L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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MARIO SALMI

ci mostra al contrarili Io stile di Bramantino nel suo periodo più tardo.1 La donna
morente campeggia sullo sfondo di nobili edifici romani interpretati con anima di lom-
bardo per l'eccessivo allungarsi delle membrature. E la figura, se nel disegno un po'
secco e tagliente accenna alle origini artistiche del pittore, nelle forme amplificate,
nello scorcio audace e nel largo muovere del mantello rosso grandiosamente panneggiato
ci dice quanto il Maestro lombardo avesse veduto e studiato, durante il suo soggiorno
romano (nel 1508 egli lavorava in Vaticano), Melozzo da Forlì. E quel minuto piegheg-
giare della veste si spiega col desiderio nell'artista di imitare i panneggi delle statue
classiche. Le eroiche forme melozziane appariscono bensì molto più evidenti negli arazzi
coi dodici mesi dell'anno, di proprietà del Principe Trivulzio, giustamente ravvicinati dal
Fiocco2 alla Adorazione dei Magi Layard e ritenuti un poco più tardi di questa, ma ideati
sotto la suggestione dell'ambiente romano. Lssi appartengono alla media attività del-
l'artista e furono tessuti poco dopo il ritorno di Bramantino da Roma nella arazzerla
di Vigevano da Benedetto da Milano e dagli aiuti suoi per il Marchese Giangiacomo Tri-
vulzio (morto nel 1518), il cui stemma domina in ciascun arazzo, mentre ritorna, nella
ricca bordura, alternato con quelli delle famiglie imparentate con la sua casata. Alla
Mostra è esposto uno dei pezzi più belli, il Mese di Dicembre (fig. 7), impersonato da una
figura di vecchio, fulcro centrale della composizione, che domina alta in mezzo ad altre
concepite largamente in un arioso e profondo ambiente in prospettiva, memore ancora
della grande arte di Piero della Francesca (fig. 7).

Quasi in antitesi col Bramantino ci passano innanzi le opere dei numerosi lombardi
che, in coro talvolta stucchevole, seguirono le orme di Leonardo.

Fra i più vicini al Maestro troviamo Ambrogio de Predis con un elegante Ritratto
di Gian Galeazzo Sforza di proprietà dei Conti Porro (lìg. 8), tutto intonato di bruno,
prezioso per raffinatezze chiaroscurali e di esecuzione diligentissima che — sebbene
sia alquanto anteriore — ricorda quello dell'Imperatore Massimiliano nella Galleria
di Vienna. C'è inoltre, a lui attribuita, una Madonna col Bimbo un tempo nella Raccolta
Crespi ed ora in quella Gualino.3

Del Boltraffio troviamo due ritratti mirabili per caratterizzazione di tipi e per no-
biltà di tecnica con quel loro tono caldo e dorato nelle carni: il Magistrato del dott. Ugo
Frizzoni, la Dama del Conte Febo Borromeo d'Adda.4

Altre cose a lui attribuite mi sembrano da aggiungersi a quel gruppo così detto dello
pseudo-Boltrarfio dal Suida.5 Includo fra queste una Madonna a mezza figura di proprietà
Grandi con un Putto alquanto sgangherato, un po' superficiale, ma piacevole di colorito;
ed anche una testa di Cristo della Raccolta Vittadini per la quale lo studioso che ricordai
aveva fatto già il nome del Boltraffio stesso.

Non si può da ultimo collocare entro la cerchia boltrafficsca un tondo attribuito
al Maestro, oggi in possesso della signora Genoulhiac-Frizzoni. Rappresenta, con mon-
dana eleganza, sotto aspetto di giovanetto, 5. Sebastiano a mezzo busto, e la calda tona-
lità rosso bruciata del volto ce lo fa riconoscere come una piacente fatica di Marco
d'Oggiono.6 Di questo leonardesco sono esposti anche un S. Martino ed un S. Rocco
della Duchessa Melzi d'Eni, assai vigorosamente ritratti sullo sfondo; così caro ai lom-

1 È pubblicata dal Suida ncìì'Iahrb. d. Kunalh.
Samml. des Allerti. Kaiserhanses, 1907, tav. 21;
mentre, già prima, lo stesso A. aveva pubblicato
il Cristo Del Mayno nell'Iahrb. cit. 1905, tav. 3.
Tutta 1' opera del Bramantino è degnamente
considerata ed illustrata in questi ormai noti
studi.

2 In L'Arte, 1914.

3 È pubblicata da A. Venturi, La Galleria
Crespi in Milano, Milano, 1900, pag. 252.

« Si vedano entrambi in F. Malaguzzi Valeri,
L'Arte alla Corte di Lodovico il Moro, III, pag. 86
e 82.

5 In Monatsh. cit., pag. 44 e ssq.
1 Si veda riprodotto dal Malaguzzi, op. cit.,
Ili, pag. 94-
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