L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

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LORENZO GHIBERT1

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Che avvenga qualcosa di simile a proposito del bassorilievo pittorico?

Debbo confessare che ho trovato un'osservazione capace di risolvere il problema,
proprio là dove meno me la sarei aspettata, nella monografia sul Ghiberti pubblicata da
Charles Perkins nel 1886. Egli loda Donatello, il quale « bien qu'il traitàt souvent au
point de vue pittoresque, il conservait toujours le caractère plastique de ses reliefs en
aplatissant les surfaces. Ghiberti, au contraire, leur donnait des formes arrondies, et en
cela il violait une règie fondamentale de la décoration à savoir que le relief doit avoir le
mème caractère que le pian lui-mème ». Non saprei dire se questa « legge della decora-
zione » sia originale del Perkins, 0 raccolta da lui; certo il Perkins stesso non ha capito
l'importanza fondamentale della sua constatazione. Per essa, la questione del rilievo pitto-
rico si riduce a una questione di coerenza.

Quel carattere di « contro natura » che l'Emeric-David aveva sentito nella coesi-
stenza del diverso procedimento del disegnatore prospettico e del modellatore plastico si
chiarisce e si giustifica quando dal procedimento si passi alla visione, perchè un contrasto
di visione non può se non impedire la sintesi di un'opera d'arte.

Il bronzo infatti per gli effetti che può offrire, quando i suoi piani sieno di continuo

Fig. 2. — Donatello: S. Antonio e l'asino inginocchialo.
Padova, S. Antonio. (Fot. Anderson).

interrotti e ridotti a scaglie discontinue, è capace di suggerire guizzi di luce, rapidi e mu-
tevoli, e quindi i così detti effetti pittorici. Il colore potrà presentare effetti pittorici assai
più vasti e complessi che il bronzo, ma non potrà mai presentare quei particolari effetti
pittorici, sia pure ristretti, che può presentare il bronzo. Gli effetti pittorici ottenuti col
bronzo hanno dunque diritto di cittadinanza nel regno dell'arte.

Ma se poi uno scultore modella il fondo di una sua scena, come paesaggio, con effetto
prettamente pittorico, e quindi pone in primo piano figure che suggeriscano il tutto tondo,
con effetto prettamente scultorio, egli manca di coerenza di stile, e prepone l'abilità, il
desiderio di mostrare di saper fare di tutto, il virtuosismo, l'artificio, alla spontanea crea-
zione artistica. Allora l'osservatore dell'opera sua sentirà che le immagini sono vedute in
modo distinto dal fondo e il fondo in modo distinto dalle figure, vedrà cioè due opere
d'arte, due processi stilistici, sovrapposti l'uno all'altro, ma non fusi, e quindi danneg-
giatisi a vicenda.

È questo il caso del Ghiberti? Se noi confrontiamo un rilievo dell'ultima porta del
Battistero, per esempio quello rappresentante la Nascita di Esaù e di Giacobbe (fig. 1), con
il rilievo padovano di Donatello rappresentante S. Antonio e l'asino inginocchiato (fig. 2),
ci accorgiamo facilmente che il Perkins ha ragione. Nell'uno e nell'altro rilievo il fondo è
costituito da tre grandi arcate, e cioè da architetture in prospettiva, da spazio d'illu-
soria profondità. Ma le figure di Donatello, per essere modellate a stiacciato, sprigionano

L'Arti. XXVI, 31.
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