L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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LA MOSTRA DELLA PITTURA ITALIANA DEL SEI E SETTECENTO 151

Certo non tutti i napoletani sono qui rappresentati quanto era forse necessario,
ma, veramente, a voler fare le cose in modo completo ci voleva addirittura una mostra
per loro soli. Così per Giordano v'è certo assai poco, ma bastano forse quelle due grandi
scene di mercato a darci un'immagine profonda della sua arte: opere queste estrema-
mente significative di tutta una tendenza dell'arte del Seicento, vero trionfo della ma-
teria, succulenta epopea del mondo vegetale, tra luci grasse, acque pesanti.

Perchè veramente, com'è stato notato, in alcune nature morte il Seicento racchiude
tutto un mondo pittorico e spirituale. Anzi a questo proposito occorre notare quelle
di Paolo Antonio Barbieri, altra rivelazione di questa mostra. In esse v'è qualcosa di
molto singolare, una sobria freschezza che dà un sapore modernissimo a quei suoi stu-
pendi tralci di vite, un senso vigile del peso e della solidità degli oggetti che trasfigura
una bottiglia e un piatto d'ova in vere meraviglie di visione pittorica. Qui andiamo
assai al di là dello stesso Seicento. Ed anche il Ruoppolo il Rccco, il Baschenis harno
delle cose assai belle.

Giaquinto non è qui troppo rappresentato: vi sono però alcune sue opere assai
buone, come il quadro Borghese e i due Santamaria, che possono dare una qualche
idea della stupenda vena pittorica di questo grande dimenticato.

Una conferma assai notevole è quella del valore di Bonito che, specie nel quadro
del ferito, giunge ad una mirabile vivacità, psicologica oltre che pittorica.

Eccoci così in pieno Settecento.

Un predominio si sente per tale età anche in questa mostra, quello dell'Italia set-
tentrionale e specie dei veneti, predominio preparatosi nella seconda metà del secolo
precedente.

Vero trionfatore il Piazzetta con la « Concezione della Vergine », l'« Estasi di San Fran-
cesco », « Giuditta ed Oloferne », oltre che con la famosissima « Indovina »: singolarità
di visione veramente profonda e spirituale, plasticità vivente, foggiata con ardore.

Di grandissimo interesse le sale dei Guardi. Nè occorre certo una questione di
attualità per far indugiare di fronte ad opere come il « Ridotto ». Da tutti notata la
« Veduta della Laguna » del Poldi-Pezzoli, così sintetica anche di colore.

Quanti conoscevano il Bazzani? Anche per ciò questo mantovano che è qui larga-
mente rappresentato con tutta una sala di sue opere presenta un interesse particola-
rissimo, nonostante che, a lungo andare, egli possa divenir stucchevole.

E chi mai sapeva del Ceruti? Eppure basta questo suo quadro delle « Lavandaie »
per inalzarlo di colpo ad un valore davvero singolare, per forza sintetica e genialità
di visione che lo rendono modernissimo. Anche la « Donna con cane » del Todeschini
(pittore, dicesi, del secolo xvn) è tra le cose più moderne di tutta questa mostra, e
distacca violentemente l'artista da altre sue opere che pur qui si vedono.

Eccoci così, per finire queste note d'impressioni salienti, a due sommi, il Crespi
e il Magnasco, rivelazioni geniali della critica più recente. Entrambi assai ben rap-
presentati.

Superbe talune opere del Crespi, dense di materia pittorica e d'ispirazione direi
tattile, illuminate di luci che fosforiche splendono nell'impasto, con effetti da Rem-
brandt italiano.

Di un lirismo esasperato il Magnasco, nel quale si concentra e giunge all'estremo
quanto di romantico v'era nella sua età, in visioni allucinate tra luci serpentine e scatti
nervosi che piegano le teste dei suoi monaci come se costrette da molle improvvise:
fantasie di un medioevalismo nordico, estremamente significative in un pittore geno-
vese, ma realizzate con una pasta tra le più gustose. Qui veramente il motivo nar-
rativo e l'espressione pittorica si fondono in una unità inseparabile; il guizzo delle luci,
la nervosa velocità del modellato, l'acidula e quasi ironica fantasia delle scene scatu-
riscono da un'unica ispirazione.
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