L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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MARIO SALMI

figure ci ricordano Bartolomeo Veneto. Questo Maestro, in una Madonna, ora presso il
Conte Dona delle Rose a Venezia, che reca la data 1502 ed appartiene alla sua prima atti-
vità schiettamente belliniana, tenne a far sapere che era lombardo e precisamente di
Cremona (« Bartolamio mezo venizian e mezo cremonese»); inoltre passò gran parte della
vita sua in Lombardia, forse a Milano; dove abbondano i dipinti suoi più tardi ed in fine
egli sentì a suo modo l'arte leonardesca abbandonando, per questa, la sua maniera giova-
nile. Nessun dubbio pertanto che con le opere in cui si rivela per colorito, per minuzia
talora leziosa e per spirito schiettamente lombardo, egli dovesse esser presente a questa
Mostra in cui vediamo tre cose che lo lumeggiano benissimo. Una di queste è la Vergine
col Bimbo, di Donna Giulia Crespi Morbio: un gruppo di intima maternità in un simpatico
accordo di colori, dal fondo di velluto granato a riflessi, alla veste rosa ed al manto verde
della Madonna. Il dipinto non è firmato, ma quei ricci lumeggiati dei capelli e le forme non
lasciano dubbio alcuno. C'è poi la Suonatrice di liuto (datata 1520), della Contessa del Maino
Vassalli,1 rappresentata, secondo un dolce tipo di donna più volte ripetuto dal Maestro
e squisita per finezza di esecuzione: il dipinto gustoso deve esser piaciuto anche in passato,
come ci assicura la copia antica che ne conserva l'Ambrosiana. La terza delle opere esposte
è un Ritratto virile, dell'on. conte Venino, già in casa Perego (fig. 10). L'anonimo perso-
naggio, che ricorda un poco nel tipo l'altro ritratto di Bartolomeo che si conserva nella Pina-
coteca Ambrosiana, è rappresentato sotto una tenda verde, ed appare notevole per forte
struttura, per bel modellato, per certe minuzie, care all'artista, che si attardò a dipingere
diligentemente la fibbia del berrettone, la catenella aurea che pende dal collo dell'ignoto,
gli anelli nella mano destra. Ma se Bartolomeo Veneto non volle rivelarci il nome di costui,
appose volentieri, a questa che deve essere una delle sue ultime cose, la propria firma e
la data. In un cartellino leggiamo infatti: « 1525 Barthale | mei vennetiis | f. ».

E con la visione di quest'opera, lasciamo la piccola e piacevolissima Mostra.

M. Salmi.

1 Cfr. Ad. Venturi, in L'Arte, 1899, pag. 456.
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