L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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MARCO BOSCHINI SCRITTORE D'ARTE

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vare per forza. Boschini ha capito la linea fatale di
questa necessità e si è riposato, a questo nome,
come dinanzi a una mèta finalmente raggiunta.

Vediamo ora in che modo egli dimostri l'arte
del Robusti-, Comincia egli a chiarire tutto di un
fiato una sua idea che avevamo già intuita, ma che
il nostro autore non aveva confessato mai così
esplicitamente. E cioè: Tiziano concepisce le cose
così come la realtà veneziana ce le mostra. Tinto-
retto per mezzo dell' « inganno pittoresco », su-
pera la natura nell'off]ire affascinanti diletti allo
sguardo.

Tiziano è dunque qui indicalo come rappre-
sentante del naturalismo. Intendiamoci: non bi-
sogna pensare che egli giudicasse Tiziano secondo
i criteri natuialistici; noi abbiamo ben visto il
contrario. Ma il fatto è - e lo abbiamo notato
altra volta — che l'arte veneziana era chiusa in
una cerchia, di convinzioni e di visioni così radi-
cate da far assumere un particolare travestimento
ad ogni concetto che riuscisse a farsi tra esse, un
passaggio: Una più corsiva applicazione del colore;
ecco cosa può significare il naturalismo per la
pittura veneziana. Per Boschini dunque tutto in-
volto nelle sue aspirazioni d'un esclusivismo pa-
triottico quasi settario, Tiziano è il punto da cui
possono partire le più sbrigliate interpretazioni
pittoriche, Tintoretto è il punto, o uno dei punti
d'arrivo.

Com'è suo costume, il nostro autore descrive ora
le linee più significative dell'attività artistica che
prende a. considerare: e questa volta le sue parole
colpiscono così superbamente i culmini della ma-
niera tintorettesca da meritare di esser riportate
interamente: « il Tintoretto ogni volta che doveva
far un'opera in pubblico, prima andava, ad osser-
vare il sito dove doveva esser posta... e poi in
conformità di quello, per ben formare i concerti
delle Hìstorii', disponeva sopra un piano alcuni
modellini di picciole figurine di cera, da lui mede-
simo fatti, distiibuendogli in atteggiamenti ser-
peggianti, piramidali, bizzarri, capricciosi, vivaci.
Ma per ben, distiibuire tutta la massa, applicava
gran studio all'artificio del di dentro e del di fuori,
col far apparire sempre fierezze de' lumi, ombre,
riflessi, e battimenti; e alle volte, co! foimar le
figure vicine tutte oscure, e gettar in distanza il
chiaro, e altre volte tenendo le figure principali
chiare e mandando in lontano gli oscuri, ed altre
volte facendo nascere qualche accidente che lumeg-
giasse una figura all'opposito delle, altre, per ben
concertare le sue opere: licenze pittoresche ed arti-
fici industriosi, nuovi statuti e riforme di nuove
leggi alla pittura... ».

Avrà meditato Boschini l'effetto di potentissima
comprensione della sostanzialità pittorica che ci

colpisce nella descrizione delle statuette di cera
disposte secondo linee serpeggianti e piramidali?
Foise no; ma tuttavia deve essergli contato come
merito, l'aver pensato a raccontare questo tratto
caratteristico nell'elaborazione artistica del Ro-
busti.

E del resto Boschini interpreta magnificamente
per tutto il corso del paragrafo l'opera del suo
pittore preferito. Saremmo anzi tentati a correg-
gere: con esagerata magnificenza; giacché le sue
frasi sembrano designare qualcosa di molto supe-
riore al valore che noi siamo abituati ad assegnare
al Tintoretto. Se noi non conoscessimo l'opera di
questo artista, e non trovassimo la descrizione
boschiniana nel contesto di un trattato sulla pit-
tura veneta, saremmo indotti ad immaginare le
applicazioni di una visione addirittura rembrand-
tiana, e le parole che concludono il passo citato:
« nuovi statuti e riforme di nuove leggi alla, pit-
tura » ci farebbero fremere di rimpianto.

Il fenomeno che noi osserviamo adesso rasso-
miglia in parte a quello che è stato notato, da
altri a proposito del trattato dell'Alberti. L'Alberti
presagiva nelle sue divagazioni le assolute visioni
lineari che dovevano manifestarsi nell'arte botti-
celliana. Boschini sente gli impulsi incalzanti che
sospingono la pittura veneta e li esprime quando
spera di aver per loro scoperto un valido e sicuro
porto. Così che si potrebbe anche pensare, se ci
facesse piacere, che il nostro autore sorto in un
ambiente di più raffinata cultura, avrebbe potuto
esprimere le stesse idee sotto forma di puri sogni
estetici, anche senza lo stimolo palpabile della,
pittura, tintorettesca.

Ma, veramente, è bene non arrischiarsi a lan-
ciare ipotesi troppo astratte e volgersi a indagare
piuttosto, fino a qual punto giungesse la convin-
zione ammirativa del Nostro per Jacopo Tintoretto.
Si può seriamente dedurre dalle sue parole che
tutto l'èmpito della sua intima aspettazione este-
tica rimanesse soddisfatto coli'arte tintorettesca?

\ prima vista parrebbe di dover rispondere di
sì: che certo le parole boschiniane vibrano in un
modo tutto singolare per ogni cosa che tocca Tin-
toretto. Ma ha. posa forse con la realizzazione
tintorettesca il desiderio di Marco Boschini ?
E egli convinto che la pittura abbia latto un grande
passo innanzi col Robusti, ed è in grado di delincare,
basandosi sui suoi risultati, nuovi temi per future
conquiste? Infine avrebbe potuto egli porre nella
sua coscienza, ad una eguale altezza d'importanza
storica, il fenomeno Tiziano e il fenomeno Tinto-
retto ?

Bisognerà, per rispondere a tutte queste do-
mande, rivolgerci un momento a guardare le vi-
cende della pittura veneziana post-tintorettesca.

L'Arte. XXII, 4.
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