L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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ANTONELLO DA MESSINA

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labbra, l'occhio vitreo, dallo sguardo allucinato e spento, riflettono una impressionante
tristezza, senza limiti e rassegnata ad un tempo. La destra immobile sul libro chiuso,
la sinistra sospesa e aperta, forma di marmo pario percossa da sole, sembrano esprimere
lo scoraggiamento, l'inutilità della scienza e di tutte le cose umane.

Nessun ritratto rispecchia forse con tanta potenza il dramma dell'annientamento.
Una mirabile rosa canina, fiore trapiantato dal giardino dell'arte fiamminga sul suolo
italiano, spiega alla luce la bianchezza immacolata dei suoi petali di porcellana fine,
tocca di smorto rosa nel serico bottone. L'abbandono dei due freschi fiori recisi sulla
screziata lastra del parapetto quasi sul freddo marmo d'un sepolcro, aggiunge al quadro
una nota patetica, come la rosa sfogliata del gentiluomo di Lorenzo Lotto nella Gal-
leria Borghese di Roma.

Questa profonda immagine inizia la serie meravigliosa dei ritratti d'Antonello,
che persegue la realtà del tipo nell'espressione, a differenza di Piero della Francesca
e di Francesco Laurana; sorprende la vita della fisonomia, la rapidità del pensiero,
riflette a vicenda la sottile ironia di uno sguardo fuggente, di due fini labbra beffarde,
nel ritratto Borghese; la tempesta dei cupi occhi iracondi, delle inflessibili labbra del
Condottiero; l'ardore del sole siciliano nelle iridi vellutate del monaco presso Achil-
lito Chiesa, e della Vergine leggente di Palermo; la stanchezza senile nella grave testa
del vecchio Trivulzio; ritrae gli aspetti multiformi della psiche umana nella regolarità
inscindibile unica eterna delle sue forme plastiche.

Il periodo in cui Antonello subisce l'influsso fiammingo presto si chiude; lo studio
dei. particolari non distrae più l'artista, che, semplificato l'ambiente delle sue figure,
ne accentua il volume e la regolarità dello schema geometrico.

Così per la Madonna e i Santi del trittico di Messina, eseguito nel 1743.
Come idolo immoto si presenta la Vergine; la sua mano non porge le ciliege a Gesù,
ma si distende piatta a formar vassoio, e il bimbo, ferma la palla sul ginocchio, rimane
sospeso nell'atto di raccogliere i frutti, in una solenne pietrificazione di gesto. Verso
la mira della Vergine e del fanciullo volgonsi le forme di tutta la parte mediana del
trittico: così che il baldacchino non si colloca nel mezzo dall'arco, ma parallelo all'asse
di rivoluzione del gruppo. La composizione, ideata secondo un concetto prospettico,
non sopra uno schema di rigida simmetria, è di un equilibrio impeccabile.

Allo stesso principio di solidità cristallina obbediscono i particolari, che se la mano
del pittore ha lasciato negligentemente cadere sulla predella del trono un rosario con
i grani allentati, esso appare ai nostri occhi simbolo, come le rosse ciliege, come la
palla che riposa sulle tornite carni del putto, come il mezzo disco intagliato nella pre-
della, di una rigorosa concezione sferoidale delle forme.

Sugli stessi principi si crea la maestosa ampiezza delle ammantate immagini dei
Santi Gregorio e Benedetto, nelle ali del trittico, girate in prospettiva come già il
San Zosimo a Siracusa, e bilanciate severamente. I saldi cilindri delle pieghe, la quadran-
golare base della figura, che lentamente rotea, richiamano il San Vincenzo Ferrerò di
Colantonio; ma la lignea struttura della immagine di Napoli, chiusa nella campana
del camice di osso bianco, cede a una marmorea plastica, la pienezza di volumi a una
solenne gradazione dei piani smussati e torniti.

Il potente carattere fisionomico e la chiara sintesi formale, che si annunziano in
questi ritratti del pontefice e del véscovo, si spiegano nel busto della Galleria Bor-
ghese, ancor primitivo per lo squadro men forte dei lineamenti nel volto squadrato.
Le labbra sinuose, punteggiate e rialzate all'angolo, sono già nettamente tagliate nella
pietra dura; il globo dell'occhio incassa il suo ben definito volume entro le dense pal-
pebre; cilindri piatti di pieghe ripetono, nella veste di rosso lucido smalto, la costru-
zione prediletta di Antonello, e l'orlo stirato del berretto rinsalda l'architettura del
busto, lo squadro del volto beffardo.
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