L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 12.1909

Page: 326
DOI issue: DOI article: DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/arte1909/0368
License: Free access  - all rights reserved Use / Order
0.5
1 cm
facsimile
326

BIBLIOGRAFIA

vico Albizzini di Città di Castello. La fama della tavoletta
dello Sposalìzio era universale; e Guidobaìdo, duca d’Ur-
bino, cercò di possederla. Il vescovo di Cagli, monsignor
Della Rovere, il 4 ottobre 1571, visitata Città di Castello,
investigò, per compiacere al duca, sulle vicende della tavo-
letta, giunta a quel tempo in Dalmazia, presso una donna
degli Albizzini, moglie di Pompeo Tiberti, medico a Sebe-
nico.

134. Mason Perkins (F.), Un polittico di Antonio
Vivarini. (Rassegna d’arte, a. IX, pag. 88; Milano,
1909).

Quattro tavole, arbitrariamente riunite entro una brutta
cornice, nella collezione del sig. Francis ! .. Bacon, di Nuova
Y ork.

135. Mauceri (Enrico), Sticcchi serpolteschi inediti.
(.Rassegna d’arte, a. IX, pag. 75; Milano, 1909).

Cenno degli stucchi ignorati dell’oratorio del Carminello
spettanti in parte al Serpotta medesimo, in parte a un me-
diocre contemporaneo.

136. Mesnil (Giacomo), Sigismondo Mala lesta e
Galeazzo Maria Sforza in un affresco del Gozzoli.
(Rassegna d'arte, pag. 74-75; Milano, 1909).

Negli affreschi della cappella di Palazzo Riccardi il Goz-
zoli introdusse vari ritratti dei personaggi intervenuti ai
festeggiamenti organizzati da Piero de' Medici nel 1459 in
onore di Pio II e di Galeazzo Maria Sforza: fra gli altri
quelli di Galeazzo medesimo e di Sigismondo Malatesta.

137. Monteverdi (Angelo), A proposito dell’arca
dei martiri persiani a Cremona. ( Arch. stor ico lombardo,
a. XXXVI; Milano, 1909).

Pietro da Rondo nel 1480 fu chiamato a Cremona « per
inzignero e presidente alla fabrica da certe arche mar-
moree se hanno a fabricare in questa cita », e cioè l’arca
di Sant’Imerio e l’altra dei Santi Pietro e Marcellino ; ma
l’arca di Sant’Imerio fu eseguita dall’Amadeo, e quella dei
Santi Pietro e Marcellino fu eseguita da altri artefici assai
più tardi dopo il 1506. Pietro da Rondo dunque, secondo
l’A., non eseguì nessuna delle arche marmoree, e neppur
quella de’ martiri persiani. L’A. s’accorgerà però qui che
i documenti da lui citati non risolvono la questione, perchè
ciò che, secondo i documenti, Pietro da Rendo doveva
fare non fu fatto da lui. E l’A. dimentica un documento
pubblicato dal Lucchini, relativo alla cerimonia della de-
posizione delle reliquie nell’arca dei Martiri persiani, e dal
quale risulta che Pietro da Rondo era presente e testimonio
dell’atto solenne. Questa notizia lascia almeno pensare che
Pietro da Rondo non era estraneo all’opera. Che poi ci
sia entrato l’Amadeo sembra impossibile ad ammettersi per
ragioni stilistiche ; e i documenti portano del resto a un
groviglio di fatti contradditori. Importante però è la distin-
zione che l’A. fa di Magistro Pietro da Rondo da Magister
Iohannes Petrus de Raude : essa anzi può aiutare a scio-
gliere la questione, perchè, essendo di questo maestro le
opere tanto inferiori ai bassorilievi dell’arca de’ martiri per-
siani, risulta più chiara, più netta la individualità dello scul-
tore dell’arca medesima. a. v.

138. Moschetti (Andrea), Un ritratto ignorato di
Donatello. (Bollettino del Museo Civico di Padova, a. XI;
Padova, 1908).

Un ritratto non dubbio di Donatello è stato riconosciuto
dal M. in una tavoletta del M. di Padova, la quale può
sembrare una semplice copia parziale di quella del Louvre,
ove Paolo Uccello ritrasse se stesso insieme a Giotto, Do-
natello, Filippo Brunelleschi e Antonio Manetti. Non è per
altro di tale avviso l’A. che vorrebbe considerare questo
come un ritratto indipendente dipinto da uno Squarcionesco
verso la metà del sec. XV (?).

139. O zzo la (Leandro), Una tavola sicilia?ia ine-
dita. (Vita d'arte, voi. Ili, pag. 25-27; Siena, 1909).

Due tavole appartenenti al Museo recentemente donato
alla città di Trapani dal conte Pepoli sono ritenute dall’O.
manifestazioni di quella corrente d’arte che si svolse in Si-
cilia nel sec XV, partendo da modelli toscani del sec. XIV.
Altre pitture nelle quali si nota la stessa derivazione sono
ricordate dall’A. e se ne potrebbero aggiungere altre an-
cora (quelle per es. della chiesa di San Filippo in Agira);
ma non sembra ammissibile che si tratti di una corrente
importante e significativa.

140. Pellati (Francesco), Il Laocoonte di Reggio.
(Vita d’arte, voi. Ili, pag. 108-114; Siena, 1909).

L’A. crede il gruppo del Museo di Reggio una replica
antica del Laocoonte Vaticano, a differenza del Petersen
che ne affermò recisamente la modernità e dello Spinatola
che lasciò dubbia l’attribuzione di esso alla scultura classica
o a quella del Rinascimento italiano.

141. Roblot-Delondre (Mme Leon), Lesportraits
d'isabelle de Portugal épouse de Charles V. (Gazette
des beaux-arts, s. IV, t. I, pag. 435-454; Paris, 1909).

Tiziano ritrasse l’imperatrice cinque anni dopo la morte di
lei, inspirandosi a un modello che Carlo V gli mandò a Venezia
nel 1543 e che l’Aretino giudicò di pennello triviale. Tale
modello che altri identificò con un’opera perduta del Moro
(cfr. « Bollettino », n. 243 del 1908), viene dall’A. ricono-
sciuto, con validi argomenti, in un ritratto di Alonzo Sanchez
Coello, spettante alla collezione Roblot. Dal medesimo de-
rivano, non dal capolavoro di Tiziano, altri ritratti cono-
sciuti dell’imperatrice, quelli per esempio di Leone Leoni
che nel 1544 potè vedere a Venezia nello studio di Tiziano
il prototipo del Coello.

142. Rolfs (Wilhelm), Il più antico dipìnto figu-
rativo della città di Napoli. (Archivio storico napole-
tano, a. XXXIII, pag. 736-745; Napoli 1908).

Il quadro ben noto del Museo di San Martino (n. io 134)
ov’è ritratto l’ingresso d’una flotta nel porto di Napoli non
è come credette il Croce commemorativo dell’arrivo di Lo-
renzo de’ Medici presso il re Ferdinando, bensì della vit-
toria riportata nel 1464 dalla flotta Aragonese sull’Angioina.
L’opera fu eseguita, secondo il R., da Antonio Solario pa-
recchi anni dopo l’avvenimento del quale essa è ricordo.

143. Sorrentino (Antonino), La basilica di Santa
Restìtuta in Napoli. [Bollettino d’arte, a. Ili, pag. 217-
233; Roma, 1909).
loading ...