L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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L'AMBIENTE ARTISTICO URBINATE NELLA SECONDA METÀ DEL '400 41

ad Euridice, che sta per rientrare nella sua grotta,
inseguita dal serpente. Il pittore che ritrarrà più
tardi Maddalena, come una gentile bamboletta
dalle carni di stucco bianco, dal sorriso inno-

Fig. 21 — Timoteo della Vite: Euridice e Aristeo.
Venezia, Museo Correr. — (Fot. Anderson)*

cente e vuoto di pensiero, dai capelli a manipoli
di lino ben disposti, castamente annodati sotto
il mento; che aveva vestito di castità e di' timi-
dezza la bionda Vergine annunciata di palazzo
ducale, nel disegnare i piatti del Museo Correr si
fa Arcade, come il suo Orfeo che suona.il violino,
mansueto tra le fiere mansuete. Le sue Baccanti
sono ninfe gentili dai lunghi ricci chiari e le chiome
inghirlandate; il suo Orfeo, davanti al demone
che trascina Euridice, conserva l'atteggiamento
soave, il vago torpore di sogno, la languida inerzia;
e, inseguita dal bel paggio amoroso, morsa al piede
dall'aspide, Euridice si volge, badando a metter
bene in mostra il suo abbigliamento di reginetta
da fiaba, la veste di velo, il mantello delle grandi
chiome disciolte strette da ghirlanda. Timoteo,
interprete dei miti greci, conserva la sua grazia
preziosa, la sua voluta ingenuità, componendo
in belle gradazioni d'azzurro sull'ossido bianco
le scene pastorali.

Delle sue opere più tarde non è qui il caso di
parlare: il gentile scolaro del Francia, che aveva,
contribuito, per quanto superficialmente, all'edu-
cazione di Raffaello, girò poi anch'egli nell'orbita
del grande, tentando di dare alle sue forme mo-
numentalità di squadro, ai suoi tipi imponenza
nuova.

Non ebbe eco invece nell'ambiente urbinate
l'arte grandissima di Luca Signorelli, di cui ri-
masero, nella chiesa di Santo Spirito, due esem-
plari appartenenti a uno stendardo con la Cro-

cefissione (fig. 22) e la Discesa dello Spirito Santo
(fig. 23). Educatosi alla scuola di Piero della
Francesca, ma ammiratore dei contorni ener-
getici dei Pollaiolo, Luca Signorelli giunge a
formare il più forte contrasto con l'arte del Maestro
di San Sepolcro, a sviluppare le forme in plasti-
cità di rilievo, a sfaccettarne nervosamente i
piani, a esaltare la forma plastica sopra il colore.

Nella Crocefissione primitiva di Morra, l'opera
più vicina a quelle del Maestro, Luca aveva stretto
a siepe le figure intorno ai tre Crocefissi; e già
tutta la sua potenza era attuata in quella mon-
tagna granitica composta dalle turbe commosse:
in quell'idea di formar la tonda vetta del Cal-
vario con la folla compatta, urlante, o impietrita
di pietà, intorno al morto Redentore, dominata
dalla siepe fitta di alabarde alte sul cielo. La
massa plastica serbava ancora la immobilità

Fig. 22 — Signorelli : La Crocefissione.
Urbino, Palazzo Ducale. — (Fot. Alinari).

monumentale di Piero; ma fremiti di vita, scatti
di ribellione o di ferocia strappavano le singole
figure alla quiete rigida di quel gigantesco blocco
umano.

L'Arte. XXI, 6
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