L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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L'ARCHITETTO DI SISTO IV

del Popolo riappare in questi di San Pietro in Mon-
torio ove si ripetono moduli di Francesco di Giorgio
Martini. Il campanile poi, ripete, per quanto in
parte trasformato, lo schema di quello di Santa
Aurea in Ostia, ma allungato e stirato in un desi-
derio continuo di lineari eleganze mai raggiunte.
E questo campanile, con le sue cornici che lo fa-
sciano tratto a tratto fino a strozzare la linea
ascensionale della guglia sottile, e con le lesene di
ordine toscano che basse e tarchiate lo stringono
agli angoli vicino alla sommità, là dove la costru-
zione dovevaessere più snellaeslanciata, chiudendo
in una morsa le finestrette allungate, ci appare un
assurdo architettonico nel vero senso della parola.

Anche nell'abside crediamo di riconoscere la
mano di Baccio. (Le finestre sono più tarde; ce
lo indicano tanto la loro disposizione quanto la
incorniciatura).

I lavori in San Pietro in Molitorio sono l'unica
opera di Baccio in Roma dopo la sua perma-
nenza in Urbino. Infatti, dai documenti pubblicati
fino ad ora,1 rivediamo il Pontelli nella qualità di
architetto militare occupato in lavori nelle rocche
pontificie della Marca fino al 1494. In tale anno
Alessandro VI indirizzava un breve al tesoriere
della Marca Anconitana, in cui si ingiungeva al-
l'ufficiale pontificio di sequestrare un fondo si-
tuato nel territorio di Osimo, appartenente a
Baccio, e ciò per garantire i suoi creditori e prin-
cipalmente la Camera Apostolica.

Baccio Pontelli, che al tempo di Sisto IV era
stato occupato prima come architetto pontificio
in Roma e quindi come ispettore e costruttore
di rocche nel Lazio e nella Marca, sotto Inno-
cenzo Vili fu conservato in tale carica; ma, as-
sunto alla dignità papale Rodrigo Borgia, il fioren-
tino cadde in disgrazia, fu rimosso dal suo ufficio
e dopo il 1494 non si ha più alcuna sua notizia.

Tuttavia c'è ancora da aggiungere qualche cosa
a proposito delle costruzioni romane sorte al tempo
di papa Sisto e che dal Vasari son dette opera del
Pontelli: « parimenti l'anno del giubileo 1475, fece
molte nuove chiesette per Roma che si riconoscono
all'arme di Papa Sisto ». Sono infatti parecchie le
chiese in cui potrebbe effettivamente riconoscersi
la mano del fiorentino o della sua maestranza ma
gli elementi sono pochi, quali: porte, finestre, capi-
telli o peducci lavorati secondo la sua maniera. Così
vediamo nella porta d'ingresso in San Vito e Mo-
desto, nell'altra di San Sisto — unico resto della

costruzione quattrocentesca — ed in altre sparse
qua e là nelle diverse costruzioni restaurate e riat-
tate dal papa Della Rovere nell'anno del giubileo
1475, ripetersi gli schemi e le modanature proprie
del fiorentino.

« ...Fece il medesimo sotto le stanze di Nicola
la libreria maggiore; ed in palazzo la cappella detta
di Sisto la quale è ornata di belle pitture ».

In queste due opere il Pontelli ci si ripresenta
in tutta la sua forza di costruttore e degno archi-
tetto di quel Sisto IV, che emulando gli an-
tichi volle che gli edifici sorti nell'Urbe durante
il suo pontificato, come quelli dei Cesari, restas-
sero a sfida dei secoli. E se le belle stanze
della libreria maggiore, ove il Platina, dopo tutta
una vita consunta nello studio, trovò la pace degli
ultimi anni, per i tesori immensi ch'esse racchiu-
dono divennero sacre al culto della scienza, la Si-
stina accastellata tra le Logge e la Cupola magnifica
tra le gagliarde pareti rinserra la maggior forza di
Michelangelo, il più alto canto del dolore umano.

* * *

Dal complesso dunque degli edifici romani, che
il Vasari giustamente ritenne opere di Baccio Pon-
telli fiorentino, balza fuori evidente la fisonomia
di un artista che nella sua rudezza ha qualità
non comuni di costruttore. Giuliano della Rovere,
clic fin da quando indossava la porpora, mai celò
le sue attitudini guerriere, probabilmente, ricono-
sciute nel fiorentino le qualità proprie ad un archi-
tetto militare, lo inviò ad Urbino affinchè da Fran-
cesco di Giorgio, sopraintendente ai lavori nel pa-
lazzo ducale, apprendesse l'arte di costruir fortezze.

Fu così che Baccio da architetto civile divenne
il fortificatore ed il restauratore delle rocche pon-
tificie. E gli ammaestramenti di Francesco di
Giorgio da lui non furono mai dimenticati. Egli se
ne rammenta ad Ostia nella costruzione della
fortezza e della chiesa, ripete suoi moduli nell'in-
terno di San Pietro in Molitorio, Io avrà ancora
presente più tardi quando a Jesi, Osimo ed Offida
costruirà chiese e fortezze. Ma lo squadro adaman-
tino, la purezza elettissima e il nitore delle co-
struzioni di Francesco di Giorgio non sorrisero
mai negli edifici del Pontelli; la cui architettura
può benissimo definirsi con la frase detta dal Va-
sari a proposito di Ponte Sisto: « Che fu tenuto
opera eccellente per averlo fatto Baccio sì ga-
gliardo di spalle e così ben carico di peso ch'egli
è fortissimo e benissimo fondato».

Marzo 1923.

Emilio Lavagnino.
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