L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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LUCIA LOPRESTI

ammorza i suoi cicli per timore di una prossima
tempesta eppur non riesce a reprimere lo scatto
improvviso di un lampo che «disegna - l'orecchio
e l'acconciatura campestre di un satini, anche qui,
nella Galateo,.

Ora questa speciale interpretazione di un mo-
vimento, così esteso, questa acuta intuizione di
una tarda nostalgia, stilistica, sembrano artifi-

possibile le madreperle dei busti. Che più? Il
bastone pastorizio di Adone taglia, senza dolore,
il Inaino braccio di Venere e la sua. bianca veste:
come, vien fatto di pensare, nel « Giuseppe » capito-
lino, una bruna impugnatura placcava una spalla,
nivea e una bandoliera opaca solcava i ghiacci
di un dorso fulgente.

Ora appunto per questo carattere di troppa

Fig. 6 — P. Testa : // sonno dei pastori. Galleria Colonna.

ciosamente racchiuse e concentrate in un qua-
dretto della galleria Colonna.

Parlo del Sonno dei pastori (fig. 6) (Venere e
Adone in Arcadia?) finora attribuito a Poussin.
Davvero un simile nome viene spontaneamente
alle labbra dinanzi a questa opera che appunto
del programma neo-veneto sembra il cartello
réclame. Guardandolo par di sentire ancora i
dettami del francese sul colore: La pittura sarà
elegante quando gli ultimi termini con i primi
per via dei mezzi saranno congiunti... ». Proprio
così! non ci son davvero « asprezze di linee e di
colori » in questa calmissima tela. Essa dorme,
come dormono i suoi personaggi raccolti nella
compostezza delle membra archeggiate, acciocché
il colore non ne debordi; le teste si curvano per
evitare il pericolo di un rabescato contorno,
le braccia inghirlandano le teste per estendere al

assoluta adesione agli indirizzi così detti poussi-
niani, questa operetta non può essere del Poussin.

Giammai il Francese dosò con tanta precauzione
il venezianismo delle sue figure; giammai, per
farle più interamente coloristiche le accoccolò
in pose così goffette, e così poco « degne ». Egli
amava troppo, anche dopo aver copiato i Bac-
canali di Tiziano, la gravità classicamente mon-
dana della composizione, per potere di un tratto
abbandonarla così; e del resto anche i suoi più lim-
pidi momenti di completa concezione cromatica
non potrebbero aver prodotto questo quadro, in
cui neppur uno dei maturi fermenti tizianeschi,
rivive.

Giacché, ci sembra, l'intenzione coloristica di
quest'operetta vuole oltrepassare in densità e in
acutezza di sensazione, fin l'esempio degli stessi
tipi veneti. Si pensa che il suo autore si sia scer-
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