L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 7.1904

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CORRIERI

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Paul, si farà questa dei Bourgeois che, dicesi, non avrà
avuto per importanza l’eguale ili Germania.

I quadri italiani non sono tuttavia d’una grande
importanza: c’è un cosidetto Giambellino, una Ma-
donna col Bambino, tutto simile ad uno di Stuttgart,
certo non del maestro; e ce n’è un altro, pure con
la firma di Giovanni Bellini, che sembra invece un
vero e proprio Jacopo da Valenza. Di meraviglioso
c’è il tondo di Lorenzo di Credi, dove è rappresen-
tata l’ascensione di un santo al cielo: si vedeva alla
esposizione di Dusseldorf, e sorprendeva per la sua
infinita precisione di forme. Il catalogo riproduce in
seguito la Deposizione dalla croce di Lorenzo Lotto,
e stampa, di contro alla figura, queste parole, contro
le quali protesto con tutta l’anima: «Ce magnifique
tableau attribué par Venturi à Lorenzo Lotto provient
d’ime église de Paierme». F. io protesto perchè mai
io ho sognato di attribuire quel dipinto a Lorenzo
Lotto. Vedendolo dall’antiquario Steinmeyer, dissi che
non mi pareva italiano, che solo a Palermo avevo
veduto altre cose, spaglinole forse, che potevano tor-
nare a riscontro. Come mai dalle mie parole siasi ti-
rato fuori il nome di Lorenzo Lotto, io non so. Certo
è che nessun conoscitore potrà mai essere ingannato,
e che l’inganno si è fatto solo a me.

Nella vendita si troverà anche un preteso Andrea
Mantegna, che invece è opera di Leonbruno, simile
a quella di recente acquistata dal comm. Benigno
Crespi di Milano. E ci saranno i due quadri su lava-
gna di Sebastiano dal Piombo, già presso il principe
Giustiniani Bandini a Roma. Sono stati spogliati della
loro velatura, cosi che ora non fanno un buon effetto.
Anche, a proposito di uno di quei ritratti, si stampa
che io 1’ ho supposto di Caterina, sorella di Vittoria
Colonna : e io non ci ho pensato mai ! È una perse-
cuzione questa che spero vorrà cessare per non astrin-
germi a difese meno semplici di questa che fo nel
mio periodico. Mi meraviglio che a proposito di certo
ritratto (n. 95), attribuito a Bartolommeo veneto non
si sia trattò fuori il mio nome, poi che pure mi provai
a tessere una monografia intorno a quel pittore. Non
l’hanno fatto; ed è bene, perchè quel ritratto ha con
Bartolommeo veneto di comune solo un berrettone,
una collanina e lo sparato della camicia !

Ho visitato parecchi negozi d’antiquari in Germania,
e mi sono persuaso che si potrebbero acquistare a buon
mercato le cose nostre, semplicemente perchè non sono
bene comprese. Dall’ Helbing a Monaco vi erano due
tavolette di due sante attribuite a scuola tedesca, man-
date per acquisto alla Galleria di Berlino che l’aveva
rifiutate; e sono opera di Jacopo de’ Barbari, del tempo
n cui cominciava a subire l’influsso di Alberto Di'irer.
Erano in vendita per 2000 marchi !

La Galleria di Dresda e i Musei dell’Austria-
Ungheria. — Approssimandosiall’Austria, non arsente

più fervere il gran moto della Germania, a prò delle
opere d’arte. Dresda, che si approssima ai confini
austriaci, ha la suà galleria di antica forma, coi qua-
droni che tappezzano le grandi aule e le piccole dallo
zoccolo al soffitto. È ancora quella la galleria eletto-
rale assiepata, scura,, pesante. Solo qualche cartellino
è stato mutato dal Woermann, per conformarsi ai det-
tati della critica; ma pur troppo anche la fine, deli-
cata Maddalena del Correggio è stata data alla scuola
di questo maestro. Il povero Morelli a quel proposito
scrisse pagine sarcastiche che hanno fatto il loro ef-
fetto: non si guarda più ai suoi bei capelli a masse
bionde, a quegli occhioni soffusi nell’ombra, alle lab-
bra che girano leggermente ad arco, alla luce che
schiara le guance fiorenti e le carni sode. Si con-
fronti pure con l’Albani, e questo sembrerà cretaceo ;
si confronti pure coi fiamminghi, che sembreranno di
porcellana. Quelle carni di Maddalena hanno polpe,
riflessi di luce, trapassi di luce, trasparenze che solo
il Correggio ha saputo dare alle sue figure; e il paese,
su cui la bella penitente è distesa, ha il suo verde in-
tenso, le sue piante dalle foglie grosse, i suoi sassi
biondi, come si vede nell 'Io e nel Ganimede di Vienna.

A Vienna, le gallerie non fanno migliore effetto di
quella di Dresda. I quadri stanno nel Museo artistico-
storico reggimentati, uno sopra l’altro, in file milita-
resche. La gradinata per cui si sale alla galleria, sem-
bra sbarrata dal gruppo colossale del Canova raffigu-
rante Teseo in lotta col Minotauro. Nonostante lo
sfarzo esteriore gli antichi, ne’ loro quadri a cornici
tutte eguali, con gli stessi cartellini e gli stessi bolli,
sembrano in ordine come in una caserma austriaca.
La critica è appena entrata nel piano superiore del
Museo artistico storico, come nella Galleria dell’Ac-
cademia, pure riboccante di opere d’arte veneziane,
disposte in modo indegnissimo. Ne’ giorni in cui visi-
tavo la galleria, parte delle sale erano, nelle ore stesse
di esposizione, infeudate a un fotografo, cosicché il
pubblico non poteva vedere nè il mirabile amorino
eli Tiziano, nè la grandissima tela di Vittor Belliniano.
Tale mancanza d’ogni regola notai pure per la seconda
volta ad Agram in Croazia, dove si può visitare la
Galleria Strossmayer, nel breve tempo assegnato dal
custode, che quando vede prender nota dei dipinti
accusa subito le sue molte faccende. Ma in Ungheria,

' a Budapest, le cose procedono in modo ben diverso
si nella Galleria, sì nel Museo nazionale. Ora per la
galleria si è apprestata una più degna sede ; ma, al
solito, gli architetti non hanno tenuto conto delle ne-
cessità deU’espcsizione de’ quadri. Essi stanno contenti
di segnare sulle piante grandi spazi, aule simmetriche,
stanze coordinate tra loro, non si chiedono qual sia
la ripartizione de’ materiali da esporsi, quali i gruppi
■ artistico-storici, quali gli effetti voluti dal materiale
pittorico; cosicché a Berlino, come a Budapest, le
opere d’arte staranno a disagio nei nuovi musei.

L'Arte. VII, 51.
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