patrimonio. Un insigne storico sici-
liano così delinea la società di allora:

« I preti ed i frati sparsi a migliaia e con essi le monache, i cui ampi e magnifici chio-
stri sporgevano per tutto in città le brune inferriate, e le cui chiese si abbellivano d’oro, di
pitture e di marmi ».1

A ciò si aggiungeva un nuovo movimento che avveniva specialmente fra i privati,
con gli oratori, nei quali le congregazioni facevano a gara per meglio adornarli ed arric-
chirli.

Giacomo Serpotta divenne il maestro decoratore in questo campo di attività artistica,
e nelle chiesuole eleganti di Palermo, dall’altare maestoso ornato di buone pitture, entro
cui circolava il soffio gentile dell’arte, profuse, a piene mani, le bellezze dell’arte sua ricca
e geniale.

Egli dapprima presentava il disegno del lavoro al superiore della compagnia o del con-
vento, e avutane l’approvazione, si metteva all’opera, giovandosi dell’aiuto di altri stucca-
tori, che gli preparavano il materiale occorrente, ed eseguivano le parti accessorie. Pur non-
dimeno la decorazione di una chiesa esigeva sempre un tempo abbastanza lungo, e di solito
non poteva esser condotta a termine se non dopo un paio di anni. Il Serpotta, molto probabil-
mente, modellava le statue nella bottega, dove aveva tutto l’agio di compierle o su riproduzioni
di modelli antichi o dal vero, come si vede in molte di esse. L’ossatura era formata da pezzi
di legno, fasciati di stoppia e di -cordicella, e qualche volta egli si serviva di un manichino
bello e pronto, vestito financo dell’abito che vi voleva adattare. Certamente, la grande pra-
tica acquistata in questo genere di arte decorativa, non gli faceva vedére tutte le difficoltà
di mezzi e di tempo, ed egli plasmava le sue belle figure sempre con pari ispirazione, senza
che per poco mostrasse stanchezza o esaurimento di partiti e di fantasia creatrice. Lo stucco
che adoperava alla superficie aveva la lucidezza ed il tono del marmo, e rendeva mirabil-
mente le sinuosità delle vestimenta, i più minuti particolari delle stoffe, dei pizzi e dei
merletti.

È notevole nelle sue opere la varietà dei tipi, degli stili e dei trovati, che abbracciano
il mondo antico e contemporaneo, che compendiano il gusto classico ed il barocco. Rara-
mente avviene di trovare una ripetizione di motivi o una replica di soggetti ; nelle mani
del Serpotta ogni cosa acquista nuova fisonomia, nuova grazia e bellezza; e attraverso le
sue ricche e vaghe composizioni, che comprendono la venustà pagana e moderna, sfilano
figure maestose di dee, dall’occhio statuario, o di avvenenti dame del Seicento splendide per
seriche vesti, dal nobile atteggiamento, o una folla di putti e di fanciulle sorridenti, che
intessono una festa gaia e vivace per dolci attitudini, gioconde spiritosità e teneri episodi
infantili.

Giacomo non ama solamente creare putti pieni di vita e di salute, che ricordano quelli
di Jacopo della Quercia, dal viso incantevole, dai contorni delicati, dalle movenze felicis-
sime; non evoca solo giochi e trastulli infantili, espressi con tanto amore e con tanta poesia;

' Isidoro La Lumia, Storie siciliane. Palermo, 1883, voi. IV, pag. 23.
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