L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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Bernardo Cavallino nella Galleria Nazionale di Stoccolma
e nella raccolta Harrach di Vienna

Bernardo Cavallino rappresenta l'arte napoletana, ne] Museo di Stoccolma, con un
quadro erroneamente attribuito al Castiglione, una tra le più belle sue creazioni di
grande formato: Giuditta (fig. i). L'eroina, che nell'opera della Galleria Nazionale di Napoli
balza dall'ombra, snodando con ebrezza, a passo agile di danza, il lungo corpo flessibile,
qui s'affaccia al limite del quadro, indolente e languida, con atono sguardo. La strage
è compiuta, e una mano della giovane donna a fatica trattiene la spada, l'altra
riposa inerte sul drappo chi; cinge la testa recisa: affacciata come al vane d'una
finestra, l'eroina sembra smarrirsi nello stupore che segue le grandi emozioni. Non
più il dramma, dramma di luci e d'ombre, di tripudio e di strage, è oggetto dell'artista,
come nel quadro di Napoli: la testa d'Oloferne è messa a sostegno della mano, che
sfiora con preziosa leggerezza il drappo candido, di così morbido spessore; la spada è un
cesellato gingillo che vale a rialzare coi vividi lumi la smorzata luminosità del manto
di velluto, ad ornare dei suoi bagliori d'oro Giuditta, tipica figura dell'arte cavalliniana,
nella sensitiva delicatezza delle nari sottili e delle carni leggermente ondate, nel pallore
del volto, in cui s'aprono grandi, afone, sature di languore, le larghe iride nere. La
gamma giallori) delle vesti dà il tono alla luce periata de! fondo: il manto avvolge la per-
sona della pompa di un azzurro cavalliniano; una grande tenda sciorina il molle splen-
dore del suo velluto verde dietro la testa della giovine donna, fior di velluto anch'essa,
nei drappi che la cingono, come nel pallore splendido delle carni, nel torpore della posa
indolente. E anche la luce rinuncia a brillantar pieghe, ad accender gemmate scintille,
per intonare la molle gamma dei siioi passaggi alla vellutata sostanza di ogni oggetto,
alla misteriosa apatia del tipo.

L'elemento caravaggesco nell'arte di Bernardo Cavallino è rappresentato con la sua
massima efficacia in uno dei preziosi quadri a piccole figure, che, nella Galleria Harrach di
Vienna, portano il nome di Bartolomeo Manfredi. Essi appartengono a un periodo suc-
cessivo a quello comprendente le pitture nelle chiese dei Gerolamini; eppure, mai più che
in questa vivacissima composizione di San Pietro negatore di Cristo (fig. 2), Bernardo è
vicino al grande nov atore. La cortina, che mai non manca di prodigar la dolcezza de'
suoi velluti alle tele cavalliniane, annodata di fretta con una cinghia, lascia dominai- le
tenebre intorno alla mirabile scacchiera di statuine investite in pieno dalla luce,
che isolalo sfaccettato gruppo, affila con insolita nervosità gli spigoli della forma, forbisce
lucenti corazze, dà risalto, nella gelida bianchezza dei volti, al nero degli occhi, delle
ciglie appuntate, delle chiome liscie, alla porpora cupa delle labbra; si riverbera in abba-
cinanti falci luminose, qua sopra un collo nudo, o sopra un orecchio, là sull'esile acuto
profilo d'una piuma. E d'improvviso la luce ferma i movimenti delle microscopiche sta-
tuine, composte in una sintetica costruzione angolare, dove gli atteggiamenti vivacis-
simi e variati si equilibrano con rigoroso effetto, ignoto alle primitive opere dell'artista.

1 quattro giocatori, e la servente che indica ai soldati l'Apostolo, e rientra nella
sfaccettata costruzione del gruppo, il nero antimonio di due occhi sopra un'abbacinata

L'Arie. XXIV, 27.
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