L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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SERGIO ORTOLANI

I resti antichi, che a Roma e a Firenze suscitano entusiasmi estetici negli eruditi e nei lette-
rati e spingono alla Topografia Romana Raffaello, come già Ciriaco d'Ancona e il Biondo,
come poi il Baronio e cento altri; quei capolavori dissotterrati che moveano a spirituali
feste la corte papale e Michelangelo, a Venezia si riducono modelli d'arte decorativa nelle
corti dei Palazzi. Nò questo è dei minori elementi a fissarne il gusto e lo spirito dell'arte.

Interessante poi la durevole vita delle opere fiamminghe e tedesche. Van Eyck,
Memling, Roger van der Weyden, Dùrer e i minori « Ponentini » regnano accanto
all'antico e al veneziano. La finitezza, la lucidezza vivace del colore, quel tanto di
acceso, li dovevano render preziosi infatti ai creatori del cromatismo pittorico. Così
nel S. Jeronimo che nel studio legge in abito cardinalesco, l'opera più fiamminga di An-
tonello da Messina, si ammira a lungo « el paesetto... naturale, minuto e finito, e si vede
oltre una finestra e oltre la porta del studio, e pur fugge; e tutta l'opera, per la sottilità,
colori, disegno, forza, rilevo, è perfetta »; e ci s'incanta (pregio rarissimo fra tanta nudità'di
notazioni) alla miniatura di quel pavone e cotorno e bacìi da barbiere, e della letterina
sullo sgabello, « che pare contener il nome del maestro e nondimeno, se si guarda sottil-
mente appresso, non contiene lettera alcuna Si posson in questo passo scoprire due
nuovi elementi critici della veneta coltura: l'amor delle superfìci nitide e splendenti, che
pregia ancor le tavole quattrocentesche come pagine di messale fresche di oltremare e di
carnati e d'ori,2 e che ci spiega l'interesse non del tutto spento per Gentile da Fabriano
e i Bellini; il senso freschissimo del paesaggio, con predilezione ammirato nei Tre filosofi
nel paese Giorgioneschi, di Vienna; « con quel sasso tìnto così mirabilmente »;3 nel San
Francesco di Giovanni Bellini, ora in Inghilterra;4 e altrove.

Tale, più o meno, il quadro del gusto veneziano nel primo trentennio del Cinque-
cento; noteremo infatti come, rispetto all'Aretino e al Dolce, esso sia alquanto arretrato:
non ancora vi domina incontrastato Tiziano nè vi si presente il Tintoretto. Tuttavia
un altro carattere peculiare va rilevato. Il Michiel e molti amatori contemporanei, se
pur innamorati dell'arte locale, hanno viaggiato: i riflussi di tutta l'arte italiana crescono
a Venezia; si può dire che l'ammirazione spontanea ed acritica che s'accompagnò col
germinare del Giorgionismo si va temperando in una coltura più eclettica e letterata,
contemporaneamente al diffondersi del nuovo ideal pittorico veneziano pel mondo.

Singolare a tal proposito la lettera del Nostro al Marsilio, da Roma, nel 1520,5 che
ci rivela il suo entusiasmo per Raffaello, di cui deplora appassionatamente la morte. Il
« gentilissimo et excellentissimo pittore » gli è apparso grande in special modo per le sue
ricerche sull'antico: « L'anima sua indubitatamente sarà ita a contemplare quelle celebri
fabbriche che non patiscono oppositione alcuna ». Ove ci par di scorgere còlto più l'ar-
chitetto in lotta con i contemporanei, che il « venusto pittore » la cui « grazia » diverrà
il luogo comune degli esaltatori. Ma in altro punto il Michiel ci dà ragione di come am-
miri le sue pitture, descrivendoci la S. Margherita già in casa di Giovanni Antonio Ve-
rnerò/ « È una giovane ritta in piedi con panni apti ed eleganti, parte delli quali tiene con
la mano destra; con un aere bellissimo, li occhi chinati in terra, la carne bruna, come
era peculiar all'artefice...; un dracone... gira intorno a lei, in terra, ma sì discosto però,
che la si vede tutta insino alle piante, ne l'ombra pure del dracone la tocca, per essere
el lume e lo veder alto, con una grotta da driedo che aiuta la figura a rilevarsi: ed è
opera insomma irreprensibile ». Notevole l'accenno ad un capovolgimento del « sotto in
sù », al rilievo ottenuto per distacco di toni, alle brune carni care al Sanzio, notevole
sopratutto il gusto accurato di tale pittura.

1 Ed. Frizzoni (2!l), Bologna, 1884, p. 188. 5 Ivi, p. xxm, prefazione.

1 Ivi, p. 148-9, 166. 6 Ve n'è copia al Belvedere a Vienna. Originale

3 Ivi, p. 164. perduto in Francia. Forse si tratta qid della copia

* Ivi, p. 166. Ivi, p. 183.
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