L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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IL DUOMO DI FAENZA: DOCUMENTI INEDITI

grande occhio,1 in cui non ride una bella vetrata.
Ma qualcuno dei Canonici, forse il Sevcroli, vi ha
pensato: bisogna ordinarla; ma che la si veda bene,
che ogni figura e ogni particolare si scorgano chia-
ramente da chi sta nell'abside o nella navata mag-
giore. E così il io settembre i486 il Capitolo, ra-
dunato in sagrestia, la commette a Ser Gaspare di
Lorenzo ("attoli, che vi rappresenterà la scena sul
lago di Gennesaret, sobriamente descritta nel
vangelo di Matteo.J 0 Congregati convocati et coa-
dunati infrascripti domivi Canonici Ecclesie ca-
thedralis sancii petrj de Paventiti... in , orimi sacri-
sti a diete Ecclesie quorum nomina situi lice videlicet
(seguono i nomi) ì.ocaverunt et dederitnt Ser Gaspari
quondam Ser Laurentij de cattolis de capella sancte
Marie in broilo presenti conducenti ci recipienti ad
iabricandum construendum et faciendum de vitris
coloratis unum occulum capelle maioris diete Ec-
clesie exislentem in superiori parte diete capelle ver-
sus orientem Jn quo occulo dictus Ser Gaspar te-
neatur ci promisi! lacere ymaginem dominj nostrj
Jhesu Cliristi existentem super aquas et dexteram
ip<ius liberantem beatum petrum apostatimi quum
mergebatur in fluctibus ci imam navim vel saltcm
mediani navim in qua sin/ alìj appostoli titillati
vento existente in dictis aquis cum frixis circum or-
nantibus dictum occulum prout est designatum in
quadam caria penes dietos dominos canonicos exi-
stentem Et de pulcris intus coloribus Et quod diete
Jmagines possili! clin e viderj ci discerni stando in
dieta Ecclesia in choro et corpore diete Ecclesie ab
honiinibus et personis inspicientibus Et dictum occu-
lum teneatur facere omnibus suis sumptibus labo-
ri bus et expensis videlicet de vitro plonbo (sic) stagno
et ramalo l'I dietimi acculimi ilare completum hinc
ad pascham pentechostem proxime fitturam Et dicti
dominj Canonici teneantur ponere totum feramen-
tum prò dicto occulo necessarium eorum sumpti-
bus et expensis Et facere peri armaturas prò po-
nendo in operam dictum occulum Et dictus Ser
Gaspar teneatur suis sumptibus laboribus et expensis
ponere vel ponj facere dicium occulum de vitro fa-
ctum in opera in dicto suo loco Et prò salario et mer-
cede ipsius Ser Gasparis prò dicto occulo promi-
serunt prefitti dominj Canonici dare et soluere etileni
Ser Gasparj vel suis heredibus ducatos nonagiula
duos aurj, sui quali anticipate lire 60 ».3

Ouale ingegno di strana versatilità e questo Ser
Gaspare Cattoli notaio (ci ha lasciato i suoi rogiti

1 L'occhio fu chiuso in un'epoca che ignoro e non se ne
scorgono nemmeno le tracce perchè l'abside fu evidentemente
rimaneggiata e forse rialzata.

2 14, 28-31.

3 Arch. not. di Faenza, Atti di fluido Maria Beccaluva,
Voi. X, 1483-89, foli. 115 v. e 116 r.

in 20 volumi, che vanno dal 1446 al (487), la cui
attività non è paga delle cure professionali ma si
volge anche all'arte vetraria! 11 soggetto che egli
doveva svolgere risulta chiaramente dalle diffuse
parole del documento come una derivazione della
«Navicella» di ("dotto nella basilica, di S. Pietro
a Roma. E dunque un altro numero da aggiun-
gere al diligentissimo elenco, fatto di recente su
queste pagine da Lionello Venturi, delle opere che
discendono dal celebrato capolavoro.

Cinque anni dopo ritrovo un altro documento
sopra un oscuro lavoro nell'interno della Catte-
drale. E del zy luglio 1491 e dice: « Magister Gorius
olita chechi murator capelle bondioli de Faventia
promisit et convenit venerabili Religioso domino
Chi i sto foro canonico sancii petrj de Faventia facere
et construere eidem quandam magnam capellam et
•eu trunum diete cathedralis ecclesie Sancii petri Jn
forma Iiabita per tnodellum dando eidem dominus
Christoforus omnia Conventa conducta ibidem et om-
nia operiti ita ad armandum lab or erium. Et teneatur
Magister gorius fundamenla cavare et omne ; alias
opcras fabrice ponere ad opus predictum et fabricam
ftendam et quod murus sit septem testarum supra
tronum et deinde sequendam secundum convenientiam
et coperire et silicare dictam capellam arbitrio Ja-
cob! mathei moni et teneatur dominus Christoforus
facere sumptibus suis adaptare lapides que fuerint
ponende et laborande ad scarpcllitm prout sunt capi-
telli et colunpne vel alie lapides macignj ad scarpel-
lum laborande Et dictus dominus Christoforus so-
luere librat octobononienses prò qualibet pertica la-
borerij tam vacuj qua plenj de tempore in tempus ut
voluerit dictus Jacobus mathei monj... x.1

Io, ormai abituato a lottare contro le difficoltà
di decifrazione e di interpretazione dei documenti,
non ne ho trovato finora uno più sconcertante di
questo. La difficoltà sta tutta nel precisare che cosa
si deve intendere per <• capella magna seu trunum ».
Il Calzi, che evidentemente ha letto il documento
nei manoscritti del Valgimigli, intende l'abside o
coro e scrive: « un rogito del 27 luglio 1491 ci at-
testa che il muratore mastro Gregorio, mercè la
generosità del canonico Severoli, potè incomin-
ciare la fabbrica del coro ». Ma l'abside fin dal i486
era ben finita, se si pensava alla vetrata dell'occhio
che doveva essere compiuta e collocata a posto per
la Pentecoste del 1 187, caduta il 3 giugno. E poi il
documento parla di « cappella magna » e non « ma-
xima » e di una certa cappella grande. Ma anche le
cappelle grandi erano costruite tutte. E come si
poteva chiamarla tranquillamente trono} Ho pen-
sato a un tabernacolo, un tabernacolo sopra l'aitar

1 Ivi, Atti di Bartolomeo Torelli, Voi. Vi, 1491-05,
fol. 48 r.
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