L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 7.1904

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IL MONASTERO E LA CHIESA DI SANTA MARIA D'AURONA

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taneo e scrivendo una monografia speciale di quarantacinque pagine e cinquanta figure, non
portò alla storia di Santa Maria d’Aurona una riga documentata di nuovo contributo che
aggiunga qualche cosa a quanto avevano detto, il Ceruti in linea storica, e il Cattaneo circa
la divisione dei frammenti, non solo in due classi, ma in epoche diverse. Vedremo come il
Beltrami non si giovasse nemmeno di qualche rettifica storica, fatta dall’Ambiveri o dal
Romussi, agli errori cronologici del Ceruti.1 I dubbi dell’Ambiveri nel 1889 nascevano, pro-
babilmente, da quanto fin nel 1872 aveva scritto1 2 il mio venerato maestro di storia dell’arte,
Giuseppe Mongeri. « Molti frammenti d’architettura longobarda, quivi raggruppati e tolti
dalla chiesa di Santa Maria d’Aurona ; ... diversi capitelli... tornano di grande pregio per
l’arte... onde fu dubitato se davvero appartengano alla fondazione del cenobio (a. 740), o
alla riedificazione di esso avvenuta nel 1096 ». (E qui erra; doveva dire 1099 per la chiesa).
« Noi, dice, propendiamo pel secondo concetto ». Peccato che il Mongeri non perseverasse ;
nel 18843 si avvicinò alla sentenza opposta. Ma il Beltrami fece scarse ricerche bibliogra-
fiche, tant’è vero, che nel brevissimo indice di autori dato alla pag. 45, dimenticò di citare
l’Ambiveri e qualche altro, che forse lo avrebbero indotto ad esaminare con maggior cura
l’importante è complesso problema storico.4

* * *

Un romanzo nella STORIA e nell’arte. — Vediamo intanto quel che scrisse 5 il
Ceruti a pag. 794: « Tra i capi d’arte rinvenuti, due capitelli d’ordine corintio trattengono
l’attenzione nostra, portando ciascuno un’ iscrizione scolpita nello spessore della tavola su
l’uno, guasto ai lati, leggesì così sulla fronte :

f IVLIANVS ME FECIT SIC PVLCRVM,

con le quali parole rilevasi il nome dell’artefice, che assai probabilmente apparteneva al soda-
lizio dei celebri maestri comacini... L’altro, più conservato del primo, reca all’ingiro questa
iscrizione abbastanza enigmatica; sul lato sinistro:

HIC REQVIESCIT,

sulla fronte :

t DOMNVS THEODORVS ARCIIIEP. QVI INIVSTE
e finalmente sul lato destro:

FVIT DAMNATVS.

« Come già accennai su quell’area esisteva anticamente un cenobio di monache bene-
dettine fondato da Aurona... di stirpe bavarica, figlia di Ansprando re longobardo e sorella
di Teodoro arcivescovo di Milano e di Liutprando anch’egli re longobardo, rimasta priva
del figlio Anfuso, morto alla caccia, come narra Paolo Diacono (libro VII (?), cap. 58), divelta
dalla figlia Guntperga, rinchiusasi (! ?) nel monastero di Teodota in Pavia per isfuggire le
sevizie del tiranno re Ariberto e sopravvissuta alla madre Teodorada (di dove l’ha saputo?)

1 Spero che nessuno In queste parole, od in altre
che seguono, vorrà vedere cosa meno che rispettosa
verso il Beltrami, pel quale ho grandissima stima. Io
parlo solo per amore dell’arte e del vero.

2 G. Mongeri; L’arte in Milano, pag. 362-63.

5 11 Libro dell’arie, Milano, Hoepli, 1884.

4 Che le convinzioni del Beltrami sull’argomento,
non siano ben salde, può rilevarsi anche dal fatto se-

guente. Nella tavola XIII del suo Corso per l'inse-

gnamento del chiaroscuro, composto assieme al Men-
tessi, il Beltrami assegna al ix secolo, il capitello fram-
mentato di Santa Maria d’Aurona, mentre a pag. 23
della monografia lo rimanda, assieme agli altri, alla
prima metà del secolo vili, cioè al 740.

s G. Giuuni, Memorie della città e della campagna
di Milano nei secoli bassi, Milano, 1760, tomo IV,
libro XXVIII, anno MIC, pag. 390. Lo cito qui perchè
insieme al Fiamma è la fonte principale del Ceruti.
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