L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 26.1923

Page: 264
DOI issue: DOI article: DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/arte1923/0286
License: Free access  - all rights reserved Use / Order
0.5
1 cm
facsimile
DA UN VIAGGIO A LONDRA

La National Gallcry o le collezioni private londinesi di antiche pitture italiane
non presentano più novità allo studioso, tanto sono state illustrate. Di problemi inso-
luti ce ne sono molti ancora, naturalmente; ma i termini del problema sono noti e pre-
cisi. Davanti ai capilavori, è vero, si provano sempre impressioni nuove, ma debbono
essere elaborate ulteriormente prima di ricevere l'onore della stampa.

Perciò, se tornato da Londra io vi raccontassi soltanto che il n. 366] della National
Gallery, un S. Antonio con Gesù bambino, donato nel 1922 dal signor F. D. Lycett (ìreen,
ed esposto come opera di Jacopo Amigoni, è invece un Bazzani; oppure che il n. 241)8,
ritratto di giovanetto, di provenienza Salting, firmato marchvs . baxaiti . p., ha la firma
falsa ed è un Girolamo Mocetto..., se io vi raccontassi queste o simili cose, voi più o meno
non sapreste che farne.

Ma ho di meglio. E il meglio si trova nelle esposizioni temporanee o nelle sedi
provvisorie, cioè nel mercato antiquario.

Delle esposizioni temporanee meritamente famosa è quella del Burlington Fine
Arts Club. Quest'anno essa era una mostra mirabile di antichi avori: i musei dell'In-
ghilterra (Londra eccettuata) e del Belgio e le collezioni private avevano mandato saggi
preziosi. Ed era molto utile, come sempre, di vedere riunito anche ciò ch'era stato pub-
blicato. Fra le novità inattese e sorprendenti ricorderò un avorio cinese dei sec. xii-xm,
rappresentante la testa di un bue asiatico, proveniente dalla collezione Stocket di
Bruxelles, e un manico di rasoio, rappresentante due leoni sovrapposti, opera delle regioni
orientali dell'Impero Romano nei sec. iii-vi.

Nel mercato antiquario londinese si possono vedere opere d'antica arte italiana,
anche più importanti di quelle che si vedevano poco prima della guerra. Ciò deriva prin-
cipalmente dal fatto che nel dopo guerra gli eredi di collezioni artistiche preferiscono
spesso i denari agli oggetti d'arte e incaricano volentieri Christie o Sotheby della tra-
sformazione. Le vendite delle collezioni di Lord Brownlow, di Lady Battersea nata Roth-
schild, di Sir Joseph B. Robinson, hanno avuto quest'anno una grande eco, ch'è giunta
affievolita persino ai quotidiani d'Italia.

Ma poiché citare quadri senza riprodurli è inutile ai lettori, mi fermerò su tre opere
che per una ragione o per l'altra mi sembra presentino particolare interessi'.

UN PERUGINO.

L'un d'essi è un 5. Sebastiano di Pietro Perugino posseduto dal signor Sulley1 (fig. 1).
Sfuggito a tutti, esso è stato conservato fino a poco tempo fa in un castello dello
Yorkshire costruito circa il 1750; e poiché il quadro è stato trovato ancora incastrato
nello stucco settecentesco è probabile non sia stato toccato da quando il castello fu
costrutto. Eppure chi non fosse stato conoscitore poteva facilmente ritrovare il nome
del maestro nella cocca della freccia infissa nella gamba destra del santo, ove si vedono
lettere d'oro logore ma leggibili: petrvs pekvsi | nvs pinxit.

1 Tavola, misura metri 1,71x0,88.
loading ...