L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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OSSERVAZIONI SULL'" ACUTO „

DI PAOLO UCCELLO

Nel rivedere il disegno di Paolo Uccello (fig..i)
per il monumento all'Acuto mi ha sorpreso la evi-
dente diversità e maggior bontà di quello più del-
l'affresco e clic, non solo il fatto sia, come sembra,
sfuggito agli studiosi i quali non ne parlano, ma
che sia stato anche inteso al contrario.

Per quanto io sappia, solo il Berenson e il Ferri
hanno parlato di questo disegno. Il Ferri si limita
semplicemente a notare che esso non differisce in
nulla dall'affresco1 (fig. 2): il Berenson che '< non
presenta alcun interesse artistico », e aggiunge che il
disegno oggi in cattivo stato « probabilmente, nel
suo stato primitivo, non differiva in alcun partico-
lare dall'affresco c che al presente, lungi dal darci
alcuna luce sulla genesi dell'opera, abbisogna di
questa per essere interpretato. ».2

Questi giudizi sono, secondo me, addirittura
erronei. Per convincersene circa quello del Ferri
basta soltanto gettare uno sguardo alle figure 1 e 2.

Quanto all'aititi'è'chiaro perchè questo disegno
non abbia per il Berenson alcun interesse artistico
quando si pensi che l'illustre critico americano,
dedito a scuoprire e apprezzare nei migliori artisti
quelle caratteristiche che confermino le sue acute
teorie sui valori tattili, sul movimento e sulla
composizione spaziale, non poteva dare valore a
questo disegno che non presenta attrattiva per le
sue ricerche.

Ora, se è vero che quelle sue teorie si prestano
a valutare alcuni artisti, è pure vero che le stesse
non possono valeie per altri come Paolo Uccello:
ce lo prova il fatto che l'interpretazione beren-
soniana di questo pittore è la meno felice di tutto
il testo dei Pittori Fiorentini.

Quanto poi alla seconda parte del giudizio, che
il disegno « lungi da darci alcuna luce sulla
genesi dell'opera abbisogna di questa per essere
interpretato », anch'essa si spiega riferendosi serri-

1 I disegni della ]{.* Gallerìa degli Uffizi in Firenze. Olschki
1913, serie ia, fascicolo 30.

2 The Dra'rsHngs of Fiorentine Painters, voi. I., p. 14.

pre all'idea che il Berenson si è fatto dell'arte di
Paolo Uccello.

Intendo alludere ad un fatto che ho sempre tra
me lamentato, e non soltanto nel critico ameri-
cano, e che consiste nella fiacca e indecisa separa-
zione che generalmente si fa tra la con ente dona-
tellesca e l'alti a che mette capo a Paolo Uccello
il quale viene ad essere troppo confuso in questa
stessa corrente.1

Anche il Berenson deve vedere delle relazioni
tra il nostro pittore e Donatello se in capo alla
lista delle opere di Paolo riassume laconicamente
la sua impressione con un semplice « intlucnccd
by Donatello ».

Ora in tutta l'opera di Paolo Uccello una vera
reminiscenza donatellcsca non appare che in due o
tre figure del Di'uviO, e specialmente in quella gran-
de in piedi in primo piano, la quale, piuttosto che
influenzata, potrebbe dirsi imitata da Donatello,
il che è ben diverso. In tutto il resto dell'opera di
Paolo non solo non vi sono tracce donatcllesche,
bensì una intenzione stilistica differente anzi op-
posta a quella di Donatello c dei suoi derivati.

* * *

Donatello — è> permesso vederlo coi propri
occhi ? — sente, e per il primo, la foima in maniera
impressionistica — il David, il Gattamelata ed altre
poche opeie soltanto tradiscono intenzioni clas-
sicheggianti — quasi esprimendo ir. ogni lavoro
un diverso momento plastico, si che le sue forme
appaiono così varie come concepite sotto l'estro
dell'improvvisazione. Ciò appare specialmente
nei suoi panni — che offrono forse la più gran
libertà alla fantasia di un artista plastico — i

1 Soltanto il LoDghi, ch'io sappia, nel suo noto studio su
Pier de' Franceschi e lo sviluppo della pittura veneziana {VArte,
1914) fece per il primo osservare la necessità di appartare
dalla corrente masaccesca quella di Paolo Uccello: tanto mag-
giormente, come ognun vede, questa necessità apparrà conse-
guentemente ovvia trattandosi di Donatello.
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