L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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LUIGI BIAGI

che forse cercava di emulare il Duca nell'amore delle arti e che doveva aver simpatia
per l'Ammannati anche perchè questi si dilettava di problemi di ingegneria bellica, gli
fece fare parecchi disegni per abbellire la sua dimora. Sono progetti specialmente
camini adorni di erme ai lati, di modiglioni, di vasi sui frontoni sorretti di colonne io-
niche abbinate, con sopra figure decorative, con tutti quei partiti che egli era solito im-
maginare e che adoprerà anche nel 1568, in un camino che si vedeva nel Palazzo Giugni.

Oltre alla casa di città gli adornò anche quella di campagna. Era una villetta nel popolo
di S. Maria Novella posta in mezzo ad un verziere con annesse altre case coloniche ed un
podere. Costruita nello stile di Baccio d'Agnolo l'aveva acquistata il Vitelli dai Bartolini e
dal Vitelli passò ai Riccardi poi agli Stiozzi Ridolfì ed ai Marchesi Giuntini ed è oggi
posta in Via Valfonda 59.1 Nel libro dei disegni dell'Ammannati si vede lo schizzo di una
cornice di mattoni con ornamenti di mensole e decorazioni vegetali, eseguita « per il
signor Chiappino nel verziere »; ma di questa e delle altre decorazioni che egli eseguì
non rimane traccia.

Al suo architetto chiese il Vitelli anche il progetto di una casa di cui rimangono due
piante, una nel libro di disegni Riccardiano 2 e l'altra simile, ma più completa in un di-
segno degli Uffizi (3451) della cartella della Città Ideale che porta scritto « pianta dove
parlo del signor Chiappino » (sic). Nel libro Riccardiano accanto alla pianta è scritto
« perchè disse volerla, come il poggio, la casa ».

Infatti la pianta ricorda quella della villa di Poggio a Caiano, divisa anch'essa in due
corpi di fabbrica con un salone in mezzo, al quale si accede da un atrio adorno di colonne
abbinate e da un vestibolo. Il palazzo rimase sulla carta, perchè il Vitelli per doveri
della sua carica dovè allontanarsi da Firenze, e del resto l'Ammannati tutto preso dai
lavori di Palazzo Pitti aveva poco tempo da disporre altrove.

Questa è l'opera in cui negli adattamenti al rustico esterno dei Brunellesco e nel
disporre le grandi masse di rietra forte, il suo stile acquista quella pesantezza a quel
l'energico contrasto delle sagome, larghe semplici robuste, che perdurerà anche nelle
opere posteriori (fig. 13). Le vicende della fabbrica sono in parte illustrate dalle lettere del-
l'Ammannati al Duca.3 Da esse si ricava che è l'artista si dedicò all'opera specialmente
nei primi anni, cominciando come scrive il Lapini, 4 il cortile dalla parte del monastero
di S. Felicita. Probabilmente insieme a quest'ala fu cominciata anche la parte centrale.
Non è facile, e del resto non ha grande importanza, seguire dalle indicazioni brevi e con

chivio di Stato di Firenze: « Una casa nel popolo di
S. Felice in piazza nella via Maestra a p° via a 2
eredi di Jacopo Camerotti 3 a lui ecc. ». Nel 1561
la casa risulta abitata dal proprietario e vien tolta
la decima. Nel 1579 (Arroto 81) la casa è posseduta
in parte da Gian Vincenzo Vitelli e in parte è stata
riceduta ai Bini e viene affittata a Bianca Cappello,
a cominciare dal i° maggio. Il 1" aprile 1595 ritorna
di proprietà dei Bini, nel 1749 ai Torrigiani, che la
cedettero al Granduca Leopoldo, il (piale la adibì
a Museo. Per la permanenza dell'Ammannati in
essa cfr. la lettera del 12 luglio 1547, pubblicata
dal Gaye (Carteggio di artisti).

1 Archivio di Stato, Decima 1560, Arroto 211:
« Un podere con casa da s. e da lavoratore con più
case insieme poste nel popolo di S. Maria Novella
di Firenze drento in luogo detto gualfonda et orto
de Bartolini co sui confini », ecc., i quali beni detto
signore « li comprò da Bartolomeo di Zanobi Barto-

lini e fratelli », passò ai Riccardi nel 1598. Per la
storia di questa eredità di Chiappino è interessante
ricordare che nel testamento di lui fatto il 20 luglici
1565, a rogito S. Francesco Parenti, i mobili e gli
arredi della casa vennero lasciati alla moglie Eleo-
nora Cibo, con queste parole: « Item iure legati reli-
quit et legavit Illme due Leonore eius dilecti uxori
omnia mobilia res et quecumque alia etiam ar-
gentea et area que tempore mortis reperirentur in
domo elicti testatoris que fuit illorum de Binis vel
in domo viridarii empti ab illis de Bartol nis ».
A questo legato si oppose la moglie di G. Vincenzo
Vitelli, Virginia, appigliandosi ad un codicillo
fatto in Fiandra da Chiappino, ma ne ebbe sentenza
contraria dalla Ruota.

2 C. 322.

3 Gaye, Carteggio, passim.

* Lapini A., Diario, Firenze, Sansoni, 1900.
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