L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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ENRICO BRUNELLI

fosse ben persuaso di una notizia giuntagli in forma alquanto vaga. 1 Ma non vi era e non
vi è ragione di dubbio, data l'esistenza in Sardegna di opere che presentano, con la Madonna
di Birmingham, nessi veramente intimi e patenti e di un'opera almeno della stessa mano.

Mi riferisco principalmente alle ancone di Castelsardo, di Sanluri, di Saccargia, di Tuili,
all'ancona trasportata nella Pinacoteca di Cagliari dalla cappella Carnicer della chiesa di San
Francesco di Stampace, e a sei tavolette della stessa Pinacoteca che rappresentano angeli
musicanti.2 Io avrei voluto dai e qui riprodotta ciascuna di tali opere, e le riproduzioni sareb-
bero state l'argomento migliore della mia tesi. Ma se, dopo il 1909, la storia della pittura
sarda ha trovato qualche valente cultore, ' è continuata la trascuranza verso di essa dei buoni
fotografi; è stato bensì in Sardegna (eccezione unica) Vittorio Alinari, ma piuttosto che atten-
dere all'arte sua, egli si è preoccupato di scrivere le sue impressioni di viaggio, raccolte poi
in un libro di cui io credo che si sarebbe potuto fare anche a meno.4 Si debbono comunque
all'Alinari fotografie parziali delle ancone di Castelsardo e di Sanluri; e dell'ancona Carnicer
si possono vedere riproduzioni in scritti dell'Aru e di Adolfo Venturi. >

All'autore stesso del quadro di Birmingham spetta il quadro, analogo di soggetto, che
sorge sull'altar maggiore della cattedrale di Castelsardo. La Madonna di Birmingham inclina
il volto verso la propria destra, offrendo alla vista la guancia sinistra; l'ombra si addensa,
vicino al contorno di questa, in una larga striscia che scende assottigliandosi sino al mento.
Ma il contorno stesso della guancia è segnato da un filo eli luce, e sul mento la luce si posa
vivamente, determinando una zona di chiarezza quasi perfettamente ovale. La Madonna di
Castelsardo tiene eretta la testa, ma anch'essa si volge a destra, e sulla sua guancia sinistra
e sul mento vediamo ripetersi identicamente gli accennati motivi di ombra e di luce. La forma
regolare di sottile scanalatura, data alla fossetta che intercede fra il naso e la bocca, è un'altra
comune caratteristica delle due figure.

In altre figure dei due quadri si notano le medesime particolarità, e spesso il pittore si
compiace di ripetere quel suo caratteristico uovo di luce viva, per cui i menti appariscono
pesanti e più sporgenti che non siano in realtà.

Non insisto su altre precise rispondenze che offrono i nimbi rilevati e i manti sontuosi
delle due Madonne. Noto piuttosto che queste, come portano due manti dello stesso disegno,
così hanno assolutamente identico ogni lineamento del viso; onde è evidente che una stessa
donna, viva o dipinta, ha servito di modello per i due quadri, e se pure è lecito dubitare
dell'identità dell'autore, è escluso in ogni modo il dubbio sull'origine comune dei quadri stessi.

Potrebbero tuttavia questi quadri essere stati dipinti in momenti relativamente lontani.
Se è alquanto inferiore al quadro di Birmingham per accuratezza di esecuzione, il quadro di
Castelsardo dimostra conoscenze prospettiche e virtù plastiche molto più notevoli. Mentre
tutte le figure del quadro di Birmingham sono costrette in un piano unico, le figure degli
angioli musicanti appariscono subordinate, prospetticamente, nel quadro di Castelsardo, al
gruppo centrale della Madonna col Bambino, e questo riesce d'effetto veramente monumen-

1 II ChatMberlain riferisce che nel 1874 il sig. Wil-
liam Scott donò alla Galleria di Birmingham alcuni
oggetti da lui raccolti in Sardegna e cioè il quadro e
un certo numero di vasi e monete etnische e romane.
«Nessuna informazione», soggiunge il Chamberlain,
« si è potuta ottenere circa la località precisa in cui il
donatore acquistò il quadro». Evidentemente nulla è
noto, sulla provenienza degli oggetti donati, all'in-
fuori delle asserzioni stesse del donatore; e dell'esat-
tezza integrale di tali asserzioni potrebbe dubitarsi
con qualche ragione, dacché le antichità etnische in
Sardegna sono più che rare.

2 Anche le ancone di Sanluri e di Tuili si trovano

attualmente presso la Pinacoteca di Cagliari, ma a ti-
tolo provvisorio.

3 Aru, Storia della pittura in Sardegna nel se-
colo XV (Estratto &M' Anuari de l'Institut d'estudis
catalans, MCMXI-XII, Barcelona, 1912); Biehl,
Kunstgeschiohtliche streifzuge durch Sardìnìen (Zeit-
schrift fììr bildende Kunst, Leipzig, 1912); Venturi
(Adolfo), Storia dell'arte italiana, parte IV del vo-
lume VII, pagg. 1.10-118.

♦ Alinari, In Sardegna. Note di viaggiò. Eirenze,
Alinari, 1915.

5 Aru, op. cit., pagg. 16-20; Venturi, op. cit.,
pagi 119.
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