L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 15.1912

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BOLLETTINO SIBILO GRAFICO

100. R. Archivio di Stato di Siena, La sala
della Mostra e il Museo delle tavolette dipinte della
Biccherna e della Gabella. — Siena, Lazzeri, 1911.

Alle pubblicazioni di cui è benemerita la Direzione del-
l’ArcTiivio di Stato di Siena, uno dei meglio ordinati e te-
nuti d’Italia, si è aggiunta di recente questa che sarà bene
accolta principalmente dagli studiosi d’arte. Perchè contiene
l’elenco oltre che degli autografi e dei documenti espostj
nella sala della Mostra, quello anche delle tavolette dipinte
della Biccherna e della Gabella e delle miniature. L’elenco
che sarà cosi guida preziosa al visitatore che vorrà compiere
nuove indagini su questa singolare produzione artistica se_
nese, va adorno di molte illustrazioni che riproducono i la-
vori più noti e pregevoli come due tavolette dei libri della
Gabella di Sano di Pietro, un altro di Francesco di Giorgio,
una pagina del Caleffo dell’Assunta di Niccolò di Ser Sozzo
Tegliacci ; ed è pubblicato con la consueta cura dalla tipo_
grafìa Lazzeri. {ni. .$•.).

101. Répertoire d’art et d'archéo logie. I, II, III tri-
mestre. — Paris, 1911, Rue Spontini, 19.

Continua questa pubblicazione bibliografica con migliora-
menti nel metodo della distribuzione e nell’abbondanza della
materia, e si mostra sempre più utile agli studiosi di cose
d’arte. [a. s).

102. Supino (I. B.), Una nuova edizione critica
delle Vite del Vasari. (Rivista d’Italia, gennaio 1912).

Il primo volume della edizione di Monaco delle Vite de]
Vasari, a cura e con commento del dott. Carlo Frey, dà
modo al Supino di fare diverse osservazioni critiche su dj
alcune delle più importanti questioni che vi sono trattate, —
nelle biografie di Cimabue, di Arnolfo, di Nicola e Giovannj
Pisano, — specialmente in rapporto a quanto egli aveva già
scritto in Albori dell’arte fiorentina, ed in Arte pisana.

(a. s.).

103. Weisbach (Werner), Impressionismus, ein
problem der Mar e lei in der antike und Neuzeii. Band I.
— Berlino, 1910.

E uno studio che vuole determinare in qual modo Yim_
pressionismo dall’antichità ai nostri giorni si sia manifestato
nelle opere d’arte. Il mosaico del Dioscoride (Napoli), molte
pitture pompeiane (secoli li, ìli, iv) e delle catacombe, i ri_
tratti delle mummie egizie (sec. 1) e miniature di codici (Vir-
gilio Vatic., Genesi di Vienna, ecc.) ci rilevano la tendenza
all’ impressionismo nell’epoca ellenistica, e che doveva essere
fermata dalle decorazioni policromiche e stilizzate dell’arte
bizantina. Nei tempi moderni i pittori veneziani (Tiziano,
Tintoretto, i Bassano, ecc.) risuscitarono il problema impres-
sionistico, che fu condotto avanti in Spagna dal Greco e dal
Velasquez, in Olanda da Franz Hals e da Rembrandt. Nel
secolo xviii il Rococò ferma il movimento impressionistico,
sebbene in Francia dal Watteau e dal Fragonard, ecc., ed
in Italia dal Tiepolo, dal Guardi, e da alcuni maestri na-
poletani si tentino problemi coloristici d’impressione. Ultimo
in questa generazione il Goya raggiunge tali conquiste im-
pressionistiche che idealmente lo fanno uscir fuori dal se-
colo suo. [a. s.).

Iconografia.

104. Bottini Massa (Enrico), I musaici di Galla
Placidia a Ravenna. — Forlì, 1911.

Non s’interessa l’A. dell’arte dei mosaici del Mausoleo
Ravennate, sibbene della interpretazione da darsi a ciò che
vi è rappresentato. Cerca perciò di dimostrare come quelle
figurazioni musive non siano che illustrazioni, desunte dal-
\'Apocalisse, della Gloria di Cristo dopo la passione, del Giu-
dizio finale, della Città di Dio. (a. j.).

105. D’Ancona (Alessandro), La maschera di
Dante, donata al Comune di Firenze. — Firenze, 1911.

Si pubblica in questo opuscolo la lettera con la quale il
senatore A. D’Ancona offriva in dono al Comune di Firenze
la Maschera di Dante riassumendone la storia, corredandola
di riproduzioni dell’effìgie stessa, e della stampa arundeliana
(disegno Kirkup) del ritratto giottesco di Dante nella Cap-
pella del Bargello, qual era quando venne scoperto.

(a. s.).

106. Grùneisen (De W.), Le portraìt. Tradition
Hellénistiques et influences orientales. — Rome, W.
Modes, 1911, pag. 112, con 127 fotoincis. et 8 tav.).

Questo, che pubblica il Griineisen, — in ottima veste
tipografica e con lusso di belle riproduzioni, — è uno studio
comparativo, che ha per oggetto il ritratto umano, quale fu
eseguito nell’Oriente Ellenistico e quale si ebbe in Occi-
dente fino ai primi secoli del Medioevo. Ha creduto bene
l’A. di premettere alcune sue notizie generali sulla fisio-
nomia umana, che viene caratterizzata, per via anatomica
da qualificativi che ne determinano uno stato attivo ed uno
stato passivo. Gli artisti nella riproduzione della faccia umana
si attennero ora all’uno ora all’altro dei due stati suddetti.
A questa non breve introduzione anatomica-artistica l’A. fa
seguire un compendio della storia del ritratto nell’antichità
e nei bassi tempi, raccogliendo notizie da antichi testi per
l’Oriente e la Grecia, e da scrittori generalmente moderni
(che non hanno trattato di questa questione ex professo),
per l’Occidente.

Viene quindi il G. nel III capitolo a darci le note stili-
stiche del ritratto orientale, o meglio Egizio-ellenistico. Il quale
è coltivato da artisti, che vogliono imitare la natura e che
porrebbero dirsi seguaci, secondo FA., dell’impressionismo.
Il ritratto è perciò' naturalista, e tale le vediamo almeno
ancora durante il 1 ed il il secolo dell’ Era Cristiana. Ma
alla fine del 11 secolo si cominciano ad abbandonare le an-
tiche tradizioni ellenistiche, e si finisce al ih secolo per non
comprendere più gli effetti della luce e del chiaroscuro, e
preferire le figure schematiche senza fusione di colore, che
saranno poi la base della pittura medioevale. I numerosi ri-
tratti di mummie posti in luce dai moderni scavi egiziani,
dànno modo al Griineisen di parlare anche delle tecniche
diverse con cui furono eseguiti, a seconda che sono su tela,
o, su tavola, col pennello, o, all’encausto, o, col cauterio.

Soggetto del IV capitolo è il ritratto pompeiano che viene
posto a paragone con quello ellenistico. Crede FA. che il
pittore italico sia anzitutto un disegnatore, con preferenza
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