L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 12.1909

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MISCELLANEA

Loppia : S. Maria

nel 1506 adornava la chiesa del bel simulacro in
pietra della santa ed egli stesso vi riponeva sei anni
più tardi la sua pala della Deposizione.

* * *

Alla forma tradizionale ritornano invece i due svelti
campaniletti di S. Andrea presso Lenno e di S. Vin-
cenzo di Portezza, appartenenti alla pieve ed alla
parrocchia stessa di Lenno : nei quali tuttavia la po-
lifora della cella campanaria fu in qualche lato ridotta
a semplice apertura arcuata. In quello di Portezza poi
agli archetti pensili si accoppia di bel nuovo il mo-
tivo dei denti a sega.

E quella foggia ripete l’unico antico campanile
che ancora conservi la pieve di Bellagio: la diroccata
S. Maria di Loppia, presso il capoluogo.

Ma a completare la serie di tutti i vecchi campa-
nili del primo ramo del lago di Como andrebbe ri-
cordato altresì quello del cenobio di S. Benedetto
sui monti di vai Pedana sopra Lenno, il quale si
avvicina di bel nuovo al tipo della larga torre mas-
siccia con una bifora in basso e due finestroni nei
ripiani superiori: se su quella interessante chiesa e
su quel convento non preparasse un esauriente studio
l’ingegnere Antonio Giussani.

Giuseppe Gerola.

daletto (già detta di Stabia) in pieve e parrocchia
di Isola.

La canna, fin sopra alla prima bifora, appartiene
certo alla originale chiesa romanica — e già nel
1280 la cappella poteva esser detta di immemorabile
antichità — ; ma tutta la sopraelevazione in pietra,
in cotto ed in muratura, che allarga il campanile ad
uno sporto in cui si potrebbe forse riconoscere una
lontana parentela con le celebri torri dei palazzi co-
munali toscani, tutta quella ricca parte terminale va
ascritta agli ultimi tempi del gusto gotico, quand’an-
che il motivo degli archetti pensili a tutto centro sia
ripreso dalla cornice terminale del campanile. Il com-
plesso farraginoso di quell’architettura che, se può pre-
sentare un aspetto simpatico nel suo insieme, non
regge all’analisi particolareggiata delle singole mem-
bra ed all’esame minuto delle rozzissime sculture, fa
pensare agli ultimi anni del secolo xv, e fors’anco
ai primi del seguente, allorquando Gabriele Giovio

Fortezza: S, Vincenzo
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