L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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JACOPO RIPÀNDA 33

Ed è questa scena più in v ista, copiosa <li gucr- pochi caratteri pinturicchieschi, un (ale elemento

rieri in turbante, e in vesti orientali alla tur- appare assai più scarso nelle pitture del « Palazzo

chesca, che deve aver fatto pensare al Malvasia dei Conservatori » ove prepondera la consuetu-

rappresentasse il Trionfo di un Re di Persia, forse dine delle forme di Ercole da Ferrara e del Costa.

di Ciro. Si pensa insomma a un coetaneo del Chiodarolo, del

Questo dal lato del soggetto; se poi ci mettiamo Tamaroccio e di Amico Aspertini, con alquanto
a studiare la maniera delle scene ricordate, in- di più dolciastro, derivato direttamente o media-
farcite d'antiquaria e manchevoli d'equilibrio, tamente dal Sodoma.

non foss'altro per la differente scala usata nel Se a un maestro dell'Italia Centrale si volesse

rappresentare i personaggi delle varie storie, e ad ogni modo pensare, non sarebbe perciò al

nel graduare ciucili di una stessa raffigurazione, Pcruzzi, ma a Gerolamo Gcnga, l'unico che abbia

la prima impressione che se ne ricava, anche là in comune con l'Aspertini e con il pittore degli

l'i". 5 — Roma - Palazzo dei Conservatori : Annibale varca le Alpi.

dove il fare originario è più facilmente discernibile, affreschi descritti le teste slargate e zazzerute, e
è di trovarsi di fronte a un artista similissimo ad le mosse scontorte; quel Gerolamo Genga con cui
Amico Aspertini. E non solo per l'eccessivo adden- vedremo che il Ripanda certamente fu in contatto,
samento delle figure nelle scene, per la bolsa ese- Ma quanto sono lontani i freschi di Roma dalle
dizione, per l'eclettismo senza discernimento che vi loro fonti! Di maniera completamente diversa sono
si nota, ma specialmente per il fondamento emi- gli sfondi, a cui manca la freschezza dei paesaggi del
liano, palese dovunque, che basta ad escludere il Costa, lontananti fra brume azzurrine. Il pittore,
nome maggiore di Baldassare Peruzzi. Soltanto, più che dal senso dell'arte è guidato da quello dei-
mentre con l'Aspertini il senese ha in comune non l'erudizione, cosi che tolto lo sfondo emiliano

insulisque intcr Siciliana Italìamquo forvent excedant cap- siede Quinto Lutazio Catulo sta scritto: « Exacto primo
tivos restituant sotios novexent et duo et ducenta talenta bello punico pacis initae cum Cartaginensibus per Q. Lu-
ta annos X pendant ». Nel plinto accosto, ma sotto la scena tatium Catulum Cons. in foro pacta sanciuntur anno ab
di Annibale che passa le Alpi si legge invece: « Hannibal urbe condita DXII ». Nella solita fascia ove sono i busti
in Italiani transgressus niaxiniis claudibus Komanos affecit di L. Postumio, !.. Metello, M. Valerio Messala, C. Ter. Var-
non tamen romanam virtutem et eonstantiam supera viti ione, C. Duilio, M. Marcello si legge: «Sicilia insula terra
q. adversis potius q. secundis rebus discens ne dum dueem ipsis cultori bus frugifera populoque romano pace et bella
smini eiusque patriam evexit veruni universum pene orbeni fidissimum annonae paesidium prima omnium se ad ami-
imperio suo adiecit ». Nella fascia sono raffigurati i busti citiam fidemque populi romani applicuit. Prima omnium
di P. Emilio, Cornelio Scipione Nasica, M. Flaminio, Caio provincia est appellata. Prima docuit maiores nostros quam
Faunio, Calpurnio Fiamma, Q. Mamilio Vitulo. pracclaruin essct exteris gentibus dominare». (Cicero, De
Nell'affresco di destra, e precisamente sul plinto, ove jurisdict.).

L'Arte. XXIII, 5.
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