L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 21.1918

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MARY PITTALUGA

di quella, scuola. Ma, per fissar storicamente le idee d'uno scrittore, rispetto a le idee
anteriori, è opportuno, se si possa, considerare proprio il momento che lo rivela in atto:
quando, cioè, « riproduce in sè la determinata opera artistica, e, riprodottala, la rap-
presenta altrui ». I concetti, che si sono visti regolar le parti d'insieme, allora risaltano
più distinti, e, osservati in sè, non mischiati, nè falsati, non posson che agevolare le
storiche conclusioni.

Per conoscere il criterio primo che il Fromentin ebbe de l'arte, conviene, ancora
una volta, veder l'atteggiamento de lo scrittore, circa il concetto di imitazione de la
realtà esterna. Per ciò è opportuno rifarsi, anzitutto, da alcuni pensieri intorno al di-
segno; i quali, per un lor carattere d'eccezione, rispetto al complesso de le idee dei
Maltres, potrebbero turbare il final giudizio di chi legge.

Aveva scritto il Baudelaire che i puri disegnatori « dessinent par raison, tandis
que les coloristes... dessinent par tempérament, presqu'à leur insù... ».5 Il Fromentin
non tien conto di tale distinzione, che già era stata pensata da lo Zanetti, a proposito
di Tiziano 2 —non ne tien conto se definisce, come s'è visto, il disegno « base » de lo stile
olandese, ossia, se giudica la linea elemento essenziale di una pittura di colore: poiché,
quando scrive che la « probité » di quella visione si esprime « dans le dessin, dans le
parfait dessin » vuol parlar de la linea, che, con la continuità rigorosa ed ingenua, ritrae
l'oggetto fedelmente, « avant d'ètre peìnt ».5

Il critico non ammette, per la pittura olandese, quella sorte di antagonismo, cui
i vecchi scrittori (vittime del vasariano criterio d'incompatibilità fra forma e colore),
avevan ricorso, quando s'eran trovati dinanzi al disegno di maestri coloristi; ad un di-
segno, cioè, che al loro intuito era parso perfetto, pur non rispondendo menomamente
a la precettistica de le scuole. Nè ammette il noto compromesso baudelairiano, per cui
il disegnatore non escluderebbe il colorista, ne le grandi masse; e il colorista non il disegna-
tore, ne le linee essenziali.4

Il Fromentin perviene a conclusioni diverse: egli pensa che si possa essere disegna-
tore e colorista ad un tempo: che l'una qualità non rinneghi l'altra — ne l'intento di
tralasciar finalmente ogni distinzione fra disegno e colore, e di considerare la pittura
come pittura, parrebbe che superi effettivamente gli anteriori giudizi.

Quando, però, si veda com'egli celebri il disegno degli Olandesi; come di esso si
stupisca, e per quel non abbellire, non nobilitare, non istruire, a l'opposto del disegno
dei classicisti, e, specialmente, per quel ritrar le cose quali sono, nascono i dubbi circa
la superiorità fromentiniana. Si leggan le pagine su la triade, agli occhi del critico im-
personante il miglior disegno d'Olanda (Terburg, Metzu, de Hooch), e, prima che tutte,
il passo sul Lanzichenecco de Terburg: « Le dessin, où l'apercez-vous-, sinon dans le ré-
sultat, qui est tout à fait extraordinaire de naturel, de justesse, d'ampleur, de finesse,
et de réalité sans excès? Saissisez-vous un trait, un contour, un accent, un point de
repère, qui sentent le jalon, la mesure prise? »'—egli considera quelle spalle fuggenti
ne la loro prospettiva; il lungo braccio, posato su la coscia, così perfetto dentro la ma-
nica; il grosso corpo, così esatto nel suo spessore, e si chiede se un insieme simile asso-
migli, in qualche modo, agli accenti angolosi, acuti, geometrici, con cui s'esprime il
disegno del suo tempo. Il Terburg, il Metzu, il de Hooch hanno un disegno impersonale,
che si piega al carattere de le cose; che s'oblia dinanzi ai particolari de la vita; che
manca d'artifizio e di formule. « Un terrain avec ses fuites, une nuage avec son mou-
vement, une architecture avec ses lois de perspective, un visage avec sa phisonomie...
une main dans son geste, un habit dans ses habitudes, un animai avec son port, sa

1 Curios. esthét., pag. 142. Cfr. anche pag. 94.

2 Cfr. art. 28 iebbraio 191S, in Arie, pag. 16.

3 Maitres, pag. 168.

* Curios. esthét., pag. 93.
5 Maitres, pag. 112-13.
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