L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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LE CHIESE GOTICHE DI GUBBIO

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sorto come oggi lo vediamo, quando i Canonici
della Cattedrale vi si riunivano a Capitolo dal
1240 al 1243, essendo il Duomo ancora in costru-
zione. E in verità l'aspetto raccolto, la freschezza
stilistica dell'interno e la semplice foggia dei con-
trafforti esterni, ci danno l'impressione che il S.
Giovanni sia stato ideato prima della maestosa
Cattedrale, la cui struttura rimane quella che
sarà definitivamente imitata nelle altre chiese di
Gubbio.

Nel 1250 o nel 1251 si fondava il monastero degli
Agostiniani, compiuto entro il secolo xin.1 La
chiesa, traversata all'interno da sette arconi ogi-
vali, è simile al Duomo, sebbene meno grandiosa
e con la differenza che i contrafforti esterni hanno,
già lo dissi, pianta semicircolare, come quelli della
Basilica di S. Francesco ad Assisi.

Ancora più vicina al Duomo, ci appare la chiesa
di S. Pietro annessa ad un monastero benedettino,
menzionato sino dal 1092.2 Essa conserva nella
facciata una porta e gli avanzi di un rozzissimo
porticato romanico; ma lungo i fianchi ha i soliti
contrafforti riuniti da archi irregolari, interrotti dal
transetto, e la tribuna poligona percorsa da arcate
cieche a sbarra, secondo un motivo non bello che
a Gubbio appare anche, con arcate acute e trilobe,
nella tribuna della chiesa di S. Secondo. L'interno
fu trasformato durante la Rinascenza, dopo che
nel 1505 gli Olivetani sostituirono i monaci cas-
sinesi. Tuttavia, salendo sopra le volte, troviamo
intatti gli arconi di pietra a sesto acuto in numero
di sette, appartenenti, insieme alla tribuna e all'or-
dinamento esterno, ad una ricostruzione dell'edi-
ficio romanico, che si fa risalire al secolo xiii.3

Da ultimo la chiesa di S. Domenico presenta,
come ebbi ad avvertire, la medesima particola-
rità. Essa è ad unica nave, come tutte le altre ri-
cordate, ed ha uno spazioso transetto che precede
la tribuna rettangolare. Rifatta all'interno nel 1765
secondo il gusto dell'architettura di quel tempo,
le sue volte celano nove arconi ogivali in laterizio
facenti parte della sua antica struttura, i quali
sostengono il tetto ornato, nelle pianelle, di timide
stelle rosse risaltate sul fondo bianco. L'edificio

1 P. Cenci], De Convcntu eugubino o. n. in « Analecta
Augustiniana », T. n. XIV, 28 febbr. 1906. 11 Lucarelli,
op. cit., 562, vuole che nel 1294 fossero finiti chiesa e con-
vento.

2 Cenci, Carte e Diplomi citi., doc. 61.

3 Lucarelli, op. cit., 622; P. Cenci, Ricordi storico-
artistici della chiesa abaziale di S. Pietro a Gubbio, Gubbio,
1904 ; A. Colasanti, Gubbio, Bergamo, 1905,75. 11 Laspe-
yres, op. cit., 7, è incerto nell'asscgnare la nuova fab-
brica della chiesa alla fine del duecento o ai primi del tre-
cento.

esisteva nel secolo xi ed era dedicato a S. Martino;1
nel 1287 fu consacrato dal \ escovo Benvenuto
in seguito a rifacimento o a restauro; nel 1304
venne in possesso dei Domenicani al tempo dei
quali sembra da ascriversi la navata2 sorta
con lentezza, come provano le chiare riprese del
paramento di pietra, lungo il lato destro.3

Siamo dunque ben certi che S. Agostino, San
Pietro e S. Domenico ebbero la loro caratteristica
struttura dopo il Duomo ed a imitazione di esso;
ma non possiamo affermare se gli arconi tra-
sversali apparvero prima in questo monumento
ovvero nella chiesa di S. Giovanni, secondo a me
sembra più probabile.

* * *

L'ordinamento notato ha un duplice scopo,
pratico ed estetico. Il primo consentiva di dare
agli edifici dimensioni grandiose, risparmiando
i legnami per le incavallature, difficili a trovarsi;
il secondo conferiva una simpatica impronta di
ricercatezza architettonica col volo degli ampi
arconi ed accennava una tendenza verticalistica
delle linee, che manca nelle chiese coperte a ca-
priate. A ciò si aggiunge, quando gli arconi sono
molti e a breve distanza l'uno dall'altro, come
nella Cattedrale, un non trascurabile effetto pro-
spettico illusionistico che fa sembrare assai più
ampio il vano da essi solennemente scandito. Ma
l'uso degli arconi con lo scopo di sostituire le ca-
priate ha origini senza dubbio lombarde;* e
conviene allora domandarsi se l'ordinamento che
a Gubbio abbiamo visto attuato con gotico ritmo,
non trovi il suo spunto in una tradizione locale
romanica, inspirata all'arte lombarda. La chiesa
di S. Donato, una modesta costruzione campa-
gnola dei dintorni della città, parrebbe volerlo
provare. Ad essa era unito un monastero che le
vecchie carte ricordano sino dal 1130', di cui
rimangono oggi scarse tracce nella prossima casa

1 II Cenci, Carte e Diplomi, doc. 370, pubblica un atto
del 1180 che ricorda la chiesa di S. Martino.

2 Lucarelli, op. cit., 600.

3 La parete di facciata è percorsa, nella st,a grezza os-
satura, da un arcone in laterizio simile a quelli sovrastanti
alle volte, la presenta del quale — inutile in quel luogo —
si spiega solo con un prolungamento della chiesa (vagheg-
giato e poi non eseguito) verso la piazza sulla quale pro-
spetta la facciata stessa.

■t Si vedono intatti, a pien centro e con tale ufficio, nella
nave di S. Maria Maggiore di l.omello del 1025. Ma per
questo e per altri monumenti che presentano la stessa ca-
ratteristica, cfr. A. Kingsley Portici;, Lomburd Archi-
tecture, I, New Haven, 1917, 94 ssq.

5 P. Cenci, op. cit., doc. 126.
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