L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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RECENSIONI

Che, la materia ha preso nel suo spirito così particola!"
vita e tanto si è immedesimata nella sua visione d'autore,
che, ogni diverso atteggiamento da quello assunto nella
mente d'altri, par quasi discutibile e meno logico.

Si ripete, in diverso campo, ciò clic spesso accade agli arti
sii, quando sian chiamati a giudicare dell'attività altrui: un
eccesso di passone, immancabile in ( Ili pratica l'arte, e i
preconcetti, immancabili in ogni forma di passione, limitano,
anche senza che si voglia, la serenità del giudizio. Con ciò
non intendo dire che la miglior critica sia quella di chi ha I"
spirito indifferente al tema clic gli è proposto; chè sarebbe
troppo faede paradosso! Voglio dir piuttosto, che, per ri-
flettere sull'opera d'altri, convien più che è possibile esser
I i I u ri di vincoli; anche di quelli, perciò, che pn ivengono dallo
stesso appassionato amor della materia, ch'c oggetto di ri-
flessione.

A ciò, in gran parte, io devo certamente il senso d'in ap-
pagamento, che la nuova opera sul Tintoretto desta nel mio
spirito.

* * *

Può dirsi clic, dal punto di vista critico, i più recenti stu-
diosi dell'artista, il Soulier, la Philipp*, l'Osmaston, non
abbiali di fatto superato le conclusioni, cui, fin dal Seicento,
eran giunti il Riddili e il Boschini; e che, mentre il Francese
aveva ravvivato la sua coscienza crii ica con un po' di Taine,
i due Inglesi, l'erano ispirati, naturalmente, al Ruskin, ed
eran riusciti, (pe sti ultimi, a quel resultato di speciale este-
tismo, che, da cinquantanni in qua, è carattere della rifles-
sione britannica sull'arte.

11 Thode, per sua parte, venuto alla critica d'arte dall'eru-
dizione, aveva perduto di vista, per complicazione di pro-
blemi spirituali, cui il Wagner e le sue teorie sulla musica
non furono estranee, il carattere specifico delle arti figurati ve,
ed aveva sostituito a (niello il concetto religioso: (si ricordi
il FraHX von A usisi unti die A nfàngc der Kunst der Renaissance
in Italien). Ciò perchè, avendo compreso che attraverso
il materialismo, informante dapprima la sua visione, non è
spiegabile il fenomeno d'arte, egli era divenuto, per reazione,
spiritualista; spiritualista al punto da eccedere nella nuova
via, e da smarrire il senso di ciò clic è opera d'arte, in se
stessa e per sè stessa.

Cosi stavano le cose quando i due scrittori tedeschi, con
bella lena, si accinsero a risollevare il problema della perso-
nalità tintorettesca.

Anzitutto mi chiedo: il problema della « personalità » del-
l'artista, con il senso critico che noi diamo al termine, che
s'identifica con « stile », fu davvero la preoccupazione prima
degli autori?

L'opera, è divisa in cinque vasti capitoli: I Le ben und
Werke I. T. nach der literarischen Uberlieferung. II. Die
Stilentwickung. III. Linienkomposition und Kormbehaud-
luhg. IV. l'arbe und Lichtwlrkund, V. Dcr Inhalt der
Darstellungen.

Ognuno di tali capitoli è suddiviso poi in più parti, le
quali stanno a dimostrare come, nell'intenzione dei bio-
grafi, nulla sia sfuggito, che potesse aver valore critico, e

come le categorie del Wòlftìin non siano passate senza effetto
sul pensiero dei due tedeschi scrittori.

Con tale apparenza di ■ modernismo critico » a me par
tuttavia che contrasti la sostanza dell'opera.

Anzitutto, il trovarmi subito dinanzi agli aneddoti, che il
Ridolfi ci li a fatto sapere, sulla vita di Jacopo, è cosa che mi
sconcerta un po': tanto più che, mentre lo stesso scrittore
seieentista aveva compreso come la vita del Tintoretto po-
teva esser considerata soltanto attraverso la sua attività arti-
stica, ed aveva fatto coincider l'una coll'altra, gli autori
hanno preferito separar le poche notizie di quell'esistenza,
dalla successione delle opere: e par nnn abbiali capito come,
per giungere ad effetti ricostnittivi, si dovesser trarre dal
racconto tradizionale soltanto quegli elementi essenziali,
che, disegnando l'uomo, potevan dar luce all'artista; se è
vero che non si può intendere questo, quando del tutto si
astragga da quello.

Dove tuttavia il contrasto fra le premesse teoriche e i re-
sultati critici si esplica maggiore è nei capp. Ili e IV, che
dovrebbero essere il centro della trattazione.

Ivi si parla di linea, di forma, di colore, di luce con grande
insistenza; si fanno osservazioni, raffronti, deduzioni; si
giunge, più d'una volta, a rilievi acuti e inconsueti; tuttavia
mi pare (sempre che il mio pensiero non sia vincolato da ciò
di cui ho detto) che il problema dello stile del Tintoretto non
sia risolto, e, forse, tleppur, nei suoi limiti, impostato.

B l'eccesso d'analisi che, spezzettando il significato degli
effetti figurativi e ammassando particolari, e frazioni di par-
ticolari, impedisce di giungere alla sintesi?

Non saprei dire: certo è che, nella grande prolissità, la sin-
tesi si perde: e manca forse con essa — mal più profondo —
Là consapevolezza che la particolare veste, sotto cui una
visione appare, è effetto dello speciale stato d'animo del-
l'artista, effetto d'una passione; e resulta a uno stile.

Non voglio impostar ora, secondo il mio pensiero, il pro-
blema dello stile del Robusti. Dice soltanto che, siccome ogni
stile ha un suo proprio mezzo d'espressione, al quale, nel-
l'opera, è rigorosamente subordinato Ogni altro (demento di
arte, cosi, per ogni artista, il critico deve, anzitutto, rico-
noscer quel mezzo; quindi, secondo quello, regolar la sua
analisi; ed infine, specialmente a quello, ispirare la valuta-
zione finale della capacità del maestro.

Ora, s'io non erro, i due autori tedeschi non sono
abbastanza convinti che Io stile del 'Tintoretto s'esplica
nella luce: quindi, mancando loro il ben saldo criterio diret-
tivo, non hanno compreso che Jacopo subordini! ogni cir-
costanza figurativa alla luce, nò hanno compreso la conse-
guente svalutazione della forma e del colóre; senza la quale
la luce non avrebbe, fino a quel punto, funzionato; ne
stilisticamente avrebbe regolato l'insieme compositivo. È
accaduto, cosi, ch'essi, nonostante qualche apparente restri-
zione, abbian messo sullo stesso piano, linea, forma, colore,
luce, quasi fossero quattro fattori in pari grado concorrenti
al finale effetto d'arte. Il pericolo del meccanicismo critico,
latente nella teorica wòlflliana, non ha trovato ripari nelle
capacità ritlessive dei due scrittori: e, se a detta teorica si
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