L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 13.1910

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GIULIO LORENZETTI

riguardante : se non che giova pur osservare che la maggior parte degli errori attribuiti al
Sansovino, non al Sansovino ma ad altri devono essere rimproverati.

L’ampio terrazzo entro cui, per usar una espressione del Selvatico «... s’affoga la
parte più importante dell’opera... » fu, come vedremo, adattato alla facciata della Loggetta
in epoca posteriore e l’eccessiva altezza dell’attico, alto quanto le colonne coi loro capitelli,
fu resa ancor più grave dall’aggiunta dei due bassorilievi laterali, compiuta, come si sa, nel
Settecento, mentre l’eseguità dei plinti delle colonne composite, notata a buon dritto dal
Selvatico, acquistava, secondo il progetto sansoviniano, una notevole robustezza dall’alto e
massiccio zoccolo su cui poggiava l’intera log'gia e che, collegandosi strettamente all’ordine
inferiore della fabbrica, dava ad essa un aspetto più solido e proporzionato in rapporto
all’enorme attico, che su di essa posa. Nè potrà sfuggire, osservando l’incisione del Franco,
il lodevole artificio, con cui il Sansovino tentò di collegare il muro di fondo, contro cui
poggiava la Loggia, colla Loggia stessa, facendo l’ordine superiore della sua fabbrica di
lunghezza uguale della canna del Campanile. Caduta in condizioni miserevoli per il lungo
abbandono e per l’ingiuria degii anni, danneggiata sovente da le gravi rovine del Campa-
nile, la Loggetta a mezzo il secolo XVII dapprima e di poi ancora nel secolo appresso subì
importanti restauri; i quali se pur valsero a salvarla da un’intera rovina, contribuirono però
a farle mutar forma ed aspetto; deturpandola ; nè fu estraneo, io credo, a questa parziale
opera di rinnovamento il mutato ufficio a cui la Loggia doveva servire. Insufficiente ad acco-
gliere la numerosa guardia d’onore, si pensò probabilmente allora di rimediare alla ristret-
tezza della sua area aprendo sul dinanzi un ampio terrazzo, il cui progetto spetta forse a
Baldassare Longhena, proto in quel tempo della Procuratia de supra.

Tale importante opera di restauro, con cui si apre una nuova fase nella vita artistica
della Loggetta, si prolungò per un periodo di ben dieci anni: iniziati i lavori nel 1653, 3n
seguito ad un grave danno prodotto nella Loggia, (la cui facciata smossa e rovinata da alcuni
massi caduti per lo scoppio di una saetta, dall’alto del Campanile, presentava serio pericolo *)
essi furono interrotti per qualche anno, finché ripresi nel 1663 si completarono in breve tempo.
Dice infatti una terminazione del 22 aprile 1663: « ...essendo stato fatto il disegno sin
l’anno 1653 della Lozetta nel modo che hora si vede per la mag'gior parte fabbricata et
mancandovi dalla parte sinistra della detta Lozetta di fuori le Colonelle et altro per pareg-
giarla al restante che è profetionato... 1 2 3 » si dava incarico al procuratore cassier di «... far
dar quanto prima perfettione alla parte imperfetta sopradetta et di più levar li due para-
petti di pietra che dividono la parte di dentro da quella di fuori della ditta Lozetta... ».

In che consistevano le modificazioni che già erano state deliberate e di cui si sollecitava
il compimento? Basterà solo confrontare l’incisione del Franco col disegno che della Log-
getta Luca Carlevaris eseguiva quando già questi lavori erano stati compiuti (fig. 2) per
conoscere quale fosse la nuova forma della Loggia. Aperta, come già dissi, un’ampia ter-
razza sul dinanzi,5 la si recinse tutt’intorno da una balaustrata a colonelle di marmi colo-
rati in rosso : i due ampi veroni laterali, tolti i parapetti, si trasformarono in portoni, simili
a quello centrale, mentre le due finestre a lunetta aperte una per lato sui muri di fianco
venivano cambiate nelle due grandi trifore protette «... con razi di ferro a dissegno a fe-
riade... 4 ». Nè si trascurò allora di riordinare e di dar nuovo assetto all’interno della Loggia:

1 Arch. Proc. de supra, busta 74, pag. 168.

2 Arcb. Proc. de supra. Atti e Terminazioni, re-
gistro 146, c. 169.

3 li ^VIartinioni nelle sue aggiunte alla Venetia
città nobilissima di Francesco Sansovino, edite

nel 1663, così scriveva: «. Mentre si è per stampare
questi fogli hanno datto principio ad una aggiunta a
detta Loggetta esteriormente dinanzi alla sua facciata:

ma perché si vede più hora, se non il suolo, si po-

llerà il suo finimento dietro di quest’opera»,

4 Arch. Proc. de supra. Scontro Chiesa, registro
n. 34, 1653, 28 febbraio. Cfr. anche il Frontespizio
della Venetia città nobilissima, edita nel 1663, in cui
è figurata la Piazza e la Piazzetta e la Prospettiva
della Seconda Piazza di San Marco, negli Habiti an-
tichi e moderni di Cesare Veceluo, 1590 a c. 120 t.
Le polizze di fatture e spese pagate a muratori, fa-
legnami, fabbri, scalpellini sono tutte segnate nel re-
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