L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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Sul tempo più probabile
della "Madonna dei Pellegrini," a S. Agostino

Potrà sembrar vana la determinazione di una
data che le più antiche fonti e le migliori han già,
con qualche approssimazione, lasciata intendere;
ma tant'è, non voglio esser sola a conoscere questo
documento che vale a stringere intorno alla «Ver-
gine di Loreto » le maglie, almeno, delle ipotesi cro-
nologiche.

Si tratta dcll'istrumento,1 steso il 4 settembre
160 per cui vien stabilita, tra i Padri di S. Ago-
stino e la famiglia Cavalletti, la cessione di quella
cappella che dall'opera del Merisi oggi ha il nome
e la fama. Vi si apprende come il « quondam Er-
mes Cavalletti Bononiensis in suo ultimo quod
condidit testamento » lasciasse obbligo ai suoi eredi
Pietro Paolo e Agostino Cavalletti, di usare la
somma di cinquecento scudi «in fabricanda et
ornanda quedam (sic) cappella existente in Eccle-
sia Sancti Augustini de Urbe... prope portam
eiusdem ecclesiae magnani intrando primam (sic)
videlicet in ordine versus altare majus tendendo,
ad praesens sub invocatione nuncupata B. Mariae
Magdalene... ».2

1 Archivio di stato: Atti notarili, voi. 57, carta 499 e segg.

2 Nei libri delle proposte e delle memorie del convento,
la cappella di S. Maria Maddalena, poi Cavalletti, viene tal-
volta designata col titolo di » Pietà della Fiammetta ».
Questo nome doveva evidentemente prender motivo da una
immagine che esisteva nella cappella forse insieme all'im-
magine di S. Maria Maddalena. A questo proposito non sarà
disutile riportare un paragrafo del « i.iber memoriarum »

In tal cappella, specifica più innanzi ristru-
mento, il testatore «voluitet mandavit fieri inscrip-
tionem ipsius quondam domini Ermetis, uti fun-
datoris prò se suisque heredibus et successoribus,
et in ea erigi altare inpittura, et ad honorem Heat.™*
Marie de Laureto sub cuius invocatione nuncupari
voluit... ».

Fino al giorno 4 settembre 1603 non esistevano,
dunque, in S. Agostino, nè cappella Cavalletti, nè
«altare in pittura » dedicato alla Madonna di Lo-
reto. Giovanni Baglione, puntuale galantuomo, non
ingannava enumerando quest'opera tra le ultime
che pubblicamente dipingesse in Poma il Caravag-
gio. Il quale, se, come pare ovvio, fu data pronta
esecuzione alle norme delPistrumento, dovette pre-
sentare il suo quadro non oltre la fine del [604,'

Lucia Lopresti.

(1542-16S8; carta 26, recto): « Adì 2 marzo 1606 il P. R.mo
ordinò se proponesse alti Padri de! Capitolo se si con-
tentavano che si donasse all'Ili.mo Card. Borghese l'im-
magine aulica dilla Pietà che già slava all'altari' della
Fiammetta hora delli Cavalletti... ». Ai primi del 1606 i
lavori ordinati da Ermes erano dunque da tempo compiuti.

1 La sicurezza, abbastanza solida, di questa conclusione,
sfaterebbe, se pur ce ne tosse bisogno, la scherzosa attribu-
zione che, anni sono, donava la 1 Madonna dei Pellegrini » a
Carlo Saraceni (M. Biancale. Attribuzioni caravaggesche,
in Bollettino d'arte, 1920). A Saraceni che, di questi anni, do-
veva trovarsi all'inizio del suo periodo elsheimeriano.

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Adolfo Venturi, Direttore.

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