L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 20.1917

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UN'OPERA INEDITA DI FRANCESCO LAURANA

L periodo napoletano di Francesco Laurana ci par giusto d'ascrivere la parte infc-

£~\ riore o basamento di un pergamo, proveniente da S. Lorenzo, ora nel Museo eli
S. Martino a Napoli, condotto alla maniera trecentesca gotica nelle parti più alte, nei
riquadri figurati.

11 basamento con il fregio di riechi fogliami e di teste entro anelloni mostra da
per tutto caratteri paralleli a quelli dei fregi nel palazzo ducale di Urbino, sebbene qual-
che testa studiata dall'antico sembri meno conforme alla fisionomia consueta delle fi-
gure lauranesche. Ma anche in quelle teste le ciocche dei capelli formali casco di foglie
grasse scanalate; e il piano d'ogni volto è un solo, tondeggiante, ondato, involgente,
liceo una testa di giovane (fig. i), piegata appena sul collo, richiamare le paffute teste
raggiate, di astri, giranti nei dischi sugli sguanci delle finestre nella sala della Iole ad Ur-
bino, per epici moto di rotazione leggiera, che sembra generar di per sè il contorno
sfuggente della testa con le gonfie gote, il cranio a volta, come formata di materia molle
che coli e si stampi entro un recipiente. La curva stirata che involge, a sinistra, il volto;
lo stiramento sincrono dell'orecchio; la depressione del mento a destra, come per colpo
dato dal plastico, di sotto in su, con la mano; le ondulazioni lente della massa, che non
si scava, quasi, alle tempie, che non si affonda alle orbite; le fettucce ondate dei capelli,
che ci richiamano gli ornamenti della cappella Mastropaolo a Palermo, infine il senso
esatto e facile del compenso tra vuoti e pieni, non lasciali dubbici sulla paternità del-
l'opera. Caratteri schiettamente lauraneschi troviamo in una testa di giovane con i tondi
occhi appuntati (fig. 2), in altra con una benda di velo attorta alle spire dei capelli (fig. 3),
e in una di fauno (fig. 4), con tendenze caricaturistiche: il gusto plastico del Laurana
si compiace nel modellare le ciocche dei capelli come grossi uncini prementi e nel girar
intorno al collo del fanno un serpentello tondo, come un monile. Non solo le teste;
tutti gli ornati proclamano il nome dello scultore dalmata: la mirabile cordonatimi a
zig-zag nella cornice superiore del basamento, le sottostanti nicchiette, i fusi di alterna
grandezza sfilati intorno al parapetto come grani di gigantesco rosario, e le palle incas-
sate tra liste di marmo lungo il limite del basamento. Dappertutto si sente il godimento,
la voluttà del plastico, nello sgusciar bacche ovoidali e palle rotonde dal fondo, nel
dare ai nastri a zig-zag sotto le cornici, alle foglie stilizzate, l'ondulazione serpentina,
l'accartocciamento leggero, il tremito, che arriverà più tardi alle portentose raffinatezze
della cappella Mastropaolo: si noti, nella fascia sopra la testa del fanno, la bellezza di
quei tralci che chiudono entro spirali di viticci un fiore, di quelle campanule simili a
minuscole tube soffianti lunghe foglie con i margini ondati! In ogni angolo del fregio fiori-
scono cespi massicci, prepotenti, foggiati a vaso: un'ampia corolla stellata serve di base
a (pici vasi fantastici formati dalla stretta di grandi foglie intorno al fusto turgido ch'esse
chiudono nel loro giro. Ora le foglie si rovesciano, a cascata, tutte da un lato, combi-
nandosi al giro uncinato di una pannocchia; ora si espandono, per ampli giri euritmici,
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