L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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OGGETTI D'ARTE E DI STORIA RESTITUITI DALL'AUSTRIA-UNGHERIA 147

musei, nel liliale i nudi hanno la stessa massività
di muscoli, individuati con cruda energia, e le
teste dei centauri e delle ninfe trovano un per-
fetto riscontro con la nodosa testa dell'Ercole. 11
manto di pelliccia posato dall'eroe sopra un tronco
d'albero e i manti di stoffa delle ninfe hanno la
stessa leggerezza e inconsistenza di velo, la stessa
molteplicità, irregolarità, inquietudine di pieghe,
minuzia di luci. Si ritrovano, nei medaglioni resti-
tuiti dall'Austria, tutti i caratteri del Ca-
radosso, che ricerca a mi tempo energia
di effetti scultorei e minuzia preziosa
di (anali. Ira i (.ipolavori dell'oreficeria
italiana può certo porsi la pelle serpen-
tina dell'Idra, con la sua rete minuta di
squame.

Anche Andrea Riccio è rappresentato
nella forma sua più gradevole e spiritosa
da un calamaio in bronzo (fig. 9) com-
posto di una conchiglia infissa sopra una
mensoletta adorna di fogliami e di zampe
leonine: a riscontro della conchiglia, se-
duta sul piano della mensola, una figu-
rina di fauno indietreggia, tendendo un
braccio ne! vuoto; nel centro s'innalza,
da un ceppo, una faunessa a cui s'ag-
grappa un faunetto vivace. 11 classico
Kiccio padovano, erede tardo del Man-
tegna e di Donatello, qui, come nel deli-
zioso Fauno suonatore di fiatilo apparte-
nente all'Àshmolean Museum di Oxford,
ricerca vivacità di movimento, grazia gio-
vanile e arguta. 1! volto della l'annessa
ha qualche linea in comune col classico
volto dell' Abbondanza nel Museo Nazio-
nale di Firenze, ma la severità augusta
del tipo cede a una vellutata infantile
pienezza di forme, in accordo con l'atteg-
giamento perplesso della figurina, centro
e trofeo al leggiadro ninnolo.

Tra le rarità recuperate, sono i due co-
dici di Mattia Corvino re d'Ungheria, che
s'uniranno, nella K. Biblioteca modenese,
agli altri falli miniare il fiorentino Atta-
vante dal popolare re, che schiuse le porte del-
l'Ungheria al Rinascimento italiano ffigg. 10-12).
Con esso torna alla R. Galleria modenese un di-
segno del Correggio per la cupola del Duomo
di l'arma (fig. 11): un apostolo inneggiante alla
Vergine dal breve piedistallo della balaustra, su
cui uno dei geni celebra con rito pagano, con sa
crificale patera, il trionfo di Maria. È da aggiun-
gersi, il prezioso disegno ad altri, da noi rintrac-
ciati, nel Museo Teyler ad Haarlem e nella col-
le/ione Oppenheimer di Londra.

Si sarebbe tentati di parlar di ogni cosa, di tante

cose conosciute per vecchie relazioni, per racconti
raccolti da vecchi custodi, per documenti letti e
riletti, copiati e ricopiati, da noi fatti conoscere
a chiunque poteva darci qualche barlume di spe-
ranza di conoscere de visti le care cose, che ado-
rammo senza vedere.

lai giorno a Vienna, nella Beatrixgasse, s'aprì
la raccolta estense al pubblico; e noi eravamo
là pronti a salutare, ad accarezza re con gli occhi

Fig. 10 — Frontespizio del codice
miniato da Attavante.

le nostre cose. Ma presto si chiusero le porte
della casa estense, come prima si chiuse per noi
lo stipo racchiudente in quella casa la Bibbia
di Borso d'Este, opera di miniatori ferraresi,
lei quali avevamo, dai registri di spese ducali,
raccolto numerose notizie, sul procedere del la-
voro, di anno in anno. Avevamo veduta, stu-
diata, la meravigliosa Bibbia per farne la illu-
strazione nell'Annuario dei Musei Austriaci; ma
se questo scopo valse da principio a far aprire
lo stipo, l'italianità dello studioso valse presto
a farlo richiudere. Ov'era l'ira cieca verso di
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