L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 5.1902

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MrsCELLANEA

castello degli Adorno Botta, da questi avuto dai
Monferrato, ne sta con diligenza e dispendio restau-
rando le varie parti, ottenendo, con l’aiuto dell’archeo-
logo Alfredo d’Andrade e dell’ ingegnere Cesare Bertea,
di ridare alla bella rocca quattrocentista il suo fiero
ed elegante aspetto.

Gavi segue il ristauro della sua pieve di San Gia-
como, bello esempio di arte di transizione tra il ro-
manico ed il gotico, con bella torre campanaria al-
l’incrocio delle navate, come si vede anche nella chiesa
abbaziale di San Bartolomeo in Promontorio, a Sam-
pierdarena, della quale si va ora riparando il cam-
panile e le navate.

Genova si mostra Ira le prime città d’Italia a cu-
rare il patrimonio d’arte. Alle cure diligenti di O. Orfei
è affidato il ristauro dei mirabili Van Dick e di qualche
altra gemma raccolta nella galleria già dei Brignole
Sale, ora del Comune, in Palazzo Rosso; lo stesso
Comune conduce a buon punto l’isolamento e conse-
guente ristauro della monumentale Porta di Sant’An-
drea, del xn secolo, che rimane come grandioso
esempio della fortificazione che la Superba oppose
all’imperatore Federico; si continua il ristauro di
San Stefano : quello del duomo ha avuto la grave
iattura della morte dell’arcivescovo marchese T. Reg-
gio, il cui nome va perennemente legato alla causa
dell'arte ed alla bella cattedrale, di cui egli curò l'iso-
lamento ed il ristauro.

Il palazzo San Giorgio attende la soluzione di una
questione... finanziaria ; riparata la fronte del palazzo
di Oliviero, del 1260, verso piazza Caricamento, ora
si aspetta la definizione dell’uso avvenire, per ripa-
rare e ridurre a pristina bellezza tutte le parti aggiunte,
nel 400 e nella fine del 500.

Una vertenza politico-finanziaria può salvare o di-
struggere il bel chiostro di Sant’Andrea, che si con-
serva ancora, quasi intatto, con la sua galleria gotica
della fine del xn secolo nel centro di un’area ambita
dalla speculazione edilizia, che a Genova ha raggiunto
una specie di parossismo febbrile.

A Sarzana segnalo alcuni ritocchi ai torrioni del
Castello, ricordando al lettore che fra poco troverà in
quella cattedrale una bella terracotta robbiana, coi
miracoli di San Girolamo e l’immagine del Santo,
sinora quasi inaccessibile nel locale di una confra-
ternita.

Presso Portofino si assicurò la conservazione di
quel monumento, purtroppo manomesso, ma pure in-
teressante, che è l’abbazia della Cervara. Alla par-
rocchia di Levanto, coi mezzi forniti dalla famiglia
del signor de Grave Sells, si attende al ristauro della
facciata di quella parrocchia, modesto, ma gentile
edificio del secolo xm, con portale, finestre e rosa
che attendono appunto un diligente ripristino.

Volgendo alla riviera occidentale, segnalo il ristauro
ben avviato della chiesa del Castello d’Andora, dedi-
L’Arte. V, 17.

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cato ai Santi Giacomo e Filippo e ormai solitario sulle
rupi, e pure interessante per la sua struttura semplice di
chiesetta romano-gotica, con la facciata a fascie alter-
nate di marmo bianco e nero, ed eleganti portale e fine-
stre. San Remo si accinse arditamente al suo piano di
rinnovare tutta la sua cattedrale di San Siro, togliendo
le parti che nel settecento vennero ad alterare la pri-
mitiva costruzione del dugento ; ormai la facciata è
caduta e dietro ad essa comparve, con resti amplissimi,
la facciata primitiva, di cui ora s’imprende il ristauro
sotto la direzione dell’architetto Capponi e la guida
dell’ Ufficio regionale. A quest’ultimo spettano i lavori
del battistero di Aluenga ; le indagini ne hanno posto
in luce la sua grande antichità che spiega anche il
livello basso del suo pavimento, in confronto al piano
stradale odierno; rintracciato il pavimento primitivo,
in marmi di età romana, col fonte battesimale ad im-
mersione; riparati, col mezzo dell'officina delle pietre
dure, i mosaici del Sacrario che ricordano, per ele-
menti decorativi, la tecnica ed i colori quelli della
tomba di Galla Placidia a Ravenna, fu rimossa la crol-
lante vòlta quattrocentista e rifatto il tetto secondo le
traccie primitive, ed ora, isolato il battistero dal suolo,
si attende di rimettere le chiusure in pietra delle fine-
stre, ora in corso di ristauro a Firenze, e di riattarne
l’accesso.

A lavori finiti, la città d’Albenga avrà riacquistato
il suo più interessante edificio medievale, che, per ra-
gioni di forma e di decorazione, risale certamente alle
prime epoche della comunità cristiana, forse al se-
colo vr, anteriore alle invasioni saracene tanto gravi
nella regione ligure e forse anche alla stessa Genova,
e certo il Ministero dell’istruzione e l’Ufficio dei mo-
numenti non potevano con maggior larghezza e zelo
essere aiutati dall’Amministrazione civica, che ha fatto
onore alle proprie tradizioni, anche quando esse pesa-
vano forte sulle condizioni attuali, non troppo fiorenti.
Tutto sommato, l’opera del Governo non è cosi inutile
come qualche eterno malcontento vorrebbe dimostrare,
ed è anzi da sperare che sia dovunque cosi secon-
data, come in questa regione, dal buon volere degli
uomini.

Torino, aprile 1902.

Antonio Taramelli.

Notizie delle Puglie.

Per i nostri monumenti. Ciò che si fa. — In un

periodico, come questo, che si occupa di storia del-
l’arte, è bene stabilire un po’ di storia dei fatti.

Il signor Francesco Carabellese, in una corrispon-
denza da Bari (anno 1902, pag. 426) che intitola:
Per i nostri monumenti. Ciò che si scrive e ciò che non
si fa, esclama ... « tutti quelli cui spetterebbe prov-
vedere e non provvedono ne sanno più di noi ».
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