L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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ENRICO BRUNELLI

11 paesaggio di Giovanni è puramente fiammingo, e gli influssi fiamminghi preval-
gono, in genere, nell'opera del maestro.1 Egli non è tuttavia un fìammingheggiante
deciso, quale Luis Dalmau. Egli non ha attinto, come il Dalmau, direttamente ai Van
Eyck, e le sue scenette sembrano piuttosto ricalcate sui modelli forniti dalla miniatura
franco-fiamminga anteriore.2 Accanto agli influssi nordici non manca poi di manifestarsi,
specialmente nell'ondulazione delle linee di alcune figure, il ricordo di Siena: indiretto
ricordo, fievole eco della gentile arte catalano-senese di Luis Borrassà. Nessuna traccia
invece di influssi della rinascenza italiana; e in conclusione, se si considerano le fonti
dalle quali l'opera di Giovanni deriva, una data vicina alla metà del secolo XV conviene
ad essa molto più che non una data vicina alla fine del secolo stesso. Manca, per vero
la possibilità di escludere che il pittore fosse un ritardatario rispetto allo sviluppo, già
per sè stesso tardivo, della pittura catalana del quattrocento, ma l'arte che egli importò
in Sardegna corrisponde in ogni modo a uno stadio della storia pittorica catalana,
anteriore al retablo del Cóndestable e al fiorire dei Vergòs. '

Quale che sia stato il momento dell'importazione, non vi è dubbio che, quando il
secolo xvi ebbe inizio, l'ancona del maestro Giovanni fosse al suo posto, nella chiesa di
S. Francesco di Stampace; poiché, fra le ancone sarde che ne derivano, vi è quella di
Gonnostramatza, di cui è noto che fu compiuta dal pittore cagliaritano Lorenzo ("avaro
nel 1501. La data stessa vale, in via d'approssimazione, per l'ancona della cappella
Carnicer, strettamente affine all'ancona di Gonnostramatza. Èd anche nei riguardi del-
l'ancona di Tuili ha un certo valore, non tanto per la (piasi assoluta concordanza for-
male di alcune parti in tutte tre le ancone,4 quanto per alcuni indizi, forniti dall'ancona
Carnicer e dall'ancona di Tuili, di tendenze stilistiche comuni nei due autori s, pure
assai diversi di merito l'uno dall'altro.6

All'uno e all'altro certo era cognito qualche modello di un'arte posteriore a quella
di Giovanni da Barcellona, e in cui gli influssi della rinascenza italiana erano penetrati.
Ma non rimane oggi in Sardegna, o non è noto che vi sia rimasta, un'opera catalana,
in cui quegli influssi si affermino così efficacemente come nell'anonimo di Birmingham,

1 È da notare particolarmente il carattere fiam-
mingo delle costruzioni monumentali che appari-
scono nello sfondo della scena della Crocifissione.

2 La scena dell'Annunciazione offre qualche
notevole affinità con la grande Annunciazione di
Giusto d'Alemagna; e potrebbe pensarsi, per
l'una e per l'altra, a un prototipo comune dei
Van Eyck (cfr. Lionello Venturi, Studi Anto-
nelliani, ne L'Arte, a. XT, pag. 446-447).

3 Nell'opera già più volte citata (p. 13) I'Aru
torna a proporre, pur con molte riserve, l'identi-
ficazione già tentata e poi abbandonata dallo
Spano (Abecedario storico degli uomini illustri
sardi, Cagliari 1869, pag. 19; Storia dei pittori sardi,
pag. 14) fra il pittore che si firma Iohaes Barcels
nell'ancona della Pinacoteca di Cagliari e un pit-
tore Giovanni Barello che dimorava a Sassari
nel 1510. Senza escludere in modo reciso tale
identificazione, non credo concorra a renderla
probabile il fatto, accennato più oltre nel testo,
che l'ancona di Cagliari nel 1501 era già copiata.

+ L'episodio della Crocifissione si ripete in cia-
scuna delle ancone con variazioni insignificanti:
fonte comune la Crocifissione del maestro Giovanni.

Così sono quasi identiche fra loro le figure di San
Pietro, nell'ancona Carnicer e nell'ancona di
Tuili, e la figura di Sant'Antonio, nell'ancona di
Gonnostramatza.

5 Anche nel Presepio dell'ancona Carnicer vi è
qualche debolissima traccia d'influssi della rina-
scenza italiana; e nella guancia enfiata del ru-
stico suonatore di zampogna vi è un accenno a
ricerca di plasticità che si trova non dissimile
nell'angioletto flautista di Tuili.

6 Che l'ancona di Tuili sia stata dipinta in data
non troppo lontana dal 1501 è attestato anche
da un altro fatto. Al pari di Tuili, le prossime
terre sarde (Sanluri Gonnostramatza, I.unama-
trona, Villamar, Barumini, Gergei) hanno adorne
le chiese di grandiose ancone: di queste solo al-
cune sono datate (Gonnostramatza, 1501; Vil-
lamar. 1517; l'ancona inferiore di Tuili, 1.534).
ma tutte hanno qualche cosa di comune, ed è
evidente che, all'inizio del secolo XVI, in quella
plaga fertile e ricca, si svolgeva una gara d'arte.
Tuili, con l'ancona della Madonna, aprì forse la
gara e certo la vinse,
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