L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 9.1906

Page: 142
DOI issue: DOI article: DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/arte1906/0181
License: Free access  - all rights reserved Use / Order
0.5
1 cm
facsimile
I42

MISCELLANEA

Corporei SS. Martyrum Casti Civis - Et Epi Suessani
et Secundini Epì - Sinuessani Hic Requiescunt - In Do-
mino.. .

Lo Stornajolo ragionò intorno alle tombe di quei
martiri, in un’adunanza dell’Accademia pontificia ro-
mana, e disse di avere scoperto il cimitero cristiano
sotterraneo e quello sopra terra, che si vennero am-
bedue formando intórno a quei sepolcri.1 Vi annettè
forse un’importanza superiore ad ogni previsione, ed
in ciò pare che andasse d’accordo con quello che scri-
veva il Vescovo locale a proposito del prezioso sar-
cojago, il quale presenterebbe un soggetto raro nei
suoi rilievi, ed a proposito « delle antiche catacombe,
divise in tre brani, con i loculi e lucernaio nel mezzo
dei tre detti ambulacri.2 »

Veramente, a giudicare da ciò che si rileva dalla
bolla dell’arcicescovo di Capua, Atenulfo, del 1032,
ove si fa solamente menzione di una chiesa di S. Se-
condino, posta fuori la città, e nessun cenno dell’an-
nessa catacomba, sembrerebbe che gli ambulacri sot-
terranei fossero stati scavati, o meglio sforacchiati nella
frolla roccia di tufo vulcanico, in epoca posteriore, per
assegnare pia dimora ai defunti in quel suolo reso
sacro dalle reliquie dei martiri, i quali vi avevano avuto
culto speciale. A pensare cosi indurrebbe pure l’insième
del sotterraneo, il quale è ben povera cosa perchè vi
si potessero intravvedere le gallerie di un antico ci-
mitero cristiano, da ritenersi come una vera e propria
catacomba, ove l’arte concorresse a darle pregio, a
simiglianza di quelle di Roma. A parte che di loculi
e di lucernario io non scorsi nessuna traccia, è ovvio
il riconoscere in quell’escavazione un’aggiunta attac-
cata in seguito alla Chiesa, ove si veneravano i corpi
dei due Martiri, e non una notevole necropoli, che
si, armonizzasse e fondesse con la basilichetta cimite-
riale. Molto meno desterà il nostro interesse il sarcofago
che giace incastrato, per buona parte, nel muro che
chiude l’archetto, cui metton capo i sotterranei. È un
avanzo delle costruzioni dei bassi tempi; il rilievo fram-

1 V. Nuovo Bollett. dì Ardi, crìst., anno 1897.

2 Cfr. l’opuscolo di Mons. Diamare, La Chiesa di Sessa e la San-
tissima Eucarestia, Napoli, tip. Artigianelli, 1899

mentario presenta solo bene evidenti le gambe di due

•a

persone situate di fronte, in atteggiamento di lotta,
su di un drappeggio steso per tutta l’ampiezza del
davanti. Il significato simbolico, che se ne può trarre,
è in relazione con i supremi conati della vita, e passò
opportunamente dal culto pagano ad una destinazione
sacra del cristianesimo.

L’importanza vera della basilichetta in parola in-
comincia per noi quando essa, rimasta già deserta dei
corpi dei santi Vescovi, perchè trasportati a Gaeta,
e col legata già con i sotterranei sepolcrali, fu fatta
arricchire di pitture, che meglio rispondessero alla sua
nuova trasformazione. Lo stesso Stornajolo notò che
gli affreschi, di cui ora non rimangono che contorni
sbiaditi, si eseguirono su intonachi successivamente
sovrapposti ad una primitiva decorazione della chie-
setta. Ed è ben naturale che, in un’epoca posteriore
in cui si dovè compire tale riattazione, l’artista si avesse
ad ispirare alle medesime forme dell’arte campana,
di cui, monumento insigne, serbava la città di Sessa
cospicue manifestazioni nella sua Cattedrale. Ora, a
chi penetra per un’angusta apertura nella diruta ba-
silichetta, le figure dipinte sul muro di fronte non si
mostrano ben distinte tutte egualmente : tre soltanto
offrono netti ì lineamenti del viso, la quarta ha il naso
deturpato; un'altra fa scorgere appena tratti indeter-
minati del volto e del vestito. Dalle teste nimbate,
però, dalle tuniche rosse, ben resistenti ancora alle
intemperie, dall'ovale del viso tondeggiante, con gli
occhi grandi e le labbra tumide, da una certa com-
postezza fatta di pensiero e di meditazione traspaiono
le forme indigene, che l’influsso bizantino non ha in-
taccato. Accostando gli affreschi della nostra chiesetta
di S. Casto con quelli della cripta di Cava dei Tir-
reni, non è possibile non sorprendervi identità di fi-
sonomia, che è ben diversa nel disegno e nei colori
dalle pitture di S. Angelo in Formis. Le tinte meglio
fuse, i contorni paffuti, i manti orlati, il trattamento
dei capelli e delle barbe ci convincono che fluirono
nuove correnti di vita dalle antiche forme indigene a
rinfrancare l’arte sorta su i fondamenti orientali.

Agostino Di Lella.
loading ...