L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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ADOLFO VENTURI

date per una fiaba di bimbi, si muovono a facili cadenze nei ben composti paesi. Siamo
verso il terzo decennio del 500, e l'arte dello scolaro del Francia, perduta l'antica
finezza, sempre più si è lasciata scivolare per la facile china della convenzione e della
maniera. La Maddalena impreziosita, forzata, vacua del Duomo di Gubbio sembra
rivivere nel volto dolciastro ed estatico della canefora presso Arianna, come in quello,
preso di scorcio, della suonatrice di cembalo. E ogni traccia del ritmo proprio alla scuola
del Francia, facile e dolce, scompare, come vedemmo, da questa slegata serie di rette
e di angoli. E' il tempo in cui, secondo la tradizione, Timoteo lavora conquiso dall'arte
del suo grande conterraneo, Raffaello; eppure egli continua a comporre macchinalmente,
a maturare in una vacua leggiadria i tipi soavi della scuola del Francia, a tagliare
nel legno i corpi sodi e compatti, le braccia sottili e sproporzionate. E mentre Raffaello
svolgeva nello spazio i suoi ritmi ampli e sereni, Timoteo, traducendo lo sfrenato gaudio
dei Baccanali in una sdolcinata scena di Arcadia, dimostrava anche d'aver perduto
l'antica dolcezza di cadenze, fonte d'ispirazione a Raffaello stesso; appariva anzi più
arcaico nella slegata teoria delle figure. Presentiamo dunque ai lettori questa povera
composizione dell'artista urbinate, non perchè sia esempio degno dell'arte sua, ma perchè
giova a dimostrare come sia favoloso il racconto vasariano della collaborazione con
Raffaello, dell'intervento nelle pitture di Santa Maria della Pace. L'architettura complessa
dei gruppi, l'imponenza delle forme, la morbida rotondità del rilievo, attestano, nei
profeti attribuiti a Timoteo, una comprensione così intera e assoluta dello spirito raffael-
lesco, quale mai non ebbe il ritardatario pittore dei Baccanali di Gubbio.

Adolfo Venturi.
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