L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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CENNI SU SCIPIONE PULZONE DETTO GAETANO, RITRATTISTA

vino i rossi delle mozzette, che per raggiungere gli effetti di cangiantismo, sono tanto
lustrati, da apparire, invece, di una lucidità marmorea; e le barbe studiate e condotte all'uso
arcaico, sì che i peli staccano netti e precisi come setole. Potremmo ripetere le stesse
osservazioni per molti altri ritratti, che eseguì nel medesimo periodo. Certo si è, che il Pul-
zone, almeno per ora, forse perchè lusingato dai plausi dei suoi ammiratori, pare poco
preoccupato dallo spirito di ricerca e di originalità, e lascerà che passino alcuni anni ancora
prima che nuovi e più seri elementi entrino nel suo stile. La presenza, in Roma, di Federico
Zuccaro, fermatovisi dopo un lungo e avventuroso peregrinare attraverso le regioni più

Fig. 2. — Scipione Pulzone :
Ritratto del Card. Granvella. Museo di Besancon.

belle d'Italia, ebbe sul nostro artista una profonda ripercussione. Lo Zuccaro era anch'egli
di quelli, che ritenevano non potersi altrimenti raggiungere la perfezione nell'arte, se
non seguendo le traccie dei grandi cinquecentisti. E ai suoi discepoli, numerosi nella
città papale, insegnava il suo credo, ed egli stesso, in pratica, si sforzava di applicarlo. Le
sue pitture, infatti, risultano d'un eclettismo, che sembra precorrere quello dei Caracci.
Ma non era solo un freschista di gusto e uno stimabile dipintore di grandi tavole; egli
coltivava, e con speciale predilezione, il ritratto, ed è sopratutto in questo genere di
pittura, che merita un posto precipuo nel periodo in cui lavorò a Roma, non solo per
le sue produzioni in un certo senso originali e piene di vita, quanto per l'influenza
che esercitò sui contemporanei. È innegabile che il Pulzone traesse sensibili vantaggi
dal contatto che ebbe con lo Zuccaro, chè se le teorie di quest'ultimo, non giovavano
all'esplicazione della sua individualità, lo stimolavano, tuttavia, allo studio dei grandi ca-
polavori dell'arte.

Da questo momento, è facile scorgere nei suoi quadri una tonalità più fusa di
colore, e un rilievo che prima non avevano, per l'assenza quasi assoluta del chiaroscuro.
Direttamente dallo Zuccaro, sembra derivare una maniera più sapiente di rappresentare
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