L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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MA RIA KRA SCENINNIKO VA

gli orecchi e si ritrae mordendo il freno, in espres-
sione di allarme.

Oltre gli studi per le composizioni note ce ne
sono pervenuti altri che servirono per affreschi
perduti, di cui fan cenno i contemporanei del
Pisanello. Si sa che egli eseguì una grande composi-
zione in palazzo dei dogi a Venezia e lavorò a San
Giovanni Laterano, continuando il ciclo di affre-
schi intrapreso da Gentile da Fabriano. Tra i noti
disegni pisanelliani, che trovansi attualmente a
Parigi nel Codice Vallardi, a Londra, nel British
Museum, a Chatworth nella Collezione del duca di
Devonshire, molti devono aver.servito come studi
preparatori per queste composizioni scomparse.
L'umanista Facio 1 descrive la scena raffigurata
in palazzo ducale, notevole, secondo lo scrittore,
per il realismo e per la stravaganza dei costumi
esotici. La composizione era tratta dalla leggenda
veneziana di Alessandro III; rappresentava Ottone
implorante dal padre la pace con Venezia.

Vi è uno schizzo (67), nella raccolta Vallardi,
che potrebbe avere rapporto colla suddetta com-
posizione attualmente scomparsa. Questo schizzo,
indubbiamente di mano del Pisanello, mostra l'im-
peratore seduto, e alla sua sinistra tre serie dei
personaggi, ugualmente seduti. Lo studio ha la ra-
pidità dell'esecuzione e la vivacità delle mosse pi-
sanelliane. Là finezza e la precisione del segno sono
inferiori che negli studi per l'affresco di S. Anasta-
sia, il quale fatto si spiega, pensando che l'affresco
del palazzo ducale è opera giovanile del Pisanello,
probabilmente del 1415.

Potrebbe forse riferirsi all'affresco veneziano an-
che il disegno n. 16 (C. V.) (fig. 4), studio prospettico
di una sala a volta, in cui si adunano cinque giovani
cavalieri allineandosi lungo la parete sinistra. Le
agili figurine, schizzate con rapidità e abbigliate
con sfarzo, sono deliziose macchiette di costume. La
prospettiva della volta e del pavimento è studiata
con cura, come quella dei personaggi che trovansi
a diversi piani. 11 disegno differisce dai due pre-
cedenti per la sua grande finezza, e, se lo vogliamo
considerare appartenente alla loro categoria, di-
mostra un passo avanti improvviso e sorprendente.

Si deve ancora notare tra i possibili studi per
l'affresco del palazzo ducale un disegno della
C. V. (166) raffigurante i particolari di una chiesa.
L'architettura ricorda Venezia, e il segno rapido
caratteristico è senza dubbio del Pisanello.

' * * *

Ancora più difficile è determinare i disegni per
la seconda grande composizione scomparsa, cioè
per gli affreschi in S. Giovanni Laterano. Sap-

FAOIO, De Viris illustribus.

piamo che il Pisanello attendeva a queste pitture
in Roma nell'anno dell'assunzione di Eugenio IV
al pontificato (1431), continuando l'opera di Gen-
tile da Fabriano. 11 primo incarico di lavori in
S. Giovanni Laterano era venuto al Pisanello da
Martino V, il quale gli aveva confidato il com-
pimento della storia di S. Giovanni Battista; ma il
papa morì prima che l'affresco fosse condotto a
termine. Come è noto, sotto il successore di Mar-
tino V, Eugenio IV, il Pisano ricevette quaranta
fiorini d'oro il dì 18 aprile 1431 «prò picturis factis
etfiendis», cinquanta fiorini d'oro l'ultimo giorno
del febbraio 1432 » prò complemento provisionis
et salarii sui rationi». Questi affreschi non durarono
molto tempo: il Facio riferisce di aver sentito dal
Pisanello stesso che l'umidità li aveva rovinati.
Siccome non ne è rimasta traccia, ogni riferimento
dei disegni alle pitture nel Laterano può aver sol-
tanto valore relativo, di semplice induzione. Solo
in base a considerazioni ipotetiche, potremo sup-
porre che i due disegni seguenti abbiano fatto
parte di studi per S. Giovanni Laterano.

11 disegno n. 17 della, Collezione Vallardi (fig. 5),
raffigura l'apparizione di un Santo a un frate pere-
grino. Il Santo si muove dalla soglia di una loggia,
accompagnato dalla schiera devota dei cavalieri e
delle dame pie. A destra di lui si profila una
leggiadra figura di cavaliere, avvolta nel manto
guarnito da bordi di penne arricciate; la svelta e
fine testa, coperta da un lungo berretto, si sporge
libera dall'ampio mantello, in mossa ritmica ri-
spondente a quella della gamba destra. Il carat-
teristico segno pisanelliano, tagliente, foggiato a
virgola, si ripete ovunque in questo disegno.
Finissima anche la figura del Santo nel manto lungo
e fluente che avvolge la snella, pieghevole caduta
del torso e del piede destro leggermente scostato.
Il Santo, raffigurato mentre parla a un monaco in
ginocchio davanti a lui, sta di profilo a de-
stra innanzi a una leggiera galleria gotica, che
ricorda molto quella del disegno citato per gli
affreschi del palazzo ducale di Venezia. Le remi-
niscenze gotiche si mescolano agli elementi del-
l'architettura cosmatesca, come dimostra la co-
lonnina tortile del loggiato; anche questa ttaccia
di forme locali prova che il disegno appartiene al
periodo romano.

Il gesto delle mani del Santo esprime una straor-
dinaria vitalità; le dita, nervose e agili, parlano.
A sinistra di lui, cinque giovani guardano con in-
teressamento devoto. Tutti hanno capelli cespu-
gliosi, disegnati a tratti leggieri ed agili; il suolo è
indicato da segni a guisa di virgola capovolta.

Il foglio 91 della Collezione Vallardi contiene due
schizzi su carta rossa, eseguiti a carbone. Uno
rappresenta S. Giovanni Battista nel deserto, ed
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