L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 8.1905

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LA PITTURA NAPOLETANA DEL RINASCIMENTO

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non si possano dire del tutto estranee all’ influsso umbro, mostrano oltre una evidente dipen-
denza dall’arte fiamminga, caratteri che ci han fatto pensare ad un artista siciliano e pro-
priamente a Salvo d’Antonio, specie per l’evidente analogia che esse offrono con una tavola
del Museo di Palermo rappresentante la Morte della Verghe, attribuita al Salvo. Se non
che quest’attribuzione vien data mediante raffronti con un quadro autentico e firmato del
Salvo che si trova nella sagrestia della cattedrale di Messina, opera che lascia non pochi
dubbi sulla voluta identità. E assai più probabile invece che la tavola del Museo di Palermo
sia opera di un seguace del Salvo. 1

Questi quadri rappresentano la Morte della Vergine, la Vergine col Bambino tra cinque
santi e in una lunetta la lapidazione di Santo Stefano, i Santi Andrea e Giacomo che ado-
rano la Vergine e il Bambino. Sono tre brutte cose dalle carni terree con lumi dorati o

Fig. 6 — Scuola napoletana, fine del sec. xv
Napoli, Museo Nazionale

bianchi, dagli occhi lunghi coperti di palpebre enormi e pesanti, con pupille orlate di verde
che scoppiano nelle occhiaie, dal viso tagliato crudemente, col naso rivolto all’insù, l’angolo
facciale assai acuto e i capelli a linee nere ondulate. I colori son torbidi — verdi con luci
bianche e rossi con luci gialle, — gli atteggiamenti e le pose scomposte. Nell’Inventario
hanno le solite attribuzioni. 2

Di carattere più schiettamente umbro è invece la misera pala d’altare dei .Santi Cosma e
Damiano rappresentante la Circoncisione, che il Catalani3 dice dipinta dai Donzelli e ritoc-
cata o rifatta da Andrea da Salerno. In verità è tutta insudiciata, e nelle carni punteggiate di
rosso mostra la preparazione verde. Le figure di forme sottili hanno teste piccole, volti allun-
gati con macchie rosse su le gote e su la punta del naso; le pieghe sono profondamente
incavate.

Con caratteri umbri si presentano anche due opere assai malandate nel piccolo tempio
del Pontano, probabilmente eseguite sulla fine del Quattrocento dalla stessa debolissima mano.

1 Della stessa opinione è anche E. Brunelli, An-
tonello da Saliba, in Arte, 1904, pag. 272.

2 La pittura siciliana deve aver lasciata più larga
orma di sè a Napoli, come ce lo fan credere tre ta-

vole da noi identificate al Museo di San Martino, a
San Giovanni a Mare e a San Paolo, che illustreremo

fra breve, opere certo di Riccardo Quartararo, ed altre
di artisti minori. E sarebbe importante chiarire questo
problema, che interessa gli studiosi dell’arte napole-
tana e sicula insieme.

3 Chiese di Napoli, II, pag. 114.
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