L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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IL DUOMO DI FAENZA:

DOCUMENTI INEDITI

Ma una campana si era rotta e il 25 gennaio 1485,
don Girolamo « can.erarius » del Capitolo diede l'in-
carico a certo Pietro di rifarla: « Dominus Jhero-
nymus Canonicus capitili] dominorum Canonicorum
locavit petro magnavo ad faciendum de novo imam
campanam prò ecclesia Sanctj petrj Quam dictits
pctrits promisit maniitenere saldam supra campa-
nile per sex menses Item habeat prò sua mercede de-
narios decem bononienses prò qualibct libra ponderis
diete campane Item teneantur di et/ Canonie] dare
totum metallum et stagnum prò faciendo dictam
campanam Item teneatur dietus petrus facere dictam
campanam omnibus suis expensis et callum metallj
vadat ad danpnum dictorum dominorum Canoni-
corum Item facta dieta campana teneantur dare dicto
petro quatuor ducatos et ressiduum ad recollectum
proxime venturum ».1

Il 4 maggio 1485 il preposto del Duomo, don Bat-
tista Baruffaldi, fa testamento: 2 tra i vari legati
egli lascia un calice d'argento, un messale, una
pianeta, un palio alla cappella della Purificazione
del Duomo e alla chiesa in genere un breviario, un
salterio e 100 lire, quale contributo alla fattura
di una croce d'argento.

Di tali legati, di tali atti relativi all'arredamento
e all'arricchimento della Cattedrale se ne potreb-
bero ritrovare diversi. Ne ricorderò uno. Già il 9
settembre 1400 una « domina Cera filia quondam
Ser Bartolomei Ser hierominj de Faventia et uxor
Mengucij filij Guidonis quondam Ser Mengucij de
mutiliana habitatoris Faventie » aveva lasciato per
testamento alla chiesa faentina di S. Pietro « prò
anima sua unum Calicem cum patena fiendum de
argento a penso dicto gabano ut cum eo celebrentur
divina officia ».3

E crebbero, crebbero i doni: gl'inventari della
sacrestia ci mostreranno ricchezze impensate. Il
30 luglio 1468 i Canonici, convocati e adunati « ad
sonum campanelle ut moris est in sacristia Ecclesie
catedralis Sancii Petrj », dovendo pagare « unum
pluviale borchati (s;c) aurj cum uno capucino in-
dorato pannj aurj coloris alesandrinj Emptum a
fratribus Sancti Francisci de observantia prò pretto
centum librarum bononiensium Consignaverunt do-
mino Bartolo De scardavis unam roxam partim

Faenza, Atti di Gaspare Cattoli, voi. XIX, 1487, fol. 78 r.
Il campanile era dunque presso l'angolo destro della fac-
ciata.

1 Arch. Not. di Faenza, Atti del medes., voi. XVIII,
foli. 12 v. e 13 r. Questo Pietro è probabilmente un Pietro
di maestro Giovanni Magnano, che il 27 aprile 1474 aveva
pagato l'acquisto di una casa: l'atto fu rogato « In domo
dictj petrj ubi facit campanai ». Ivi, Atti di Guido Ma ia
Becealuva, voi. VIII, 1474-77, fol. 38 r. e v.

2 Ivi, Atti di Gaspare Cattoli, voi. XVIII, foli. 37 e segg.

3 Ivi, Atti di Tuzio Mutiliana, voi. I, 1400-13, fol. 6 v.

auream et partim argentatam ponderis pars aurea
undecim unciarum et..? et alia pars que est argentea
ponderis unciarum XIIII cum dimidia cum uno
zaphiro quia subpignoret ad banchum Judeorum in
castro bononiensi prò libris centum prò soluendo ut
su fra dictam emptionem ».*

La consegna della rosa fu semplice pegno, nè so
quanto tempo questa rimanesse in mano dell'ebreo.
Certamente nel 1488 era già ritornata a far parte
del ricco corredo della sagrestia della Cattedrale,
del (piale leggo un interessante inventario del 25
giugno di quell'anno. Vi si trovavano, ad es.,
« quinque tabule prò dando pacem Jn una quorum est
depicta Jmago beate virginis cum filio in brachio Jn
alia est depicta imago beatj Jcronimj cani Leone Jn
alia est depicta Jmago beate marie cum filio et qua-
tuor angelis et Jhesu Christoin sepulchro cum aniiiiii-
tiatione desuper J n alia est depicta imago beate marie
cum pietate Jtem Rosa aurea cum pede argentj que
vulgariter dicitur la roxa ».2

La storia di questa rosa d'oro è molto curiosa.
Sarà stata una rosa sul tipo di quella di Lucignano?
Intanto è strano che ne.ha seguito la sorte. Noi
l'abbiamo appena riveduta traverso le parole del
documento che « per colpa, o difetto, 0 mala custo-
dia» del sacrista, don Nicola di Pietro da fogna no,
essa viene rullata, proprio come avverrà 426 anni
dopo della rosa di Lucignano!

Per ordine del vescovo, il sacrista venne arre-
stato, ma poi, per intercessione del Capitolo, ot-
tenne il 16 ottobre la libertà.3 Della rosa non si
ebbe più notizia; sarà finita nel crogiuolo di qualche
orafo. Otto anni dopo, il 13 gennaio 1496, i Ca-
nonici s'inducono a commetterne un'altra ad An-
tonio e Nicola Aldrovandi da Castel Raniero: « Con-
vocati Capitulariter fn sacrestia Paventine Ecclesie
[seguono i nomij Canonicj prefate Ecclesie... con-
signaverunt Antonio et Nicholao fratribus et filijs
quondam Bittinj olim Ser Foschj de Aldroandis de
castro rainerio aurificibas de capella sancti lllarij de
Faventia presentibus... Ontias duas cum dimidia et
mediani octavam aurj ad finem et effectum laborandj
fatiendj et construendj prò dieta Faventina Fcclesia
et eius capitulo Rosam auream pulchram... prò certo
Jnter eos convento pretio et mercede soluenda eisdem
ut asseruerunt per Nevolonum quondam magistrj
benvenutj de bartholottis de solarolo nuncupatum vul-
gariter da bel riposo... ».-*

Ma il lavoro, per cause che ignoro, procedette
molto a rilento e solo tre anni più tardi, il 29 giugno

1 Ivi, Atti di Francesco Becealuva, fascicolo II, fol. 146 r.

2 Ivi, Atti <li Francesco Maria Scardavi, voi. Vili,
1488-1°, foli. 232 r.-234 v.

3 Ivi, Atti del medes., voi. IX, 1488-20, fol. 67 r.

4 Ivi, Atti del medes., voi. XXIII, 14961", fol. 16 r.

L'Arte. XXVI, 22.
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