L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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EUGÈNE FROMENTIN E LE ORIGINI DE LA MODERNA CRITICA D'ARTE 151

critica non esista facoltà creativa, ossia creazione d'arte — che, esistendo fra l'ima e
l'altra identità, non antitesi, l'attitudine a scegliere, omettere, aggiungere, individuante
ogni stile, sia, di per sè, la prima manifestazione critica, tanto più esplicata, quanto
pm singolari sono i prodotti d'arte.

L'eccezionalità del genio rubensiano l'ha indotto in diverso ordine d'idee: soltanto
per il fiammingo, ripeto, egli perviene inconsapevole a la convinzione che « ogni artista,
sol perchè artista, non ha mai altro fine che quello de l'arte, e canta sempre per cantare,
e rappresenta per rappresentare, ed elabora la pura forma, e soddisfa il bisogno che prova
di attuare i suoi fantasmi... »,' Pur conscio che l'arte sia fatto spirituale, il Fromentin
pensa che ne l'artista, tuttavia, permanga, se può dirsi, una volontà, la quale indirizza e
regola le disposizioni naturali (e il suo pensiero egli esplica specialmente a proposito del
Rembrandt): così giunge, solo una volta, eccezionalmente, fin dove è giunta l'estetica
d'oggi.

Invece, il sentimento de la potenza d'azione, per cui nel fiammingo pensiero e
attività si sono susseguite immediatamente, riuscendo ad effetti che danno, de la
capacità umana, l'idea più alta, è, ne l'autore dei Mattres, singolarmente preciso e
sereno. Tale serenità lo induce ad ammettere che siano esistiti al mondo due o tre spi-
riti, che volaron più in alto, e più da vicino videro le divine luci e le eterne verità: ma
con ciò? il critico sa che l'artista vuol essere giudicato in quanto è riuscito — ne le doti
che ha posseduto — non in ciò che gli è mancato. Il Rubens si è impadronito de la
terra come nessun altro: « Son ceil est le plus merveilleux des prismes qui nous aient
jamais donné, de la. lumière et de la couleur des choses, des idées magnifiques et vraies.
Les drames, les passions, les attitudes des corps, les expressions des visages... tout
cela passe à travers son cerveau, y prend des traits plus forts, des formes plus robustes,
s'amplifie, ne s'épure pas, mais se transfigure dans je ne sais quelle apparence héroique ».2
Chi disse che l'arte del Fiammingo fu più che altro arte di «realismo », trova, in queste
righe, una traccia d'ampia confutazione.

Il Fromentin, sul finire, chiede: « [Rubens] aimait-il autant l'argent qii'on l'a
dit? » — e la domanda, che così isolata può sembrare stonante, per profanità di senso,
in pagine, le quali dapprima sobrie, sono divenute sempre più solenni, effettivamente
non stona, celando anch'essa intimo valore critico. « La vérité est qu'en ce temps-là
le métier de peintre était bien un métier, et qu'on ne le pratiquait ni moins noblement
ni moins bien parce qu'on le traitait à peu près comme une haute profession ».3 Pare
che lo scrittore raffronti, implicitamente, un simile pratico criterio de l'arte con il corri-
spondente nel romanticismo: quando si predicava senza tregua la fede ne l'ispirazione,
l'amore puro de l'arte, il desiderio alto de la gloria, il rispetto salutare de la propria
missione, l'oblio del mondo, il disprezzo del danaro. « E gli effetti » sembra che egli si
chieda « quando furono migliori? » Ne la collaborazione degli allievi con il Maestro,
nel carattere di quella scuola, « qui était bien positivement un atelier », il Fromentin
vede il proficuo scambio di lezioni e di servizi, da cui poterono uscire le leggi di una
nuova estetica — ne l'atelier del Rubens gli par si sian rinnovate, forse per l'ultima
volta, le belle usanze de le scuole italiane — Rubens e Rembrandt egli crede gli ultimi
capiscuola nel tempo; Rubens più che Rembrandt, anzi, perchè il genio de l'Olandese
mal si è trasmesso altrui.

Ed è singolare la lode de la « scuola » per parte di colui che, spiritual creatura del
Delacroix, nel 1845, scriveva: « Le premier soin, ppur la plus part des élèves est de
s'exercer à peindre avant de sentir, avant de penser; leur sentiment inoccupé languii

1 B. Croce, Estetica, pag. 18.
3 Maitre?, pag. 130.

' Matlres, pag. 132.
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