L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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LA VOLTA DELLA SISTINA

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nella stanca curva della persona, l'ipnotica fissità della veggente. Funebre gruppo in
cui la profonda malinconia del putto, che la madre avvince con tenace mano, esprime il
pianto; e il volontario angusto profilo della donna avvolto nel velo dell'ombra la tetra
meditazione che più tardi sigillerà nell'ombra dell'elmo il grande profilo della statua di
Lorenzo duca d'Urbino, duce silenzioso tra il silenzio delle tombe. Alla maestà eroica
degli aspetti risponde, come in tutta questa serie di triangoli, la magnifica costruzione del
blocco statuario, rilevato da colpi subitanei di luce, foggiato a piramide quadrangolare
con forti spigoli: la testa grondante del putto giunge all'altezza delle spalle materne,
le membra abbandonate completano la grande geometrica massa del gruppo, da cui
emerge, fissandosi entro l'aperto compasso delle dita, la notturna sibillina testa della veg-
gente, il cupo occhio incatenato alla terra come per strapparne i segreti.

I triangoli s'impostano alle lunette coronanti nel loro giro nicchie con le imagini dei
pontefici e la finestra centinata. Dietro l'arco che interrompe il piano della lunetta sorge
una specie di altare marmoreo, i cui alti gradi formano seggio alle figure e la cui mensa
sorregge uno specchio di marmo bianco madreperlaceo che sfonda, con la sua luce gelida,
le oscillanti ombre della liscia parete marmorea. Come nei triangoli, conchigliette e ro-
veresche ghiande ornano le cornici di marmo. Lo studio dei movimenti a contrasto si
accentua in queste lunette; alla verticalità enigmatica di Aminadab, costretto da invi-
sibili ceppi a una simmetrica inflessibile posa, si oppone la grande faticosa curva della donna
intenta a pettinare la greve chioma cadente; alla spinta verso l'alto delle forme di
Abias, tagliate a spigoli nello stretto spazio, la pesante caduta di forme muliebri stirate
di piombo a terra in un incrocio altrettanto rigido e costretto di gambe, braccio e capi-
gliatura spiovente; all'arco elastico della Prudenza, la corda tesa della figura virile, pun-
tellata con le spalle a coi piedi alle cornici. Al sistema di audaci contrasti, che regola i
rapporti tra le grandi statue di questa serie di antenati di Cristo, si sostituisce, altrove,
l'azione reciproca di movimenti simmetricamente diramati nei due campi della lunetta
e fra loro opposti: si veda, ad esempio, la lunetta con Abiud e il dantesco Eliachim,
dove le figure divaricano ugualmente dal centro per l'energica equivalente spinta del
collo; la lunetta di Manasse ed Amon, ove si corrispondono, di qua e di là dallo
specchio centrale, due curve potenti: il dorso della donna chino a proteggere il fanciullo
dormiente, il dorso dell'uomo aggomitolato nel sonno; la lunetta di Jechonia e Salathiel,
dove le spire dei due gruppi tendono ad allacciarsi per lo scatto improvviso dei nudi fan-
ciulli avidamente protesi verso lo specchio del centro. A queste forme a voluta, impres-
sionanti per l'istantaneità dello slancio turbinante che strappa dalle mani convulse di una
madre il corpo proteso di un fanciullo, succede, dopo il breve riposo delle forme di Ma-
nasse e di Amon gravate dal sonno, un altro tra i più movimentati gruppi della Sistina:
il gruppo di Joram stretta ai suoi figli, statua della Carità, selvaggio grappolo di forme
avvinghiate in frenetico abbraccio, giro convulso di spira bruscamente spezzata. In
un'altra lunetta, rappresentante Jacob e Joseph, due gruppi composti di più figure si
equilibrano ai lati dello specchio marmoreo, gravando col loro peso sulla bilancia del
suolo, che sembra stia per aprire un abisso sotto la paurosa figura di Giacobbe, fasciata dal
manto, il busto poggiato sulle ginocchia, le forti braccia conserte, gli occhi sbarrati,
occhi di spettro, lanterne accese di fuochi infernali nell'ombra fosca del volto. L'orrore,
che gela di raccapriccio le potenti membra del Patriarca, incatena le magnifiche figure
del gruppo: Giacobbe, impietrito dalla visione dei delitti che insidieranno la vita del figlio;
la donna che spia affascinata il riverbero nei dilatati occhi del vecchio, affacciando
alle spalle di lui il volto schiarato appena da spettrali vampe lontane; il fanciullo
in ombra, aggrappato alla madre che lo trae inorridita a sè. Nessuna promessa di gioia
nelle visioni che affaticano i profetici sguardi dei Patriarchi; ma angoscia di fiere che di-
fendano i nati nelle madri avvinghiate alle loro creature, incubi nel sonno ai Patriarchi

L'Arte. XXII, 13.
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